Il piano B dei trasporti: la Nuova Mobilità


Gestire la transizione: principi di base

Il passaggio dal vecchio al nuovo non comporta il rifiuto dell’importanza di servizi di trasporto di alto livello per la qualità della vita e per l’economia.

Si tratta di capire che con le tecnologie attualmente disponibili sul campo e nei laboratori di ricerca è diventato possibile ridisegnare i sistemi di trasporto in modo da minimizzare gli spostamenti inefficienti (che possono essere rappresentati benissimo da un autobus vuoto o da una persona seduta da sola in una monovolume) e massimizzare invece quelli ad alta efficienza e qualità e a minore impatto ambientale, oggi più in grado che in passato di venire incontro alle esigenze di mobilità urbana, compresa quella che più piace agli ambientalisti e non solo: ottenere quello che si vuole senza nemmeno uscire di casa. Oggi anche questa è un’interessante strategia facente parte della nuova mobilità.

Quanto segue riassume in dodici punti i principi ispiratori delle strategie di base nelle politiche dei trasporti così come dovrebbero essere secondo noi: principi che i nostri colleghi di tutto il mondo hanno diligentemente messo a fuoco in anni di lavoro, osservazioni e stretto contatto con progetti e programmi di città di tutti i continenti ispirati dalla New Mobility Agenda. (Se cliccate qui potete vedere in un breve video (quattro minuti scarsi) una sintesi dei cinque punti chiave nella strategia che la città di Parigi ha seguito negli ultimi 7 anni. Con significativi risultati.)

1. Guidata dai cambiamenti climatici: l’emergenza climatica attuale deve imporre il calendario per i cambiamenti in questo settore, responsabile di circa il 20% del totale delle emissioni di gas serra. Nello stesso tempo la riduzione di gas serra può servire come catalizzatore dell’attenzione verso tutto quello che richiede la priorità nei contesti urbani, prima di tutto il bisogno di ridurre il traffico. Meno veicoli circolanti vogliono dire minor consumo di energia, meno inquinamento in ogni sua forma, meno incidenti, spese ridotte per la costruzione e la manutenzione delle infrastrutture, ambienti più sicuri e silenziosi, e la lista potrebbe allungarsi ancora. Quello che è particolarmente interessante nel settore trasporti è che c’è la possibilità di fare molto in un arco di tempo relativamente breve. E a costi relativamente bassi. Inoltre c’è una carta jolly che bisogna portare dentro questo scenario dall’inizio: queste riduzioni di traffico possono essere raggiunte non solo senza danneggiare l’economia o la qualità della vita per la grande maggioranza delle persone ma possono essere un tassello all’interno di una rinascita economica del XXI secolo che metta un enfasi crescente sui servizi e non sui prodotti.

2. Stringere i tempi:
è importante scegliere e mettere in pratica politiche che consentano di ottenere risultati visibili nell’arco di 2-4 anni, spendendo a questo scopo almeno il 50%, meglio l’80%, del budget destinato ai trasporti. Stabilite degli obiettivi chiari sottoponibili a giudizio da parte dell’opinione pubblica. Una politica dei trasporti senza scusanti.

3. Ridurre radicalmente il traffico. Il nocciolo duro e incontrovertibile dell’Agenda è che una GROSSA percentuale di chilometri/vettura deve venire eliminata. Se non si ottiene questo risultato siamo in una situazione nella quale tutti gli indicatori continuano a muoversi nella direzione sbagliata. Ma possiamo tagliare il traffico e contemporaneamente migliorare la mobilità. E l’economia. Questa è la nostra strategia.

4. Estendere lo spettro, la qualità e il grado di integrazione dei servizi legati alla nuova mobilità disponibili per tutti: se vogliamo mantenere le nostre città percorribili si rende necessario un intero spettro di nuove affasscinanti e pratiche modalità di trasporto. E devono essere INTEGRATE in modo da offrire una mobilità migliore, più veloce, più economica delle vecchie soluzioni basate sull’utilizzo intensivo dell’auto o del trasporto pubblico tradizionale, sottofinanziato, pesante e vecchio. Dobbiamo allargare le nostre vedute su questo aspetto e capire che piuttosto di rimanere invischiati nella versione novecentesca di come “la gente comune” si sposta, è importante muoversi verso un nuove paradigma basato su una grande varietà di modalità condivise di trasporto, la cui organizzazione si baserà in buona parte sulle tecnologie dell’informazione del XXI secolo.

5. Pacchetti di misure: a differenza dei vecchi modi di progettare e investire risorse quello che oggi in molti posti è necessario fare è l’applicazione di “pacchetti” di grandi e piccoli progetti e iniziative che vanno meticolosamente integrati tra loro, coinvolgendo molti più attori e partecipanti. Una delle sfide per arrivare a una nuova mobilità davvero efficiente è quella di trovare i modi per applicare i più svariati programmi come progetti sinergici e mutualmente rinforzantisi all’interno di una visione complessiva più ampia. Una sfida importante per i pianificatori urbani ad ogni livello.


6. Progettazione per le donne:
il piano A era pensato e progettato per un ben determinato tipo di utenza (pensateci!). E così dovrebbe essere anche la nuova mobilità: ma questa volta dovrebbe venire pensato per soddisfare i bisogni specificamente femminili, di tutte le età e condizioni sociali. Fate questo e chiunque verrà servito meglio. E per farlo c’è bisogno di uno spostamento dei ruoli dirigenziali a favore delle donne, favorendo la piena parità dei sessi in tutti gli organismi coinvolti nei processi decisionali. E’ così semplice.

7. Il progressivo ridimensionamento del ruolo dell’auto: l’attuale tecnologia può essere messa al lavoro in sintonia con il ruolo che l’auto privata sta gradatamente assumendo nell’ambiente urbano per creare situazioni nelle quali persino l’utilizzo della macchina può venire integrato in maniera molto più morbida in una strategia complessiva della mobilità. I vantaggi che ne conseguirebbero devono essere ampiamente pubblicizzati in modo da far aumentare il grado di accettazione dei nuovi schemi di mobilità urbana. Un ambiente urbano basato sulla nuova mobilità deve essere in grado di accogliere gli automobilisti, dato che si tratta di una realtà incontrovertibile che non sparirà semplicemente perché sembrerebbe la soluzione ideale. Avremo ancora abbondanza di autovetture piccole e medie circolanti nelle strade delle nostre città e dei dintorni, così che la sfida che politici e tecnici hanno davanti è quella di assicurare che questo fenomeno avvenga in armonia con i più vasti obiettivi sociali, economici ed ambientali.

8. Nuove tecnologie a tutto gas:
il nocciolo della nuova mobilità è massicciamente caratterizzato dall’aggressiva applicazione delle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione in ogni tipo di servizio. Il sistema dei trasporti del futuro è soprattutto un sistema di informazione interattiva, con le ruote e i vostri piedi alla fine della catena. Queste tecnologie sono gli stivali delle sette leghe della nuova mobilità.

9. Giocare il “jolly delle infrastrutture”:
le infrastrutture dei trasporti nelle nostre città sono ampiamente sovradimensionate. E non sono in grado di far circolare bene merci e persone. E’ semplicemente una gran cosa, visto che questo significa che possiamo convertire sostanziali percentuali della rete stradale a modalità di trasporto di gran lunga più efficienti.

10. Frugalità: non abbiamo bisogno di un ulteriore giro di investimenti ad alto costo e basso impatto ambientale per far funzionare tutto questo. Dobbiamo semplicemente utilizzare il 50% dei budget dedicati ai trasporti per mettere a punto progetti e riforme che andranno a determinare delle grossissime differenze negli anni a venire.

11. Collaborazioni: questo approccio, poco famigliare ai più, difficilmente viene compreso fin dall’inizio. Per questo c’è bisogno di un maggiore sforzo educativo, di consultazione e di coordinamento per farlo funzionare. La vecchia mobilità era un terreno nel quale le decisioni venivano prese dagli esperti dei trasporti ognuno nel suo campo di competenza. La nuova mobilità si basa sul problem solving collaborativo e aperto al maggior numero possibile di persone, sul coordinamento e la canalizzazione della grande forza che possono esprimere le popolazioni informate e consapevoli delle nostre città. Collaborazioni pubblico/privato/cittadini.

12. Imparare dai successi altrui:
nuovi modi di affrontare i problemi richiedono successi. Non c’è possibilità di errore. Così selezionate nel mondo quelle politiche e quei servizi che hanno registrato dei successi e costruite sulla loro esperienza. (E ce ne sono fin che volete là fuori, basta essere disposti a guardare e imparare).

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