Il bike sharing alla cinese

Quanto segue è un assaggio dei reports dai quattro angoli del mondo di April Streeter, una scrittrice freelance che si interessa di sviluppi delle tecnologie dei trasporti, sostenibilità e altre cose del genere dal suo rifugio di Gothenburg, Svezia. April riassume notizie di diversa provenienza sul progetto di biciclette pubbliche della città di Hangzhou, Cina, del quale noi occidentali sappiamo veramente poco.

Meglio di Parigi, Hangzhou si doterà di 50mila biciclette pubbliche

April Streeter

Infilate in fondo a questo post su Hangzhou, sul blog Code for Something, c’erano alcune interessanti notizie sul sistema di bike sharing della città. Hangzhou, una città simile per numero di abitanti a Parigi, sta cercando di surclassare la Città dei Lumi (che mette a disposizione dei suoi abitanti circa 20mila biciclette pubbliche), incrementando la propria offerta di velocipedi in condivisione da 16mila a 50mila entro la fine dell’anno.

Risolvere il dilemma dell’ultimo chilometro

Alla ricerca di maggiori informazioni sul blog di Paulo De Maio, sembra che la compagnia di trasporto pubblico della metropoli cinese abbia avviato l’anno scorso questo servizio di bike sharing per permettere, secondo China.org.cn “un collegamento senza interruzioni tra il traffico ciclistico e i servizi pubblici di trasporto su gomma e su rotaia” ha detto Huang Zhiyao, general manager di HPTC, la locale concessionaria per il trasporto pubblico.

Utilizzo quotidiano più intenso di Velib

La storia continua descrivendo come i cittadini e i turisti siano stati condotti a usare il servizio, che, meglio di Vèlib, offre gratuitamente la prima ora di utilizzo. L’ora seguente viene pagata la modestra cifra di uno yuan (0.12 €), due yuan la terza ora e tre yuan le successive fino ad un massimo di 24 ore di utilizzo. Le biciclette magari non hanno le stesse caratteristiche di quelle francesi, ma sono comunque molto funzionali, con un cesto anteriore in plastica, un campanello e copertura di catena e ruota posteriore. A marzo di quest’anno ogni bici era stata utilizzata 5 volte al giorno. Anche se mira ad essere un servizio anche per i turisti, ci vogliono fino a 10 giorni per vedersi restituire la cauzione chiesta all’atto di iscrizione al servizio.

Ma come, niente atti vandalici?

Nel più incredbile pezzo di informazione nella storia di China.org, HPTC dichiara che nel primo anno di operatività non è stata rubata nessuna bicicletta e solo pochissime (o.5%) sono state danneggiate o vandalizzate. Questo contrasta con la tristissima storia di JCDecaux, gestore di Vélib, che sostiene che almeno metà delle bici orginali sono state rubate, rovinate o deturpate. HPTC inserisce gli utenti che non restituiscono le biciclette su una lista nera che vieta loro a vita di poter utilizzare il servizio! Piuttosto duri questi cinesi.

Tecnologia migliore di Vélib

HPTC dichiara di essere riuscita a semplificare il procedimento di prelievo della bicicletta utilizzando dei sistemi di pagamento elettronici più semplici che rendono più facile la restituzione del mezzo e riducono il tempo necessario al prelievo da 5 minuti a circa un minuto. HPTC progetta di raggiungere l’attivo di bilancio introducendo annunci pubblicitari sulle biciclette e nei punti di prelievo.

Per ulteriori informazioni, provate ad andare sul sito ufficiale del programma e a tradurlo utilizzando Google Translate (difficile ma anche affascinante)
http://www.hzzxc.com.cn/

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April ha un passato di cameriera sulle calde spiagge delle Hawaii che ha lasciato per diventare una reporter sulle nuove tecnologie digitali per la MacWeek magazine di San Francisco. Quando si è stufata di raccontare le meraviglie dell’ennesimo router lanciato sul mercato si è riciclata come giornalista sulla sostenibilità e l’ambiente, spostandosi più volte tra gli Stati Uniti e la Svezia. Al momento vive a Gothenburg, Svezia, dove lavora come scrittrice free lance e insegnante di Hata yoga.

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