La storia delle nostre strade

Per oltre un secolo i concetti alla base della progettazione stradale sono rimasti invariati. Ma oggi urbanisti e politici stanno ampliando le loro idee su quello che può essere una strada. Amber Hawkes e Georgia Sheridan esaminano la storia della progettazione delle strade e guardano al futuro.

Liberamente tratto da:
Rethinking the Street Space: Evolving Life in the Streets

Una buona progettazione è sempre funzionale all’uso che si desidera fare dell’oggetto progettato. Per più di 150 anni gli standard progettuali e i sistemi di finanziamento hanno operato con successo per favorire l’utilizzo dello spazio stradale da parte delle automobili. Oggi molte importanti città del mondo stanno cominciando a rivalutare lo spazio stradale (cioè vie, marciapiedi, vicoli e qualunque cosa ci stia dentro) come una componenete essenziale per il quartiere e la comunità locale. Nel tentativo di migliorare la qualità della vita urbana sono stati pubblicati molti manuali per la progettazione di nuove strade, tentando di ridefinire il modo con il quale vengono utilizzate le vie. Comunque, anche se a livello locale si sta tentando di riscrivere la progettazione delle strade, ci si trova di fronta a una struttura di trasporto gestita a livello nazionale o federale ormai superata e molto sviluppata. La storia mostra che gli standard di progettazione sono stati limitati dal concetto, prevalente per oltre un secolo, di strada come posto per le automobili, piuttosto che per le persone.

Le vie come luoghi delle riforme: le bici prepararono la strada alle auto.

Le strade urbane dell’era Vittoriana soffrivano dei problemi conseguenti al tipo di progettazione e manutenzione dell’epoca: rifiuti marcescenti, escrementi di cavallo, affollamento, criminalità, rumore, fango, sporco, buche e mancanza di marciapiedi. Quando furono introdotte, all’inizio del XIX secolo, le biciclette o “macchine per la libertà” come le chiamava la femminsta Susan B. Anthony, garantirono a tutti gli abitanti delle città una nuova forma di mobilità. Alla fine dello stesso secolo, le innovazioni nel campo delle tecnologia ciclistica portarono a una vera e propria moda a livello nazionale. Negli anni 90 l’80% dei residenti di Detroit, la futura città mondiale dell’auto, andava in bicicletta con regolarità.

Le associazioni ciclistiche divennero le prime sostenitrici della necessità di una standardizzazione delle strade, reclamando vie più sicure e scorrevoli. Grazie al sapore di “sanificazione” e di “ordine sociale” che avevano queste richieste, i governi dell’era vittoriana furono ben felici di assecondarle. Nel 1875 il Public Health Act in Inghilterra conteneva precise disposizioni legislative che obbligava alla costruzione di strade larghe, diritte e asfaltate. Questi primi, rigidi regolamenti che enfatizzavano l’uniformità e la standardizzazione sono rimaste in gran parte immutate dal momento della loro prima applicazione.

* Per il testo integrale (in inglese) di questo articolo su “Rethinking the Street Space” click http://www.planetizen.com/node/40066
E’ il secondo di una serie di articoli a cura delle due autrici sulla progettazione delle strade urbane. Il primo articolo aveva come argomento i motivi alla base dell’importanza della progettazione delle strade urbane e lo stato dell’arte attuale nel campo. Il prossimo articolo passerà in rassegna i diversi strumenti e politiche di progettazione stradale urbana recentemente resi pubblici da diverse città in tutto il mondo.

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Amber Hawkes e Georgia Sheridan sono urbanisti che lavorano nel centro di Los Angeles presso Torti Gallas and Partners. Tengono corsi e conferenze a livello universitario e hanno lavorato in diversi ruoli che ora ispirano il loro lavoro di progettazione: dall’arteterapia al lavoro sociale, dalla preservazione del patrimonio storico alle politiche in materia di salute pubblica, dalla costruzione di edifici “verdi” fino al giornalismo.

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