Bike sharing alla vaccinara

Il bike sharing a Roma, nato nel giugno 2008, è attualmente oggetto di aspre critiche da parte del mondo dei ciclisti capitolini. Nuova Mobilità intende dare il più ampio spazio possibile a questa discussione e si impegna a garantire il giusto spazio a chiunque si senta in diritto e in dovere di replicare. Qualunque posizione è la benvenuta e sollecitata.

Quanto segue sono alcune considerazioni sull’argomento di Massimiliano Tonelli, del Comitato Bike Sharing Roma.

RIFLESSIONI SPARSE SUL BIKESHARING A ROMA

 

Il discorso è, purtroppo, molto semplice quando si parla di bike-sharing a Roma. Molto semplice poiché a Roma, dal 1 giugno 2009 ovvero da quando il servizio è stato preso in carico da ATAC non c’è alcun bike-sharing. Esiste a decorrere da quella data solo e soltanto un banale servizio di nolo-bici low cost che oltre ad essere fuorviante per gli utilizzatori (visto che viene chiamato bike-sharing), finisce per fare una concorrenza assai sleale ai noleggiatori preesistenti sul territorio. Il compito del Comune e della sua Agenzia per la Mobilità è forse quello di strozzare i ciclo-noleggi del Colosseo o di Piazza del Popolo per caso? Non credo proprio…

Ma veniamo ai fatti. Cosa è un bike-sharing? E’ un servizio di condivisione (sharing) di biciclette che punta a massimizzare l’utilizzo come mezzo di trasporto da “ultimo miglio” (dalla stazione della metropolitana al posto di lavoro), mirando al contrario a minimizzare l’utilizzo prolungato. In modo che le biciclette possano essere disponibili, durante la giornata, per un numero massimo di utenti.

Il servizio a Roma, da quando è subentrata Atac, ha soppresso l’unico strumento che gli consente di essere appetibile nei tragitti brevi da “ultimo miglio”: la prima mezz’ora gratuita. Si badi che questo tipo di dispositivo è, semplicemente, la regola in tutti i bike-sharing di cui si abbia conoscenza. Parigi, Lione, Barcellona, Milano. Ma anche Bergamo, Bari, Brescia e Roma fino al 1 giugno: tutti hanno la prima mezz’ora gratuita. Questo è il bike-sharing. E dopo la prima mezz’ora, le mezz’ore successive –per disincentivare un utilizzo “turistico” (il bike-sharing è un servizio di TPL non un modo simpatico di fare scampagnate per la città)- hanno ovunque una tariffazione progressiva in salita, sempre più alta. Ovunque, sì, fuorché a Roma da quando è arrivata Atac, che ha inserito una tariffa di 0,50€ per tutte le mezz’ore: la prima, la seconda, la terza e via così.

Un caso unico al mondo che non permette di chiamare “bike-sharing” questo servizio.

Altre caratteristiche che diremmo patetiche riguardano le cautele che il gestore (sempre Atac) ha preso nei confronti dei furti di bicicletta. Tutti i bike-sharing al mondo –davvero tutti- si preoccupano di registrare il numero di carta di credito dell’utente, bloccando sulla sua carta una cifra di cauzione che sarà trattenuta nel caso l’utente non riconsegni la bici. Atac si è limitata a registrare esclusivamente copia dei documenti dì identità (molto facili da falsificare) trovandosi dopo pochissime settimane dalla presa in carico del servizio con dozzine di biciclette rubate.

Come ultima chicca, semmai ve ne fosse bisogno, mi è stato segnalato (anche se ho verificato personalmente solo in parte) che delle tre nuove stazioni presenti ad Ostia Lido (si noti che nell’unico quartiere completamente pianeggiante di Roma sono state predisposte delle biciclette a pedalata assistita…) due sono in luoghi che vengono chiusi la sera facendo venire meno l’utilizzo h24 che Atac pubblicizza.

Insomma, in definitiva un vero disastro. Disastro ancora più plateale se confrontato con altre città italiane e straniere (ma basta pensare al successo clamoroso che sta avendo il bike-sharing a Milano, dove alcuni cittadini hanno visto cambiare la loro vita). La verità è che i bike-sharing che funzionano sono tutti gestiti da grandi multinazionali della pubblicità (Cemusa, Clear Channel, JCDecaux) che realizzano il servizio in cambio di spazi pubblicitari. Non avendo nessuno, a Roma, la forza politica e la capacità organizzativa e progettuale di mettere ordine al groviglio del mercato pubblicitario locale (dominato da orripilanti cartelli tutti diversi, da un abusivismo che supera il 70%, da decine di agenzie criminali che operano ai limiti e sotto i limiti della legge), il rischio è che è un bike-sharing non potrà esserci mai.

Ma almeno si smetta il prima possibile di chiamare bike-sharing un volgare bici-noleggio comunale. E’ un inganno per i consumatori.

Massimiliano Tonelli
COMITATO BIKE-SHARING ROMA
www.bikesharingroma.com

 

BREVE CRONISTORIA DEL BIKE SHARING ROMANO

giugno 2008 > ad opera della multinazionale Cemusa nasce il bike-sharing romano. Sperimentazione di sei mesi con 19 stazioni e 250 biciclette.

settembre 2008 > dopo 100 giorni il servizio -pur limitato al solo centro storico- aveva 1600 iscritti con 22000 prelievi

dicembre 2008 > con una lettera Cemusa dichiara che il servizio, la cui sperimentazione doveva completarsi, è prorogato a tempo indeterminato

giugno 2009 > dopo litigi e battibecchi il servizio passa da Cemusa ad Atac che rende a pagamento la prima mezz’ora trasformando il bike-sharing in un ciclonoleggio

luglio 2009 > a causa del bizzarro sistema di abbonamento, dopo poche settimane una cinquantina di biciclette vengono rubate

agosto 2009 > Atac inaugura tre nuove stazioni a Ostia Lido

Links:
* Sito di Bike Mi, bike sharing milanese
* Sito di Roma-n-bike, bike sharing romano/
* http://bicincitta.com/
* http://it.wikipedia.org/wiki/Bike_sharing
* Forum sul bike sharing di Roma su Corriere.it
* http://www.citybike.newmobility.org
* Bike sharing blog sull’affidamento ad ATAC del servizio di Bike Sharing
* Ancora bike sharing blog sull’abbandono di Cemusa 

 

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