Il car sharing giapponese

Non è sempre facile seguire gli evolversi del carsharing giapponese: il linguaggio costituisce una grossa barriera alla comprensione, ma ci sono anche differenze culturali che vanno interpretate attentamente. Quanto segue è una panoramica del 2009 assemblata da diversi report provenienti da membri del World Carshare Consortium.

1. Situazione al Gennaio 2009:

Fonte: Foundation for Promoting Personal Mobility and Ecological Transportation

Secondo una ricerca del gennaio 2009, in Giappone ci sono attualmente 20 compagnie di carsharing per un totale di 563 vetture condivise tra 6396 membri in 357 punti di stazionamento.

Il numero dei membri è raddoppiato dal Gennaio 2008

I siti di ogni singola organizzazione sono accessibili dal sito della fondazione: http://www.ecomo.or.jp/environment/carshare/carshare_list.html

(Dati gentilmente forniti da
Shimpei Ichimaru
Foundation for Promoting Personal Mobility and Ecological Transportation
Tokyo, Japan
)

2.Dall’auto in proprietà alla fruizione di un servizio

Fonte: JFS Newsletter No. 76 (December 2008) – http://www.japanfs.org/en/mailmagazine/newsletter/pages/028678.html (inglese)

Con lo scopo di creaer una società ad emissioni zero è importanti ridurre la quota di CO2 prodotta dal settore trasporti. Come modalità di trasporto che produce una quota relativamente più bassa di anidride carbonica, il carsharing è cresciuto negli ultimi anni in Europa, Nord America e Giappone. L’idea che ispira il car sharing è quella di poter fruire delle possibilità che offre un’auto senza per questo doverla acquistare.

Perchè il carsharing si sta diffondendo in Giappone

Ci sono una parecchi motivi per i quali il car sharing sta crescendo così velocemente in Giappone. Uno è il recente rialzo dei prezzi dei carburanti e dei beni di consumo.

Un altro è la crescente consapevolezza delle problematiche ambientali e la diffusione di sitli di vita più ecocompatibili. Inoltre, le attuali giovani generazioni sono meno interessate al possesso di un’automobile di quelle che le hanno preceduto. Si potrebbe dire che la società giapponese stia diventando più interessata agli stili di vita “verde”, qualche volta definiti da un concetto derivato dal mondo degli affari come “green servicing”, che si riferisce alla fruizione di servizi piuttosto che al possesso dei beni che li producono.

Green Servicing Businesses:
http://www.japanfs.org/en/mailmagazine/newsletter/pages/027834.html (inglese)


Il governo giapponese ha recentemente iniziato a incoraggiare il carsharing come un mezzo di trasporto pubblico. Sta gettando le basi per diffondere il carsharing in tutto il paese sostenendo le amministrazioni locali che hanno promosso il carsharing e modificando i regolamenti.

Nel luglio del 2008 il Giappone ha delineato un piano di azione per raggiungere una società a basse emissioni per raggiungere l’obiettivo di lungo termine di ridurre i gas serra di una percentuale tra il 60 e l’80 per cento rispetto agli attualilivelli. Il piano descrive chiaramente la strategia da adottare. Per esempio durante l’anno fiscale 2008 (che termina nell’aprile 2009) è stato fatto partire un gruppo di studio sul carsharing, con il compito di analizzare gli ostacoli al suo sviluppo e le modalità di aumentarne la convenienza oltre a quello di pubblicizzare i benefici economici e ambientali di questa forma di trasporto.

Il governo sta anche promuovendo il Trasporto Ambientalmente Sostenibile (Environmentally Sustainable Transport, EST) con misure che incoraggiano le persone a cambiare modalità di spostamento.

Piano di Azione per il raggiungimento di una società a basse emissioni

http://www.kantei.go.jp/foreign/policy/ondanka/final080729.pdf
(inglese)

Vantaggi del carsharing

Come fa il carsharing a ridurre l’impatto ambientale? In Giappone le emissioni di CO2 dal settore trasporti sono state nel 2006 di 254 milioni di tonnellate, equivalenti a una percentuale di circa il 20 per cento del totale delle emissioni. Di queste circa la metà provenivano da automobili private. Un indagine condotta dalla Fondazione Eco-Mo nel 2005 aveva mostrato che l’introduzione di sistemi di carsharing nelle aree urbane aveva portato a una riduzione delle distanze percorse e del numero di auto in proprietà rispettivamente del 79 e del 76 per cento tra l’utenza del servizio.

Il numero di viaggi in auto da parte del campione oggetto dell’indagine era sceso drasticamente, mentre erano in aumento gli spostamenti sui mezzi pubblici, in bicicletta o a piedi. Questo comportava un risparmio annuale pro capite di circa 450mila yen (circa 4300 dollari) e una riduzione delle emissioni di CO2 di circa il 30 per cento (1.89 tonnellate equivalenti).

Lo studio aveva dimostrate anche come il carsharing riduceva l’utilizzo eccessivo delle automobili portanto effetti positivi come (1) alleviare le congestione del traffico urbano, (2) sostenere i sistemi di trasporti pubblici (3) contribuire alla messa a punto di misure a protezione dell’ambiente urbano (4) alleviare la pressione sui parcheggi in centro città, e (5) contribuire a ridurre il surriscaldamento del clima.

Breve storia del carsharing giapponese

In USA ed Europa, l’idea del carsharing si è sviluppata fin dall’inizio con l’obiettivo di ridurre il numero di auto in proprietà. Al contrario il carsharing giapponese, nella sua fase nascente, voleva essere un modo di testare e dimostrare l’utilità di nuove tecnologie e delle auto elettriche.

Nel 2002, alcune compagnie, tra le quali ORIX Co, ORIX Rental Car (oggi
ORIX Auto Co.), NEC Soft Ltd., e NEC Co., si unirono in una joint venture chiamata CEV Sharing Co. per valutare se il modello di carsharing utilizzato oltreoceano poteva essere applicato anche in Giappone con successo

Nel 2007 CEV venne assorbita da ORIX Auto Co., che creò un nuovo settore dedicato al carsharing all’interno del suo reparto di autonoleggio. La compagnia lanciò quindi un nuovo prodotto che prevede il carsharing per l’utilizzo per brevi distanze e l’autonoleggio per utilizzi più lunghi intesi come un lasso di tempo che va dalle parecchie ore ai parecchi giorni.

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