Briglie sciolte alle biciclette al New Amsterdam Bike Slam

Come promesso sul post del 27 agosto riportiamo un aggiornamento, tratto dal NY Times, sull’evento organizzato a New York per favorire l’utilizzo delle due ruote.

By Sean Patrick Farrell
Fonte: http://cityroom.blogs.nytimes.com/2009/09/22/concepts-run-wild-at-dutch-american-bike-slam/

Sabato sera nel Meatpacking District di New York. I locali aperti; il pulsare dei bassi esce da ogni locale.

Bè, quasi da ogni locale. Al Cielo, sul cui sito web si dichiara costruito per “danzare su una pista da ballo centrale ribassata”, nessuno ballava. Invece una folla rapita, molte persone sedute sulla pista da ballo, osservava due squadre di progettisti americani e olandesi illustrare i loro piani per migliorare la ciclabilità della Grande Mela. Una palla rotante da discoteca gettava fasci di luce macchiata attraverso il pubblico, ma tutti gli occhi erano puntati su due monitor su di un palco e sul presentatore del team olandese.

“Pensate che ci siano abbastanza vie verdi?” chiede alla folla Michael Mandiberg, un artista e designer di Brooklyn, mentre tira fuori una mappa di Manhattan con le sue piste ciclabili sui lati est e ovest evidenziate.

Mandiberg e altri qq designer, architetti, progettisti e intellettuali delle due ruote statunitensi e olandesi si stavano affrontando nella competizione finale del New Amsterdam Bike Slam.

Il New Amsterdam Bike Slam, un convegno di quattro giorni, in parte competizione in stile reality show, in parte conferenza tra esperti della mobilità sostenibile si è svolto all’interno delle celebrazioni del 400esimo anniversario dell’arrivo di Henry Hudson a Manhattan, dal 9 al 12 settembre. Organizzatori dell’evento Transportation Alternatives di New York, Velo Mondial di Amsterdam.

Dopo alcuni giorni di perlustrazioni su due ruote della città e di brainstorming per dare le basi concrete all’obiettivo di stimolare milioni di newyorkesi a inforcare la bicicletta, le due squadre stanno arrivando al rush finale esponendo i rispettivi piani. Qualunque cosa – in termini di costi, infrastrutture e pressioni politiche – poteva far parte del gioco.

Mandiberg schiaccia un altro pulsante sul suo portatile e un altra pista ciclabile compare in mezzo a Manhattan. “Che ne dite di un’altra proprio al centro?”. La folla risponde con urla di evviva. “Broadway sarebbe la scelta ovvia”, dice. Trasformare Broadway in un’arteria per sole biciclette? Certo, perchè no?

Broadway trasformata in pista ciclabile

Mandiberg poi passa ad illustrare tutta una serie di altri possibili miglioramenti per i ciclisti di New York: un cubo di vetro con parcheggio per biciclette coperto in Centre Street; rivendica il diritto per i pendolari a pedali del municipio di poter disporre di docce e lucchetti sul luogo di lavoro.

Il D.J. fa partire “Bicycle Race” dei Queen in un intervallo. Poi si torna a lavorare.

La squadra di New York sale sul palco (ogni squadra è composta da tre membri olandesi e tre americani).

Ineke Spapé, una progettista del traffico olandese, fa una richiesta simile per riservare Broadway solo a bus e biciclette.

La sua richiesta di trasformare Governors Island in un centro di formazione per ciclisti dove chiunque, poliziotti e tassisti inclusi, potrebbero sottoporsi a un esame di ciclismo, viene accolta da un grande applauso.

Poi è il momento delle giovani generazioni. L’educazione precoce è la chiave dell’etica ciclistica olandese. Wendy Schipper, manager della sostenibilità per il dipartiemtno delle infrastrutture, del trasporto e del traffico di Amsterdam fa notare che i bambini cominciano a venire educati all’uso della bicicletta a scuola. “Alla fine del corso di studi prendono anche un diploma specifico” spiega.

Il team della Schipper si chiede se un giorno i Newyorkesi permetteranno ai loro figli di essere portati a scuola come una grande “bike posse”. Si immaginano un ciclista adulto “conducente” che porta un gruppo di ragazzini sulle loro biciclette da casa a scuola e viceversa.

Entrambi i team sono sono stati impressinati dalla mancanza di sicurezza della rampa di uscita dal ponte di Brooklin verso Manhattan. La squadra di New York richiede una corsia ciclabile in stile Budnick Bikeway, rialzata e separata dal resto del traffico che potrebbere garantire una connessione con Lafayette Street.

Ma la squadra di Amsterdam ha altri assi nella manica. E delle superstrade per biciclette? chiede Carmen Trudell, un architetto di New York e docente universitario alla City University. Immaginate una superstrada così dislocata all’ombra della sopralevata F.D Roosevelt, un posto sempre all’asciutto per atleti in allenamento o per quelli che semplicemente non si muovono a un “velocità olandese”.

Questa idea aiuta il team Amsterdam ad ottenere la vittoria impressionando favorevolemente la giuria.

Florent Morellet, membro del comitato dei trasporti della New York City Community Board 2, applaude all’idea della superstrada. “Non è un’idea così strampalata” dice, “per quelli come me che vivono in centro e devono spostarsi in periferia in fretta. Se una bicicletta deve fermarsi ad ogni semaforo, diventa così lenta che non ne vale la pena”.

Shin-pei Tsay, responsabile di Transportation Alternatives e organizzatrice del Bike Slam, mostra molto apprezzamento per le idee esposte dai concorrenti. E’ rimasta colpita dall’idea olandese dei traghetti per biciclette, che potrebbe attirare nuovi ciclisti aiutando a superare la lunghezza e la pendenza scoraggianti dei ponti cittadini.

Tsay promette che i membri di Transportation Alternatives si recheranno ad Amsterdam il prossimo autonno per continuare il processo di apprendimento e in quell’occasione potrù esserci una replica del Bike Slam.

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