A Copenhagen si lotta contro il tempo.World Transport Policy and Practice sul COP 15

L’ultimo numero della rivista on line “World Trasnport Policy and Practice” è da ieri disponibile on line su www.eco-logica.co.uk. Ciclabilità, spostamenti per andare a scuola, sistemi di pianificazione del traffico tra gli argomenti trattati, ma quello che più vi può interessare è l’editoriale del direttore John Whitelegg sull’imminente vertice di Copenhagen che vi proponiamo in una traduzione integrale.


Journal of World Transport Policy and Practice, Vol. 15, No. 3

Editoriale

A pochi giorni dall’apertura del vertice di Copenhagen cosa vorrebbero dai politici tutti i nostri abbonati e collaboratori che ogni giorno lavorano alla vigna della sostenibilità dei trasporti?

Allo scopo di questa discussione risulta inutile soffermarsi sulla loro capacità o volontà di prendere delle decisioni; molto più proficuo è interrogarsi su quello che potrebbero fare se si assume che abbiano le competenze e la volontà per farlo. Prendiamo atto che il pianeta e tutte le specie viventi che lo abitano si trovano di fronte a un rischio di catastrofe particolarmente elevato conseguente al cambiamento climatico. Prendiamo anche atto che le possibilità di conseguenze drammatiche sono proporzionali alla quantità di emissioni di gas serra. Più gas serra produciamo e più la loro permanenza nell’atmosfera si prolunga, più alta è la probabilità che portino l’ecosistema verso questo scenario:

  • Blocco della corrente del Golfo con drammatici cali di temperatura nell’Europa Nord-Occidentale
  • Temperature atmosferiche più alte che causeranno un maggior rilascio dell’anidride carbonica adesso imprigionata nella tundra che andrà a incrementare ulteriormente in maniera non lineare la concentrazione di gas serra (effetto detto “runaway feedback”).
  • Innalzamento del livello dei mari che cancellerà vaste zone costiere densamente popolate, come per es. le coste del Bangladesh.
  • Scioglimento dei ghiacci ai poli e sulle catene montuose con proporzionale riduzione delle aree che riflettono le radiazioni luminose e aumento di quelle che le assorbono.
  • Maggiore diffusione delle malattie veicolate dagli insetti.
  • Maggiore probabilità di disastri del tipo di Katryna.
  • Emigrazioni di massa dalle aree del pianeta più ambientalmente esposte.
  • Calo della produzione alimentare.

Possiamo naturalmente ignorare tutto questo etichettandolo come una cosa senza senso, ma in base a semplici considerazioni di calcolo della probabilità, dell’opportunità di adottare delle misure precauzionali e dei vantaggi derivanti dall’innesco di circoli virtuosi, tale atteggiamento di indifferenza sarebbe uno sbaglio. Abbiamo ormai una comprensione sufficiente dei problemi dei trasporti per renderci conto che affrontare il cambiamento climatico significa anche affrontare il problema dell’inquinamento atmosferico e ridurre i 3000 morti quotidiani conseguenti al nostro amore per quelle ingombranti scatole di metallo che si aggirano rombando per le nostre strade e le nostre vie. C’è molto poco da perdere da un programma su vasta scala di riduzione delle emissioni e molto da guadagnare.

In un mondo razionale, che si autotutela, preoccupato della giustizia sociale, della salute e della felicità sarebbe ragionevole aspettarsi che i leader politici riuniti a Copenhagen concordino su alcuni cambiamenti di base da apportare al modo nel quale funzionano l’amministrazione, la politica e la giustizia. Potremmo ragionevolmente aspettarci:

  • Un impegno a ridurre le emissioni da tutte le fonti, trasporti compresi, di un minimo dell’80% entro il 2050, nell’Unione Europea, negli USA, in Australia e in tutti i paesi OCSE.
  • L’adozione di una struttura di lavoro politica “senza scusanti”. Tutte le modalità di trasporto dovranno ottenere una riduzione delle emissioni dell’80%, comprese automobili, camion, trasporti marittimi e aerei.
  • Tutte le riduzioni dovranno essere “reali” e non dovranno essere il risultato di fantasiosi calcoli aritmetici conseguenti al commercio di emissioni o all’investimento in qualche schema di “assorbimento di gas serra” avviati in qualche luogo lontano che permette il commercio dei crediti.
  • Tutte le modalità di trasporto dovranno internalizzare tutti i costi attualmente sulle spalle della collettività (viaggiare dovrà costare di più).
  • Le città dovranno essere riprogettate per favorire significativi incrementi degli spostamenti a piedi e in bicicletta e per riallocare lo spazio stradale in modo da destinare quanto più spazio possibile a modalità di spostamento a emissioni zero.
  • Le sovvenzioni pubbliche di ogni tipo ai treni superveloci, al trasporto aereo e al trasporto di merci su gomma dovranno cessare.

Quello descritto qui sarebbe sicuramente un buon inizio, ma naturalmente non si verificherà. I nostri leader politici non hanno la volontà di mettere in atto serie politiche volte a contrastare il cambiamento climatico e non pensano che un futuro a basse emissioni sia possibile o desiderabile.

In questo senso sposano esattamente la stessa posizione di quei politici che alla fine del XVIII secolo in Gran Bretagna, Francia e Olanda si opponevano all’abolizione della schiavitù. A quel tempo era possibile trovare forti argomenti a favore del mantenimento della schiavitù proprio come oggi è facile trovare forti argomenti a favore di uno scenario immutabile basato sui combustibili fossili, l’ipermobilità, la globalizzazione e il libero commercio. Il dibattito sulla schiavitù oggi sembra abbastanza vergognoso. Come potevano i politici più anziani e i grandi imprenditori dell’epoca essere a favore della schiavitù? Ma a tutti in effetti lo erano e parecchie votazioni al parlamento inglese bloccarono i tentativi di abolire la schiavitù per molti anni.

Questa è la situazione in cui ci troviamo alla vigilia di Copenhagen. Come possono i leader mondiali nascondersi, ondeggiare, scansarsi e non sostenere delle strategie di riduzione delle emissioni “senza scusanti” da mettere in atto quanto prima? Comunque, non le sosterrano e ancora una volta sarà vergognoso, ma questa volta lottiamo contro il cronometro della natura che non sappiamo se sarà disposta a concederci il lusso dei parecchi ripetuti tentativi che alla fine diedero ragione alla campagna contro la schiavitù.

John Whitelegg
Stockholm Environment Institute

John Whitelegg è docente di Sostenibilità dei Trasporti alla Liverpool John Moores University e di Sviluppo Sostenibile alla University of York’s Stockholm Environment Institute, fondatore ed editore del Journal of World Transport Policy and Practice. E’ Consigliere comunale a Lancaster e dirigente del Green Party nel North West England

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