Dove i media fanno il loro lavoro…

Da italiano non posso che invidiare i nostri cugini di oltralpe che hanno a disposizione media veramente attenti ai reali problemi della nostra vita. Ci permettiamo un tocco di autoreferenzialità segnalandovi questa intervista rilasciata da Eric Britton a Radio France International.

Enrico Bonfatti


Nell’ambito dell’enorme sforzo mediatico che stanno compiendo i media francesi per la copertura del vertice di Copenhagen, Eric Britton è stato invitato da Ann-Cécile Bras di Radio France International a esporre il suo (e il nostro) punto di vista sul summit in corso e su quello che ci riserverà in proposito il futuro. Tema dell’intervista: il problema non è il problema. Il problema è la “soluzione”. Qui potete ascoltare l’intervista in podcast, se conoscete il francese. Se non lo conoscete nelle righe che seguono potete farvi un’idea dei contenuti della trasmissione.

• Anne-Cécile Bras, “C’est pas du vent”, RFI, mercoledì 09 dicembre 2009
• Quello che segue è la presentazione di Eric Britton sulla pagine web di presentazione della trasmissione del 9 dicembre: http://www.rfi.fr/contenu/20091130-1-le-regard-deric-britton-lenvironnement
“Politicien américain, activiste et fondateur de plusieurs initiatives dans le domaine du développement durable, Eric Britton, réagit à l’actualité et présente son projet New Mobility Agenda, projet sur la durabilité du transport urbain.”
• Un link all’attuale programma di lavoro di Eric Britton: http://tinyurl.com/ws-sum

Uno sguardo positivo sul vertice
Tutto sommato sono sicuramente da apprezzare gli sforzi fatti dal Segretario ONU e dall’IPCC (Tavolo intergovernativo sul Cambiamento Climatico) e da tutti gli organismi coinvolti per le cose fatte finora. E’ un percorso che parte nel 1992 al vertice di Rio e che è riuscito a portare tutto il mondo, o quanto meno gli stati presenti alle Nazioni Unite, un passo alla volta verso gli obiettivi che anche il vertice di questi giorni dovrebbe perseguire.

Anche a livello mediatico si è assistito a una massicia copertura, a livello mondiale ma soprattutto in Francia, realizzata con grande equilibrio e in maniera molto interessante. Bisognerebbe riflettere sul ruolo dei nuovi media – Twitter, Facebook, etc – come strumenti di comunicazione ed organizzazione anche a Copenhagen. Una risorsa per il futuro?

I risultati: mettendo intorno a un tavolo di discussione 192 nazioni per dei colloqui mirati su quello che alla fin fine è un calderone di argomenti roventi, caratterizzati da un alto grado di astrazione e nel migliore dei casi solo parzialmente compresi si è ottenuto un risultato di per sè apprezzabile.

Tre possibili sviluppi:
1. Maggior rilevanza del ruolo delle ONG che per adesso non sono ancora pienamente integrate nel processo
2. Ruolo delle città: siamo solo all’inizio. Il programma C40 (www.c40cities.org) rappresenta l’avanguardia di questo movimento che chiede più spazio nel processo decisionale. Le città non sembrano ancora realmente parte del processo, più che altro sembrano avere un ruolo di appendice. Da notare il ruolo della città di Parigi nello spingere su questo versante.
3. Crescente importanza delle nazioni più povere e più minacciate dagli effetti del cambiamento climatico.

Fallimento:
1. Nel senso che nessun accordo vincolante per il post-vertice verrà fuori da Copenhagen
2. E’ una dura realtà che dobbiamo avere il coraggio di guardare negli occhi se vogliamo riuscire a immaginarci una via di uscita.

Non è una partita di calcio:
Ricordiamocelo: non è una partita dove qualcuno vince e qualcun altro perde. Si tratta di un caso nel quale si perde tutti. Dobbiamo partire da questo per capire come invertire la tendenza.

Pericoli attuali
1. Arrendersi di fronte al fallimento del COP15, abbandonando la partita.
2. Mettere le “soluzioni” tecnologiche in testa alle priorità da perseguire.
3. Continuare sulla stessa linea politica seguita finora.
4. C’è bisogno di qualcosa di nuovo che possa cambiare le regole del gioco. Cosa potrebbe essere?

Mantenere la lucidità
1. Il problema non è il problema. Il problema è la “soluzione”.
2. Il processo di ricerca di soluzioni va senz’altro portato avanti, ma va modificato profondamente – soprattutto riguardo al tipo di attori coinvolti nelle scelte sulle decisioni da prendere.
3. Nel passato questo processo è stato monopolizzato da (a) uomini, (b) di una certa età, (c) appartenenti a una fascia di reddito molto più alta della media, che (d) possiedono/guidano un’automobile (se non realmente, almeno nella loro immaginazione che vede l’auto come “il modo giusto per vivere”);
4. Proviamo a chiedercelo: sono davvero in grado di cambiare il loro menage quotidiano come tutti noi dobbiamo fare se vogliamo consegnare ai nostri figli lo stesso pianeta che ci è stato lasciato dai nostri genitori?
5. Così proviamo a cambiare.

Blocchi costitutivi per un “New Deal Climatico”
1. Piena parità di voto tra tutte le delegazioni nazionali in tutti gli organi consultivi e decisionali dell’UNFCCC e dell’IPCC.
2. Piena parità di rappresentanza a tutti i livelli di discussione e di decisione per i seguenti gruppi:

  • Donne
  • Persone senz’auto (di difficile identificazione ma comunque un obiettivo realizzabile)
  • Giovani (età sotto i 35 anni): rappresentano il futuro, per cui è meglio coinvolgerli.

Anche se molti non saranno d’accordo, penso che questa impostazione sia possibile, necessaria e desiderabile.

Da non trascurare… RESPONSABILITA’ PERSONALE
1. Vostra
2. Loro
3. Mia (http://personalresponsibility.newmobility.org/)
Le soluzioni ai problemi del nostro pianeta rantolante non stanno nella bacchetta magica della tecnologia e nemmeno vanno rimandate sul “lungo periodo” (che vuol dire qualunque cosa dopo il 2015). Devono realizzarsi oggi, e gli strumenti siamo noi, nelle nostre scelte e nei nostri atti quotidiani.

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Questo riassunto è stato estratto dalle note presentate alla radio per orientare l’intervista. Se l’ascoltate alcune sue parti sono state ben valorizzate nel dialogo, in particolare la proposta in tre parti sul New Deal Climatico.

Britton sarà di nuovo ospite della stessa trasmissione nel prossimo Gennaio, dove esporrà il suo punto di vista su come possiamo organizzare (o riorganizzare) il nostro sistema di trasporto allo scopo di ottenere una “drastica” riduzione (50%) delle emissioni del settore nei prossimi 5 anni.

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