Messaggio dal Sud Africa: il trasporto pubblico di Jozi

Lo scrittore di viaggi Sud Africano Sihle Khumalo conosce molto bene il trasporto pubblico del suo continente, ma per i suoi spostamenti quotidiani è più abituato ad utilizzare la sua auto privata. Recentemente ha provato a esplorare il suo circondario utilizzando i trasporti pubblici, da Soweto a Sandton.

Avendo viaggiato con il trasporto pubblico in più di 10 paesi africani, era naturale che esplorassi il mioi cortile di casa utilizzando il taxi e il nuovo sistema di Bus Rapid Transit (BRT) – conosciuto come ReaVaya. Tra le altre cose volevo verificare come funzionano i nostri sistemi di trasporto rispetto a quelli del resto di Mama Africa.

Il mio piano era semplice e chiaro: prendere ReaVaya da Soweto al centro di Johannesburg e quindi un taxi fino a Sandton. Venerdì pomeriggio, il giorno prima del mio spostamento, decisi di uscire dal mio ufficio – nel centro di Johannesburg – per comperare un biglietto di ReaVaya.

In Piazza Gandhi, alla rivendita di biglietti di Metrobus, una signora che ostentatamente mastica un chewing gum mi dice che lei vende solo i biglietti per Metrobus, non per ReaVaya.

‘Ma Metrobus e ReaVaya non sono gestiti entrambi da Johannesburg Metro?’, chiedo cercando di nascondere il mio disappunto.

‘Fratello, ti ho detto che vendo solo biglietti Metrobus. Se vuoi un biglietto per ReaVaya, devi andare in Commissioner Street.’

Un po’ scocciato decido di comperare il biglietto a Soweto il giorno seguente.

In un assolato sabato mattina, equipaggiato con tutte le informazioni raccolte sul sito web di ReaVaya, mia moglie mi accompagna in macchina a Soweto. Nell’arrivarci noto che sono stati piantati alcuni giovani alberi (meglio tardi che mai) lungo Chris Hani Road. Essendo ormai passate le dieci, incappiamo in una lunga processione di auto diretta al cimitero per un funerale. Gli abitanti di Soweto non riescono ad aspettare per seppellire i morti, concludo. Dopo Maponya Mall, svoltiamo a destra in Klipspruitvalley Road e voilà, eccoci. L’autostazione di Emfuleni.

Non posso non notare la struttura rossa situata in un isola tra le due carreggiate sul lato opposto della strada. Dopo essere sceso dall’auto e salutato la mia famiglia noto che, nonostante le strisce pedonali, le auto (e in particolare i taxi) non rallentano per darmi la precedenza. Solo dopo un attimo e il passaggio di un’altra processione funeraria è possibile raggiugnere la moderna fermata di autobus.

Un addetto con addosso un giubbino catarifrangente mi indica dove comperare il biglietto, che mi costa 500 centesimi. Mi spiega anche dove, una volta timbrato il biglietto, collocarmi per attendere l’autobus.

Il bus arriva in dieci minuti e sono sorpreso di vedere quanta gente, per un Sabato mattina, va in città. Pochissimi i posti a sedere liberi. Mi siedo vicino a Nana – una grassa, bellissima donna nera. Non aspetta nemmeno che mi metta comodo al mio posto. Prima ancora di arrivare alla fermata successiva – circa 5 km – di fronte all’Orlando Stadium, stiamo parlando come vecchi amici che non si vedono da un sacco di tempo: ci diamo il cinque e ridiamo sguaiatamente.

L’autobus è pulito e in ordine e i posti a sedere sono comodi. Nana, in un attillato vestito nero, mi spiega che i sedili rossi vengono chiamati posti con priorità e riservati a donne incinte, disabili e persone con bambini piccoli. Sto ancora annuendo, mostrando quanto sia rimasto impressionato dal BRT, quando la nostra conversazione viene interrotta dal controllore.

Sbrigate le formalità, Nana continua.

‘I tassisti non sono molto contenti del BRT perchè la maggior parte della gente non utilizza più il loro servizio. Il motivo è che a parte i costi – la tariffa dei taxi da Thokoza Park al centro è di 7.50 Rand mentre il biglietto del BRT ne costa solo 5 -l’autobus impiega la metà del tempo dei taxi. Nei giorni lavorativi dovevo uscire di casa alle 6, adesso con il BRT esco un’ora più tardi e arrivo ancora al lavoro in tempo. Questo BRT ha davvero colpito duramente i tassisti. Dovrebbero introdurre tariffe speciali e sconti.’

Prima che possa dire qualunque cosa continua: ‘Adesso i tassisti ti lascinao perfino mangiare nei loro taxi, una cosa che non avrebbero mai permesso prima dell’introduzione di ReaVaya’.

In meno di mezzora siamo in città. Sono già così impressionato che non posso fare a meno di pensare che se vivessi a Soweto non utilizzerei più l’automobile per andare in ufficio in Main Street. Questo è esattamente quello che i Sud Africani aspettavano – un sistema di trasporto pubblico, sicuro, conveniente e ad un prezzo ragionevole – concludo mentre scendo all’angolo tra Rissik e Market road.

Il centro città è stato riammodernato negli ultimi due anni e sono stati aperti dei punti di ristorazione trendy come Ninos, Cappello e Darkie Cafè sembra con un buon successo, attirando gente della classa media – per lo più diamanti neri – che consuma lì il suo pasto. Invece di andare in un ristorante scelgo di entrare al Carlton Centre.

Dopo avre pagato 8 rand salgo in ascensore con alcuni turisti tedeschi al 50esimo piano. E’ la prima volta che mi godo una panoramica di Johannesburg dal Tetto dell’Africa, come viene chiamato questo posto. Mi rendo improvvisamente conto che chiunque visiti Jozi per la prima volta dovrebbe farsi un giro qui per prendere visione della più grande città africana dalla prospettiva giusta. Dopo aver assorbito l’incredibile spettacolo del panorama, è ora di dirigersi alla stazione dei taxi Noord, che qualche tempo fa si è trovata sulle prime pagine per l’aggressione dei tassisti a una donna in minigonna.

Attraverso Smal Street verso King George Road. Come nella maggior parte dei centri cittadini del Sud Africa, ci sono folle di neri che camminano sulla strada e neanche un bianco all’orizzonte. Tra i vari negozi aperti lungo la via ne noto uno, proprio prima della stazione dei taxi, che vende uqanduqandu, una versione africana del Viagra che sembra garantire meraviglie mantenendo la gamba di mezzo, enormemente dilatata, puntata dritta verso il Nord magnetico fino al sorgere del sole…). Forse tra 20 anni, quando sarò nei miei cinquanta, potrò averne bisogno, penso.

Passo mezzora cercando tra i taxi quelli diretti a Sandton. Da tipio maschio, non voglio abbassarmi a chiedere indicazioni al primo segnale di difficoltà di orientamento. Cammino in tondo osservando la gente che prende i taxi diretti non solo verso altre città Sud Africane ma
anche verso nazioni confinanti come il Lesotho o lo Zimbabwe.

Alla fine decido di umiliarmi, ma le prime cinque persone alle quali chiedo non hanno idea del punto dal quale partono i taxi per Sandton. Alla fine un uomo di mezza età con una T-Shirt da ragazzo Zulu mi aiuta ad uscire d’impaccio. Il taxi che cerco si trova alla Stazione Centrale dei Taxi, distante tre isolati.

Per qeusto dopo aver attraversato tre incroci semaforizzati arrivo al Parcheggio Centrale da dove i taxi partono per diversi quartieri di periferia. Onestamente devo ammettere di non aver mai saputo dell’esistenza di questo parcheggio per taxi.

In un attimo, grazie ai cartelli indicatori, individuo quale taxi devo prendere. Andando contro quello che mi suggerisce il mio buon senso salgo sul sedile posteriore, dove devo stringermi tra due giovani ragazze che parlano con un falso accento americano. Anche se tutti e tre siamo molto magri, ci dobbiamo stringere molto…

Come se non fosse abbastanza, quando il taxi parte, insorge un nuovo problema: il costo del viaggio è di 9 rand, ma tutti e tre abbiamo solo banconote da 20 rand. E mentre l’autista accelera lungo Twis Street, calcola anche il resto che ci deve. E’ un tizio talmente abile che mentre fa tutto questo, cambia continuamente corisa e trova il tempo di rispondere al telefono.

Quando, 25 minuti dopo, il taxi mi lascia all’angolo tra Maude e West Street a Sandton, ho raggiunto due conclusioni…

Primo: anche se il trasporto pubblico Sud Africano è meglio di quello degli altri paesi africani, abbiamo ancora molta strada da percorrere prima di poter dire di avere un sistema di alta qualità.

Secondo: non c’è da stupirsi che gli abitanti di Soweto abbiano abbandonato i taxi. Datemi sempre un BRT. Anche se in taxi avete buone probabilità di essere strizzato da due bellezze sexi in minigonna. Ecco perchè, ho pensato, c’è il negozio che vende uqanduqandu fuori dalla Stazione Noord…

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Fonte: Mobility Magazine Africa che si ringrazia per il consenso alla pubblicazione

L’autore:
Sihle Khumalo ha scritto due libri – ‘Dark Continent My Black Arse’, e ‘Heart of Africa’ – che raccontano dei suoi viaggi in Africa sui mezzi di trasporto pubblico

Ulteriori informazioni su Rea Vaya BRT:
Dove gli autisti non sono maleducati
www.reavaya.org.za

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