A Bogotà, dove i Car Free Day funzionano.

Giovedì scorso si è svolto l’undicesimo “Dia sin carro” (Giornata senz’auto) a Bogotà, dieci anni dopo il primo della serie inaugurata dall’allora sindaco della capitale colombiana Enrique Penalosa in collaborazione con Ecoplan e la New Mobility Agenda.

Se le Giornate Senz’Auto hanno assunto, nella maggioranza dei casi, una connotazione molto ambivalente, non essendo in grado di smuovere di un millimetro le politiche e le abitudini dei trasporti delle città nelle quali vengono svolte, mancando quindi il loro obiettivo, ce ne sono alcune – molto poche – che riescono effettivamente a superare questo ostacolo all’apparenza insormontabile. Naturalmente Bogotà è la prima di questo sparuto drappello di città virtuose.

In Italia siamo abituati a vedere le Giornate Senz’auto come un limite piuttosto che come una possibilità, dato che nella maggior parte dei casi una seria limitazione alla circolazione veicolare privata viene presa soltanto per smorzare gli effetti dell’inquinamento, magari di domenica e concedendo le più disparate eccezioni (surreale quelle che prevedono il permesso di circolare in città agli automobilisti diretti allo stadio per vedere la partita). Le Giornate Senz’Auto vere e proprie invece sono spesso delle semplici celebrazioni simboliche che poco interrogano Amministrati e Amministratori sulle possibilità offerte da una diversa organizzazione dei trasporti. Niente di più lontano da quello che era il loro intento originario.

Quanto segue è la traduzione di un articolo apparso su:
comunidades.semana.com.

I padrini del Dia Sin Carro

Autor: Fabio Arévalo Rosero MD

Se l’80 per cento degli abitanti di Bogotà può vivere senza auto per tutto l’anno, perché il restante 20 per cento, o anche meno, non può fare a meno, per un giorno, di questa comodità? Per poco che significhi, questo sarebbe un’espressione di democrazia, integrazione e solidarietà. Il Die Sin Carro (DSC) è una proposta innovativa lanciata inizialmente dal signor Francis Eric Britton.

L’attivista franco-americano aveva lanciato l’idea alla Conferenza sulle Città Accessibili tenutasi a Toledo nel 1994. Inizialmente si trattava di una iniziativa che singole città, quartieri o anche realtà dell’associazionismo potevano intraprendere in autonomia, ma da dopo il 2000, quando l’Unione Europea aderì ufficialmente all’iniziativa, questa proposta ha assunto le caratteristiche di una azione coordinata a livello internazionale volta ad organizzare un DSC in tutte le città che vi aderiscono.

La città con la migliore esperienza al mondo nel campo dei DSC è Bogotà. Svoltasi per la prima volta 10 anni fa, quando l’allora sindaco Enrique Penalosa chiese a Eric Britton di fare da padrino al primo DSC, che da quell’anno si svolge per decreto ogni primo Giovedì del mese di febbraio. Oggi è l’undicesimo DSC che si tiene a Bogotà come uno strumento per riuscire ad immaginare una città senz’auto o quanto meno una città che ne favorisca un utilizzo più razionale.


I DSC sono azioni collettive portate avanti da cittadini e Amministrazioni che attuano un esperimento su grande scala. E’ un’opportunità per provare nuovi modi di spostarsi in città, creare una consapevolezza diffusa sulle esternalità negative conseguenti ad un utilizzo indiscriminato delle automobili, collegare il surriscaldamento del pianeta, l’inquinamento acustico e dell’aria con l’aumento del parco autoveicoli.

E’ anche un modo per aiutare a combattere la carenza di attività fisica che causa l’obesità endemica attraverso lo stimolo a utilizzare forme attive, non motorizzate, di trasporto, per comiciare a comprendere che l’integrazione nei sistemi di trasporto della bicicletta e della trazione umana è un imperativo dettato da esigenze di equità e democrazia che può migliorare l’accesso di tutti agli spazi e alle risorse della città. E’ un intervento di sanità pubblica che dovrebbe aiutare a riflettere sulle conseguenze negative di un’eccessiva meccanizzazione e ad esplorare delle migliori possibilità di salute mentale e sociale.

Britton è uno dei più riconosciuti esperti internazionali nel campo delle politiche urbane, con una vasta esperienza sia nel settore economico sia in quello politico. Si tratta di uno dei membri fondatori di Ecoplan, una prestigiosa agenzia di consulenza internazionale, con sede a Parigi, che dal 1966 ha aiutato governi e istituzioni di mezzo mondo a prendere decisioni strategiche.


Come consulente internazionale, Eric Britton ha lavorato per oltre trenta agenzie nazionali attraverso i contatti con l’OCSE e l’Unione Europea. E’ autore di centinaia di documenti e ha pubblicato oltre duecento articoli, saggi e libri, alcuni di importanza fondamentale nel settore dei trasporti. Eric Britton è stato membro del comitato di redazione del World Policy Transports & Pratices, punto di riferimento obbligato per chi si occupa di politiche e pratiche dei trasporti nel mondo.

Come Britton ha messo in gestazione il DSC a Toledo 16 anni fa, Enrique Penalosa lo ha perfezionato e applicato cogliendone gli aspetti più sostanziali. Bogotà è oggi punto di riferimento per il mondo.

Per un’approfondimento sulla storia dei Car Free Days potete dare un’occhiata qui.
Per una dettagliata esposizione di tecniche e strategie da adottare per l’organizzazione di un Car Free Day: World Car Free Days Collaborative (in inglese).


Fabio Arévalo Rosero è un medico nutrizionista e docente universitario che si occupa anche di città e trasporti sostenibili e a misura d’uomo. Collabora a diversi media in Sud America.

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