Il diavolo e i dettagli

A Firenze domenica 14 febbraio è stata inaugurata la prima linea della tramvia che collega in 23 minuti la stazione di Santa Maria Novella con Scandicci. Di qualche mese fa (aprile 2009) l’inaugurazione di un’analoga tranvia nella bergamasca che collega la stazione ferroviaria del capoluogo orobico con la Bassa Val Seriana. Sembra che il trasporto pubblico locale su ferro stia vivendo una seconda giovinezza dopo che l’ubriacatura da auto del secondo dopoguerra era arrivata a farlo considerare un impiccio alla “vera” mobilità.

Queste le buone notizie (e non è poco). Ma anche qui, come in molte altre cose, il diavolo sta nei dettagli. Il dettaglio nella notizia, riportata da Eco delle Città, dell’inaugurazione della tranvia fiorentina sta in queste parole: “Per il primo periodo continueranno ad essere in funzione sullo stesso percorso anche i normali bus dell’Ataf”; che quindi, sembra di capire, cesseranno il servizio in un prossimo futuro. In pratica si utilizza la tranvia per sostituire un servizio di TPL esistente, non per cercare di catturare utenza che attualmente si avvale dell’auto privata per i propri spostamenti.

Nel caso di Firenze la tranvia si trova in gran parte su sede stradale su corsie protette e questo sicuramente farà aumentare i tempi e i costi di spostamento del vettore auto, per cui è facile immaginare che il cambio di modalità di trasporto avverrà comunque anche se, vale la pena ricordarlo, la rarefazione delle fermate della tranvia (14 in 7,4 km) non potrà mai sostituire la capillarità delle fermate degli autobus urbani.

Diverso è il discorso per Bergamo. La tranvia è stata costruita su una precedente linea ferroviaria dismessa, senza andare a interferire quindi con il traffico veicolare privato. Anche qui in concomitanza con l’inaugurazione della tranvia è stata dismessa una linea di TPL su gomma con l’aggravante che le fermate del tram non sono una ogni 500 metri ma, nel tratto extraurbano della linea, una ogni chilometro circa.

Il risultato è che la tranvia funziona benissimo, con una puntualità che spacca il minuto, con tempi sicuramente migliori di quelli dell’auto ma su un tragitto origine/destinazione che non è quello della maggior parte dei pendolari che vanno a lavorare a Bergamo, mentre nessuno ha pensato a favorire una vera integrazione con il trasporto pubblico su gomma (fatta di integrazione di orari e di precedenze dei mezzi pubblici sul traffico veicolare privato) che avrebbe consentito tempi di spostamento molto più rapidi anche verso il centro città. I livelli di traffico sono quindi rimasti invariati (almeno valutandoli a occhio, in attesa di quelli forniti ufficialmente da un prossimo Piano Urbano del Traffico). Di fatto si sono spesi 155 milioni di euro per sostituire un servizio di autobus con un servizio tramviario. Come risultato non ci sembra un gran che.

La soluzione ai problemi della mobilità non sta nell’adozione di una tecnologia piuttosto che di un’altra, ma nell’applicazione di strategie volte a valorizzare forme di trasporto più sostenibli a discapito di quelle meno sostenibili. A Parigi hanno speso 70 milioni di Euro per valorizzare il servizio di TPL su gomma esistente, nell’ambito di una strategia integrata di interventi che ha consentito di ridurre i livelli di traffico del 20% in due anni. Questo contro i 155 inutili (per ora) milioni di Bergamo, area metropolitana con un numero di abitanti 20 o 30 volte inferiore a quello della Città dei Lumi. Ci auguriamo che i 264 milioni di euro spesi a Firenze possano invece servire a qualcosa.

http://www.muoversiafirenze.it/

Tranvie elettriche bergamasche

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Enrico Bonfatti vive e lavora a Bergamo, dove nel suo tempo libero si occupa di problematiche relative alla mobilità e alla vivibilità del suo quartiere, oltre che di tenere in vita questo blog. Potete incontrarlo a Bergamo e dintorni a cavallo della sua bicicletta da donna mentre va a guadagnarsi il pane oppure semisdraiato sulla sua reclinata mentre tenta di restare in forma. E’ felicemente divorziato dall’auto dal 2001. Spera di non innamorarsene mai più e neanche di essere costretto ad un matrimonio di convenienza.

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