Pubblicità alle auto, che fare? Tassarla? O regolamentarla? O pubblicità compensativa obbligatoria? O…?

Ancora sulla pubblicità delle auto pubblichiamo questa riflessione di Eric Britton sull’argomento, comparsa ieri su World Streets in calce all’articolo di Tom Bogdanowicz pubblicato anche da Nuova Mobilità.

Non si può esattamente dire che il ricorso alla legge sia l’ultimo rifugio dei mascalzoni ma è quanto meno l’ultimo rifugio di cittadini e leader politici che non sono stati in grado di seguire una strada migliore e più morbida per raggiungere i propri obiettivi. Il che vuol dire che anche se affrontiamo questo genere di discussioni non certo a cuor leggero, siamo pronti ad ascoltare le ragioni di tutte le parti in causa, tenendo sempre ben presente le implicazioni riguardanti sostenibilità e giustizia sociale.

Come premessa devo dire che essendo essenzialmente una persona naif, tendo a considerare la pubblicità principalmente per la sua funzione informativa o quanto meno a sperare che l’ultima sia il principale obiettivo della prima. Naturalmente quando chiunque di noi vuol far valere le proprie ragioni c’è anche la tendenza umana a presentarle in maniera che possano venire accettate dal pubblico del quale si desidera ottenere approvazione. A un certo punto naturalmente questo atteggiamento può andare oltre le semplici lusinghe e questo ci mette di fronte ad una scelta etica, o meglio a un dilemma.

Io, e penso anche la maggior parte di voi, ho raggiunto la conclusione che la pubblicità nei luoghi pubblici e sui media può essere molto utile in ambiti nei quali la società ha qualche problema: fumare troppo, andare troppo veloci, dipendenza da droghe, diverse forme di discriminazione, la lista può essere molto lunga. Nessuna persona ragionevole può biasimare le campagne di sensibilizzazione, spesso intelligenti ed efficaci, che sono state messe in atto negli ultimi decenni per cercare di modificare i comportamenti di un grande numero di persone al fine di migliorare le condizioni di vita di tutti i membri della società. Inoltre io e, credo, tutti voi vorremmo vedere ancora più campagne pubblcitarie di questo tipo condotte in maniera accorta ed efficace.

Ma tornando al nostro argomento principale cioè alle pratiche pubblicitarie quanto meno sospette delle case automobilistiche devo dire che non sono assolutamente un attivista anti-auto. Nel corso della mia vita ho posseduto un certo numero di automobili che ho ampiamente apprezzato e che penso di avere utilizzato con saggezza. D’altro lato siamo tutti sempre più consapevoli che, stando le cose come stanno oggi, ci sono molte situazioni nelle quali le auto in proprietà non sono proprio la migliore maniera per spostarsi tutti i giorni (in particolare, naturalmente, negli ambienti urbani). Comunque presto il parco auto mondiale raggiungerà il miliardo di unità ed è quindi nostro compito di cittadini custodi della sostenibilità dei trasporti fornire delle prospettive e, se possibile, consigli su quello che dovrebbe essere il posto che tutte queste automobili devono occupare nella società. Alla fin fine è solo un problema di governance.

Per cominicare, bisognerebbe essere ciechi o malati di mente per non vedere le caratteristiche distruttive di molta della pubblicità di automobile presente sui media di ogni tipo. Molta va ben oltre la semplice presentazione di informazioni sul prodotto, e con il contributo degli specialisti della comunicazione e di esperti di psicologia comportamentale spesso induce abitudini ed atteggiamenti che sono ben lontano da quelli richiesti dall’interesse pubblico.

L’ossessione per la velocità, la maniera subdola di manipolare il concetto di velocità come se sottendesse qualche valore insito nella persona, se non nella società, che può permettersela – hey, lo sanno tutti che la velocità uccide – ci dà un ottimo punto di partenza. Altri aspetti della cosa possono essere più controversi, per cui di più difficile soluzione; così, finchè non si trova un accordo su tutto il resto, la velocità può rappresentare un buon terreno di apprendimento per riuscire poi a gestire tutto l’argomento.

Penso che oggi ci siano tutte le ragioni per avviare un dibattito vigoroso in quanti più luoghi possibili. Gli argomenti di Tom Bogdanowicz valgono sicuramente una riflessione ed è bello che osservi questi problemi dal punto di vista dei ciclisti. Se cliccate qui: http://tinyurl.com/yznghcu potrete accedere ai numerosi commenti (in inglese) che questo articolo ha stimolato e che vale la pensa di leggersi.

Mi piacerebbe potervi dire di avere trovato un modo per risolvere tutto questo in modo da potercelo mettere dietro alle spalle per fare altre cose. Ma non posso e come cittadini dotati di risorse dobbiamo continuare a pensarci, parlarne, e fare qualcosa piuttosto in fretta.

Eric Britton, World Streets

Eric Britton ha una lunghissima esperienza nel campo della Nuova Mobilità: tra le altre cose è stato il primo promotore delle Giornate Senz’Auto, è il riferimento per tutte le realtà afferenti alla New Mobility Agenda che raccolgono più di un migliaio di esperti della mobilità sostenibile e delle politiche dei trasporti, ha creato il World Carshare Consortium a sostegno dello sviluppo e dell’innovazione del Car Sharing in tutto il mondo.
E’ editore di World Streets e Nuova Mobilità.

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