La giornata della donna e… Nuova Mobilità

La giornata della donna è giunta ormai alla sua novantanovesima edizione e anche se le donne in tutto questo tempo si sono fatte strada a fatica in molti settori della società, nella medicina, nel diritto, nell’educazione, il settore dei trasporti rimane troppo spesso un ambito dove la presenza maschile è ancora molto forte, probabilmente perchè questo campo di intervento viene sovente considerato, secondo noi in modo riduttivo, come di competenza di professioni tradizionalmente “maschili”. Per questo oggi siamo lieti di proporvi una celebrazione di quello che dovrebbe essere il ruolo delle donne nel campo della mobilità sostenibile. Ruolo che non hanno mai avuto in passato nè hanno oggi e che sia World Streets che Nuova Mobilità si auspicano arrivino presto ad avere, per i motivi che vedrete. Una celebrazione che è quindi anche, per quanto possibile, un impegno per il futuro, come dovrebbero essere tutte le celebrazioni.

Oggi è la novantanovesima Giornata Internazionale delle Donne, un giorno che vale sicuramente la pena di celebrare. E nel cercare di renderlo un’occasione per capire quello di cui abbiamo bisogno nei prossimi dodici mesi per arrivare al centesimo anniversario facciamo quello che ci compete per migliorare il futuro di tutti. Perchè le donne hanno la chiave per il futuro non solo per un trasporto sostenibile ma anche per un mondo più giusto. E’ così semplice.

Le donne sono state senza dubbio al centro dell’attenzione di World Streets e del lavoro della New Mobility Agenda fin dal suoi primi vagiti nel 1988 — ed è giusto sottolineare come questa attenzione, tra i gruppi e le realtà che si occupano di questi argomenti, sia stata unica. Perchè?

Fin dall’inizio abbiamo avuto due obiettivi specificamente politici per quello che riguarda il coinvolgimento delle donne in questo settore, entrambi aventi risvolti etici non meno che pratici. Se date un’occhiata ai post raggruppati sotto la url http://tinyurl.com/ws-women vi accorgerete che su World Streets pubblichiamo ogni mese almeno uno o due post sull’argomento a riprova del nostro impegno a lungo termine e, possiamo dirlo, appassionato per questa grande causa.

Il primo di questi argomenti a sostegno di un maggior coinvogimenti femminile nel settore della mobilità sostenibile può essere riassunto dal concetto di “Donne come metro della sostenibilità delle nostre vite”. Il secondo riguarda la leadership femminile nel campo dei trasporti.

1. Donne come metro per vite e trasporti sostenibili:

Non è necessario essere dei geni per capire dopo qualche anno di lavoro speso a lavorare con progetti, programmi, risultati e ipocrisie in molte parti del mondo che i limiti delle politiche dietro tutto questo casino sono diretta espressione di (1) le persone che prendono le decisioni e (2) le persone per le quali vengono prese queste decisioni. Il che è come dire: (1) decisioni politiche ed investimenti effettuati principalmente da uomini e (2) pensando a persone (per lo più di sesso maschile) che o possiedono o desiderano avere un’auto privata. E questo non è sicuramente un gran mistero.

Il risultato, come tutti noi sappiamo molto bene, è stato quello di dare vita ad un sistema di trasporto che presta molta più attenzione agli autoveicoli e alle loro esigenze che non alle persone nel loro insieme (non solo gli automobilisti effettivi o potenziali) e alle loro esigenze molto diversificate.

Così una volta che capimmo questo, cominciammo a rivendicare attraverso pubblicazioni e forum internazionali oltre che nel nostro lavoro di consulenza diretta una radicale revisione dell’intero processo/paradigma di progettazione e politica dei trasporti, sottolineando come fosse il momento di ritornare a ridisegnarlo mettendo al centro un nuovo metro di misura completamente differente dal precedente (cioè tutti quei maschi e tutte le loro auto), cioè le donne di tutte le età ed estrazione sociale.

Non potrebbe essere più semplice. Le donne costituiscono un eccellente metro di misura. Se progettassimo dei servizi di trasporto di qualità alle donne in ogni condizione e situazione, realizzeremmo un sistema di mobilità completamente differente. E sicuramente migliore. Se si prendesse in considerazione tutto il loro ciclo di vita con le annesse situazioni economiche, limiti agli spostamenti, obblighi quotidiani e anche i loro temperamenti e scale di valori, si metterebbero le basi a dei criteri di progettazione e a delle soluzioni trasportistiche che servirebbero molto meglio non soltanto loro, ma la società intera.

Con questo in testa, fin dal primo giorno di vita di World Street (e di Nuova Mobilità), nel post intitolato “Il piano B dei trasporti: la Nuova Mobilità“, abbiamo messo in cima alla lista dei blocchi costitutivi di una nuova mobilità la messa a punto di criteri di progettazione pensati per le donne. Ecco quanto riportato in proposito dal post:

6. Progettazione per le donne:
la vecchia mobilità era pensata e progettata per un ben determinato tipo di utenza (pensateci!). E così dovrebbe essere anche la nuova mobilità: ma questa volta dovrebbe venire pensato per soddisfare i bisogni specificamente femminili, di tutte le età e condizioni sociali. Fate questo e chiunque verrà servito meglio. E per farlo c’è bisogno di uno spostamento dei ruoli dirigenziali a favore delle donne, favorendo la piena parità dei sessi in tutti gli organismi coinvolti nei processi decisionali. E’ così semplice.

Così, se possiamo iniziare a mettere le donne al centro del nostro metro di misura del trasporto sostenibile, possiamo arrivare a realizzare un sistema migliore e completamente diverso.

Ma questo riguarda solo la prima metà del nostro impegno.

2. La leadership femminile: (toglietevi il cappello. Pensate Norvegese…)

Le nostre soluzioni trasportistiche non devono solamente essere progettate pensando alle donne (“grazie mille, signori”) ma anche direttamente da loro — che devono lavorare per tutti noi. E mi auguro che questo concetto sia molto chiaro.

Che ne dite di un po’ di parità?

La parità formale, anche se un inizio, difficilmente basta.

Troppo spesso vediamo donne che una volta raggiunte delle posizioni chiave cominciano a comportarsi come degli uomini. Gli esempi sono molti e molto pericolosi… ma provate a pensare a donne che si sono veramente comportate in modo diverso dagli uomini che precedentemente occupavano la stessa posizione o posizioni di potere simili.

E’ solo che i valori e le opinioni predominanti nel nostro settore sono in generale molto maschili. E questo cambiamento è precisamente quello di cui abbiamo bisogno per concepire un futuro molto diverso per noi e per i nostri figli.

Ampliare le competenze di base dei decisori

L’espansione forzata e prioritaria della rete di lavoro conseguente alla realizzazione di una piena parità di genere apre le porte ad un nuovo bisogno a sua volta apportatore di sostanziali modifiche al modo di lavorare prevalente nel nostro campo. Nello specifico ci può aiutare ad ampliare enormemente il campo di competenze e conoscenze al quale attingono i vari centri decisionali. Ci dà quindi un’occasione d’oro per correggere alcune delle inadeguatezze storiche del settore che lo hanno portato così spesso ad essere insoddisfacente.

Naturalmente, mentre cerchiamo di coinvolgere maggiormente le donne abbiamo anche bisogno di coinvolgere figure professionali la cui competenza è già riconosciuta come indispensabile: pianificatori dei trasporti, mobility manager, ingegneri, economisti, e tutte le usuali figure che occupano la front-line del palco nel settore. Ma questo non basta.

Per fare un buon lavoro abbiamo anche un gran bisogno di migliorare le nostre competenze in aree come l’ambiente, il clima, l’utilizzo del territrio, la salute pubblica, il rapporto tra zone urbane e rurali, la demografia, le relazioni di vicinato, l’amministrazione locale, i servizi sociali, la psicologia comportamentale, l’educazione, i servizi per l’infanzia la creazione di posti di lavoro, la riduzione della povertà, la comunicazione e in tutte quelle aree chiave per le nostre vite quotidiane che non hanno finora ricevuto l’attenzione che meritano nelle discussioni e nelle decisioni nel campo dei trasporti. E in questi campi abbiamo bisogno sia di uomini che di donne per migliorare la nostra comprensione di questi argomenti di importanza critica nella messa a punto di pratiche e politiche del settore.

Sessismo?

Ora, non è che io pensi davvero che le donne siano per qualche ragione migliori, più intelligenti o più di nobili intenzioni di noi maschi appesantiti dal nostro cromosoma Y? Non si tratta di questo. Ma del fatto che nella mia esperienza ho spesso constatato come le donne siano portatrici di una diversa visione del mondo sotto molti punti di vista. E’ da questa differenza tra sfera maschile e femminile e dalla loro integrazione che dobbiamo trarre giovamento.

Comunque per raggiungere davvero questo obiettivo dobbiamo andare oltre la semplice rappresentanza simbolica. Abbiamo bisogno della loro forza. E dei loro numeri. Uno sparuto drappello di donne non è abbastanza per fare la differenza. Mettere un numero sufficiente di donne nei posti chiave e ci teraanno ben svegli. Lo prometto. (La parola chiave è “sufficiente”).


C’è una forte analogia con la nostra recente esperienza della crescente presenza di ciclisti in alcune città. Se non ce ne è nessuno pochissimi sono quelli che anche solo pensano a loro. Se ce ne sono alcuni, non fa una grande differenza. Ma quando la presenza dei ciclisti è massicia, questo comincia a cambiare molte cose. E non solo per i ciclisti. Di questo si può trovare lampante evidenza in moltissime città dove questa trasformazione ha cominciato a prendere piede.

Un’importante indizio su questi aspetti ci viene fornito da una frase del sito del Gender and Built Environment, un data base che mette a disposizione di progettisti e architetti le conoscenze indispensabili per la costruzione di ambienti a misura di donne: “Non trattate le donne in modo uguale”. hmmm. Qualcosa su cui penso sia importante soffermarsi a riflettere anche per quello che riguarda il nostro campo di interesse.

E adesso?

Comunque la si veda, spero che non avremo bisogno di altre leggi per far succedere tutto questo. Piuttosto avremo bisogno di uno sforzo pubblico di alto profilo da parte delle nostre classi dirigenti e di una crescente consapevolezza del fatto che semplicemente non c’è un altro modo di affrotnare questo problema. Ma se questo non bastasse, beh, ci sono sempre le leggi. Non c’è motivo di essere eccessivamente timidi.

Il diritto di voto alle donne americane è stato riconosciuto il 26 agosto 1920, un lungo viaggio cominciato nel 1776 quando Abigail Adams chiese a suo marito, uno degli autori della costituzione americana e uno dei primi presidenti, di “ricordarsi delle donne”. Richiesta alla quale lui rispose che gli uomini avrebbero sempre combattuto la “dittatura della sottoveste”.

Ci sono voluti 144 anni perchè questa “svista” venisse corretta. Noi non abbiamo tutto quel tempo, e non ne abbiamo nemmeno bisogno, per fare quello che dovremmo. Possiamo arrivarci molto prima. Se lo facciamo insieme.

Eric Britton.

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L’autore:
Eric Britton ha una lunghissima esperienza nel campo della Nuova Mobilità: tra le altre cose è stato il primo promotore delle Giornate Senz’Auto, è il riferimento per tutte le realtà afferenti alla New Mobility Agenda che raccolgono più di un migliaio di esperti della mobilità sostenibile e delle politiche dei trasporti, ha creato il World Carshare Consortium a sostegno dello sviluppo e dell’innovazione del Car Sharing in tutto il mondo.
E’ editore di World Streets e Nuova Mobilità.

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