Smascheriamo i falsi miti sulla bicicletta

Quanto segue è un post comparso sul sito della compagnia assicuratrice Allianz (Allianz Knowledge Partnership) qualche giorno fa nel quale Morten Lange espone il suo punto di vista su falsi miti e politiche a favore del ciclismo. L’intervistato, presidente della Icelandic Cyclists Federation, è stato contattato dal responsabile del sito in seguito ad alcune sue prese di posizione critiche su un articolo pubblicato da Allianz Knowledge Partnership

“Non c’è virtualmente nessuna differenza tra i pericoli della guida e quelli del ciclismo”

Le gelide e ventose strade islandesi non sembrano un posto adatto per ciclisti avidi di chilometri. Morten Lange dichiara il suo dissenso, sostenendo che il ciclismo vi può salvare la vita.


Reporter: Thilo Kunzemann, Editor, Allianz Knowledge Partnership (AKP)

Non è difficile convinvcere la gente ad andare in bici in una nazione con tutto quel freddo e quella pioggia?

Morten Lange (ML)
La gente parla del clima difficile, delle distanze e così via. Ma nonostante questi problemi ci sono ancora moltissimi aspetti positivi del ciclismo dei quali la gente non si rende conto, come il risparmio economico, il risparmio di tempo, maggiore libertà e sostanziali benefici sul livello di salute. Ci sono molti miti sul ciclismo che ormai sono stati smentiti.

AKP: proviamo a vederli. In primo luogo, andare in bici è faticoso. Come ribattete a questa constatazione?

ML: questo può essere vero quando si inizia ma molte persone si accorgono del miglioramento della loro condizione fisica dopo poche settimane. Si può semplicemente iniziare con rapporti più corti per effettuare degli spostamenti più piacevoli.

AKP: la distanza dal mio posto di lavoro è troppo grande per essere coperta in bici.

ML: molte persone pensano che cinque chilometri siano una distanza considerevole. Ma quando qui in Islanda promuovemmo la nostra campagna “cycle to work” molte persone furono sorprese di quanto fosse facile percorrere in bici quei cinque chilometri tutti i giorni, e il tempo richiesto era molto minore di quello che si aspettavano.

AKP:Andare in bici è pericoloso.

ML: la gente il più delle volte pensa che il traffico sia molto minaccioso e soverchiante, e sente spesso parlare di incidenti. In realtà i dati che sostengono che andare in bici sia più pericoloso che andare in macchina prendono in considerazione rilevazioni effettuate su una base chilometrica, che dà luogo a una distorsione nella comparazione.

Nessuno farà tanti chilometri in bici quanti ne fa in macchina, così quello che si dovrebbe paragonare è il pericolo su una base oraria o sul numero di spostamenti. E allora non c’è nessuna differenza tra il pericolo di spostarsi in bici o in macchina. E naturalmente i ciclisti rappresentano un pericolo molto minore nei confronti degli altri. Se la bicicletta rimpiazzasse l’auto per le distanze brevi e medie, avremmo una riduzione del traffico e saremmo tutti più sicuri.

AKP: richiede troppo tempo.

ML: in bicicletta si è più veloci di quel che si pensa. In molte città in tutto il mondo sono state fatte delle competizioni scherzose durante le ore di punta per valutare le differenze tra i diversi mezzi di trasporto ed è molto raro che il ciclista non le vinca.

Anche qui a Reykjavik abbiamo tenuto una di queste gare nelle ore di punta del mattino, e il ciclsta è stato considerevolmente più veloce dell’automobilista e dell’utente del trasporto pubblico.

AKP: in quali altri modi convincete la gente ad andare in bicicletta?

ML: il parcheggio in Islanda è per lo più gratuito e questo comporta parecchi problemi. Qualcuno deve pagare il prezzo di un servizio sottofinanziato. Così invece di espandere le loro aree di parcheggio due grandi aziende di Reykjavik hanno deciso di ridurre la domanda di posti auto offrendo dei soldi per la rinuncia all’utilizzo del parcheggio.

Rimborsano l’equivalente di un abbonamento mensile al trasporto pubblico. Chiunque non adoperi il parcheggio può beneficiare di questa somma, anche se si sposta a piedi, in bici o si fa dare un passaggio da un collega.

Dovremmo seguire l’esempio britannico. Cycling England riceve richieste dalle scuole per tenere dei corsi di avviamento al ciclismo ai loro studenti, volti anche all’aspetto della sicurezza. Ai ragazzi viene insegnato come muoversi in bici nel “normale” traffico. Si sentono più sicuri e i loro genitori sono meno spaventati. Queste lezioni possono essere utili anche per ciclisti stagionati.

AKP: cos’altro bisognerebbe cambiare per rendere più attraente il ciclismo?

ML: penso che ci sia bisogno di un cambio di prospettiva da parte di politici e amministratori pubblici nel modo di parlare della sicurezza stradale, della salute e del ciclismo. Il messaggio che più spicca da parte di governi, compagnie assicurative e ONG è quello che si focalizza sulla responsabilità personale di ciclisti e pedoni nella tutela della propria sicurezza.

Questo spesso significa tenere i ciclisti fuori dal traffico, fargli indossare un abbigliamento vistoso, gadget ad alta visibilità e caschi. In un certo senso questo può essere logico, ma non sono le biciclette ad essere pericolose bensì le automobili, che vanno troppo forte.

Questi messaggi negativi spesso mettono in secondo piano gli aspetti positivi del ciclismo, come la sua velocità, economicità e salubrità. Questo dovrebbe cambiare: sono le automobili l’elefante nel negozio di porcellane cinesi, non gli altri utenti della strada.

Se meno gente va in bicicletta questo comporta minore sicurezza per tutti i ciclisti, meno attività fisica e quindi un livello più basso di salute pubblica, più inquinamento. I politici e l’opinione pubblica dovrebbero promuovere il ciclismo con messaggi positivi e introdurre limiti di velocità più bassi. 30 km/h dovrebbero diventare la regola in città grandi e piccole.

Oggi è difficile trovare un percorso che faccia sentire sicuri. Sia che si pedali su una trafficata superstrada per andare al lavoro, sia che si utilizzi una mappa che consenta di trovare dei percorsi alternativi. In quest’ultimo caso si finisce probabilmente per percorrere una distanza il 30% più lunga di quella percorsa dalle auto.

AKP: così lei pensa che si tratti di una questione di politiche pubbliche piuttosto che di responsabilità individuali?

ML: la politica può aiutare. Gli automobilisti,per esempio, ottengono parecchie cose gratis; i ciclisti non ottengono favori simili. Ci sono finanziamenti per gli automobilisti, come il parcheggio libero. I ciclisti raramente ricevono questo genere di sussidi. E per alcuni l’acquisto di un auto entra nelle voci del salario che ricevono, è come un aumento di stipendio. Se si utilizza una bicicletta, non si ricevono questi benefici. Ma queste cose stanno cambiando, per esempio in Gran Bretagna, in Norvegia e tutto sommato anche in Islanda.

AKP: ha citato i benefici sulla salute; sono realmente così importanti?

ML: l’OMS ha pubblicato uno strumento di valutazione chiamato HEAT for Cyclists che permette ai governi di misurare i benefici economici derivanti dal ciclismo, risultanti dalla riduzione del tasso di mortalità e di obesità, si può trovare sul web.

Parecchie malattie come quelle cardiovascoarili e parecchi tipi di tumore sono meno presenti della media nella popolazione di ciclisti. Uno studio condotto in Danimarca su 30mila persone e durato 14 anni ha dimostrato che tra i ciclisti le probabilità di morte durante questo periodo erano del 30 per cento più basse di quelle dei non ciclisti.

Almeno due città, Odense in Danimarca e Grimstad in Norvegia hanno visto realizzarsi dei risparmi immediati nel sistema sanitario in seguito a delle campagne di promozione del ciclismo durate alcuni anni

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L’autore: Morten Lange si descrive come “un difensore del ciclismo e degli altri mezzi di trasporto salutari (nel mio tempo libero)”. Vive lavora e pedala a Reykjavik, Islanda.

* Questa intervista è apparsa su Allianz Knowledge Partnership il 4 marzo.

0 pensieri su “Smascheriamo i falsi miti sulla bicicletta”

  1. …. anche la bicicletta come tutti gli altri mezzi di trasporto ha dei limiti "soggettivi"…per molti e' il freddo o la fatica, per altri la distanza o la pericolosita'…personalmente il mio limite (ci sto lavorando) e' la pioggia…quando piove ne faccio volentieri a meno…

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