World Transport Policy and Practice: ascoltare i bambini.

A Nuova Mobiltà teniamo parecchio a sottolineare l’importanza di un’integrazione di conoscenze che tradizionalmente non appartengono al campo dei trasporti per uscire dall’impasse nella quale il sistema di mobilità nato all’inizio del secolo scorso ci ha portato. Siamo contenti che l’autorevole Journal of World Transport Policy and Practice sottolinei la stessa necessità nel numero appena uscito.

Journal of World Transport Policy and Practice

Volume 15, Number 1. March 2010

Questo numero contiene due articoli che a prima vista appaiono assolutamente scoollegati. Ma solo a prima vista. L’articolo di Kinnersly – “Transport and Climate change on a planet near you” (Trasporti e cambiamento climatico su un pianeta vicino a voi) – è una riflessione molto approfondita sui collegamenti tra crescita economica, bassi livelli di democrazia, mancanza di volontà di affrontare i temi della sostenibilità e biodiversità e la perversità di un inarrestabile modo di prendere le decisioni che sostiene un modello del mondo “business as usual” (BAU).

Tranter e O’Brien in “Positive psychology, walking and well-being: Can walking school buses survive a policy of school closure?” (Psicologia positiva, camminare e benessere: i Piedibus possono sopravvivere a una politica di chiusura delle scuole?” dimostrano senza ombra di dubbio che una politica centrata sui bisogni dei bambini, sulle più ampie esigenze che ruotano intorno ai ragazzi e ai loro spostamenti da e per la scuola, potrebbe portare a risultati molto differenti da quelli ottenuti dalle politiche attualmente in voga.

Le giustificatissime preoccupazioni di Kinnerly a proposito del modello BAU sono chiaramente correlate con il modello centrato sui bambini presentato da Tranter e O’Brien. Allo stersso modo ci saranno altri modelli non BAU con i loro punti di vista e prospettive che questa rivista si impegna ad esporre, provenienti dagli anziani, da tutti coloro che presentano difficoltà a muoversi e da quelli che abitano quei “deserti dei servizi” a bassissima accessibilità che si sono venuti creando in molte città britanniche.

Da entrambi gli articoli emerge chiaramente che non possiamo aspettarci delle ricadute sulla qualità della vita intelligenti, etiche, umane dalle impostazioni proprie dei nostri esperti in economia neoclassica, abituati a calare dall’alto le loro soluzioni basate su puri calcoli aritmetici.

Il fallimento del summit di Copenhagen nello scorso dicembre del quale parla Kinnersly affronta questi punti con notevole enfasi. E’ evidente che qualunque cosa sia successa a Copenhagen questa non aveva niente a che fare con una visione del mondo etica e centrata sulle persone e nemmeno con il principio di precauzionalità o con la qualità della vita.

Siamo fortuntati che i politici e i leader mondiali che hanno messo insieme il fallito “accordo” di Copenhagen nello scorso dicembre non fossero in giro nei primi due decenni del XIX secolo. Se allora avessero ricoperto i ruoli che hanno oggi avrebbero presentato una meravigliosa storiella in favore dell’istituzione economica conosciuta come “schiavismo”. Si tratta dopo tutto di un sistema molto benefico per l’economia, potrebbe essere molto pericoloso vietarlo, qualsiasi atteggiamento critico e senz’altro male informato verso lo schiavismo potrebbe solo portare vantaggi agli “stranieri” che beneficierebbero di questa istituzione che verrebbe comunque perpetuata. L’abolizione della schiavitù non fu facile ma fortunatamente c’era un atteggiamento differente verso di essa per cui questo risultato venne raggiunto.

Kinnersly è anche un valido rappresentante della critica della cosiddetta civiltà occidentale. Come David Engwicht in Australia ha riflettutto molto su questi temi e ha prodotto un corpus di conoscenze con forti valenze politiche.

Questo atteggiamento è completamente assente nelle fila degli esperti in pianificazione, degli economisti, degli ingegneri del traffico e di tutte le altre figure professionali e evidenzia la necessità del riconoscimento delle “scienze della cittadinanza” o di un’interazione proficua tra i professionisti e tutti coloro che hanno qualcosa di intelligente da dire. Questo al momento non esiste assolutamente. Il mondo dei professionisti della conoscenza ha prodotto un modello di universo arrogante e indifferente.

Indifferenza che riguarda anche i bambini. Chiedere loro sui loro spostamenti casa – scuola come descrivono Tranter e O’Brien è un modo intelligente di capire quello che dovremmo fare per i bambini e avrebbe sicuramente più probabilità di incrementare il trasporto attivo, diminuire l’obesità e di rendere più felici i nostri ragazzi che non i voluminosissimi faldoni delle documentazioni ufficiali.

Ovviamente non ascoltiamo i ragazzi. Ho sentito parecchi bambini parlare molto chiaramente delle strade, del traffico e contro la chiusura della loro scuola e visto delle risposte completamente indifferenti a queste esigenze. Le politiche stradali e del traffico continuano a ignorare i bambini e a dare le priorità ai bisogni delle persone in automobile a detrimento dei ragazzi a piedi e in bicicletta. L’ultimo esempio è dato da una scuola secondaria molto quotata a Hornby, nel Lancashire, molto apprezzata dagli abitanti, chiusa nonostante le massicce proteste e un voto unanime contrario del consiglo comunale.

Questo sta per essere ripetuto con la prossima chiusura di una scuola primaria di Skerton a Lancaster che costringerà i ragazzi a frequentare scuole più distanti esponendosi a seri pericoli durante i loro spostamenti.

Questo numero contiene importanti messaggi su un futuro desiderabile, sul reale bisogno di atlernative al modello BAU e sull’importanza di ascoltare voci diverse. Speriamo di tornare nuovamente su questi argomenti nei prossimi numeri.

John Whitelegg Editor

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* Per scaricare l’ultimo numero di WTPP: http://www.eco-logica.co.uk/pdf/wtpp15.4.pdf

John Whitelegg è docente di Sostenibilità dei Trasporti alla Liverpool John Moores University e di Sviluppo Sostenibile alla University of York’s Stockholm Environment Institute, fondatore ed editore del Journal of World Transport Policy and Practice. E’ Consigliere comunale a Lancaster e dirigente del Green Party nel North West England.

Può essere contattato a j.whitelegg@btinternet.com

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