La pagliuzza e la trave.

Siamo convinti che per modificare in senso sostenibile i nostri sistemi di mobilità, quanto meno in ambito urbano, non servano grandi investimenti in infrastrutture pesanti e costose, quanto piuttosto una seria volontà politica da parte di tutti coloro che rivestono incarichi di responsabilità in questo ambito.

A monte di questo c’è quindi la necessità di spostare l’attenzione dei nostri concittadini su approcci alla mobilità meno ingegneristici e più sociali.

E’ di oggi la notizia apparsa su Repubblica.it che riporta i dati sull’andamento del parco auto italiano negli ultimi 5 anni, cresciuto di un impressionante (non tanto per la percentuale in sè quanto per la già drammatica situazione di partenza) 4.92%, superando la cifra record di 36 milioni di automobili, 6 ogni 10 abitanti neonati, centenari e non vedenti compresi.

“Se saldassimo insieme tutte le carrozzerie delle macchine in Italia arriveremmo all’incredibile numero di 248 mila ettari, ossia 248 chilometri quadrati: come se Milano e Firenze fossero interamente ricoperte di lamiera. Il fenomeno, forse è questa la cosa più strana, sembra sfuggito ai più.”

L’articolo denuncia l’assenza delle grandi istituzioni di ricerca nel campo, riportando che i dati in questione sono forniti nientepopodimeno che dall’Associazione Italiana Ricostruttori Pneumatici.

Anche se apprezziamo moltissimo i contenuti dell’articolo, ci sembra che questo atteggiamento sia rivelatore del vecchio vizio di cercare la pagliuzza nell’occhio del vicino perchè non si riesce a vedere la trave nel proprio.


Già nella pagina che ospita il post, infatti, si possono trovare in bella mostra due annunci pubblicitari di automobili. Ma questa potrebbe anche essere una strategia redazionale basata sul presupposto che associare due messaggi così apertamente in contraddizione uno con l’altro possa indurre nel lettore riflessioni probabilmente poco favorevoli agli inserzionisti. Ci concediamo quindi il beneficio del dubbio.

Ma quello che più colpisce è che il post fa parte di una serie raccolta sotto il nome di “ecoauto”, dedicata per il 99% alle auto “ecologiche”. E’ evidente che tra i lettori abituali di questa serie la notizia di 248 km quadrati di lamiera si perde nel mare magnum di notizie sull’ultimo modello di batteria agli ioni di litio e sugli incentivi per l’acquisto di una vettura a metano. Si centra così in pieno l’obiettivo (sbagliato) di portare l’attenzione solo sugli aspetti ingegneristici della mobilità e favorendo proprio quella propensione all’acquisto di auto (sia pure ibride piuttosto che a metano o ad acqua minerale) che andranno ad aggiungere ulteriore lamiera ai 248 km quadrati già esistenti.

Ci piacerebbe vedere più spesso post del genere, ma sotto una serie chiamata magari “trasporti e urbanistica”, oppure “nuove forme di dipendenza” o qualunque altra cosa possa suggerire la dimensione sociale della mobilità e anche di altri ambiti nei quali l’introduzione di tecnologie su larga scala modifica i rapporti tra le persone. Forse se i media più importanti adottassero questa filosofia comunicativa certi fenomeni non “sfuggirebbero ai più”.

Articolo su Repubblica.it: Parco auto, crescita infinita

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L’autore
Enrico Bonfatti vive e lavora a Bergamo, dove nel suo tempo libero si occupa di problematiche relative alla mobilità e alla vivibilità del suo quartiere, oltre che di tenere in vita questo blog. Potete incontrarlo a Bergamo e dintorni a cavallo della sua bicicletta mentre va a guadagnarsi il pane oppure semisdraiato sulla sua reclinata mentre tenta di restare in forma. E’ felicemente divorziato dall’auto, con la quale mantiene comunque una occasionale e cortese frequentazione, dal 2001. Spera di non innamorarsene mai più e neanche di essere costretto ad un matrimonio di convenienza.

0 pensieri su “La pagliuzza e la trave.”

  1. Siamo come la rana messa a bollire nell'acqua: se la temperatura sale abbastanza lentamente la rana, che è un animale a sangue freddo, non se ne accorge e non prova a scappare.Così noi. Per decenni abbiamo aggiunto una macchina al giorno e lentamente, senza che la maggior parte di noi se ne rendesse conto, siamo finiti in una condizione insostenibile.A Roma è ormai il delirio, le auto posteggiate ovunque sono il principale freno alla circolazione, e gli interventi in questo senso (PUP) sono ipocritamente speculativi.

  2. Concordo pienamente con quanto scrive Enrico Bonfatti. E' molto grave che i principali quotidiani come Repubblica e il Corriere della Sera abbiano una rubrica denominata "motori" all'interno delle quali vengono incluse tutte le notizie relative alla MOBILITA'. Saltuariamente vengono inseriti articoli riguardanti i danni prodotti dall'attuale sistema di mobilità (traffico, incidenti, smog), ma il più delle volte queste rubriche contengono articoli-spot che si vanno ad aggiungere alle numerose campagne pubblicitarie di automobili che già pervadono le pagine dedicate all'informazione.Valeria

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