Cala il sipario su Kaohsiung: prime impressioni

Si è appena concluso il primo forum internazionale sulla co-mobilità, tenutosi a Kaohsiung, Taiwan, dove esperti provenienti da tre continenti hanno provato a mettere in comune le loro conoscenze sul concetto di condivisione nell’ambito della mobilità urbana.

Sono stati tre giorni ricchi di stimoli, di riflessioni, di idee.  Si sono sviscerate le varie modalità di condivisione nel campo della mobilità urbana, da quelle più conosciute da noi come bike e car sharing fino a quelle più comuni nei paesi a basso reddito come i taxi collettivi informali. Si sono anche analizzati i risvolti psicologici e comportamentali che portano le persone a scegliere o a rifiutare la condivisione nei trasporti e il ruolo importantissimo che possono avere le nuove tecnologie in questo campo.

Parallelamente alla conferenza si è tenuto quello che è stato definito “young leaders program”, programma per giovani leader, durante il quale una dozzina di giovani promesse della mobilità sostenibile hanno elaborato delle proposte per la città di Kaohsiung.

Complessivamente l’impressione che ho ricevuto da quanto emerso dal forum è che ormai le premesse tecnologiche per rendere possibile un sistema di mobilità urbana molto più flessibile e sganciato dalla necessità del possesso di un’automobile ci sono tutte: le nuove tecnologie dell’informazione permettono cose che solo una decina di anni fa erano impensabili. I maggiori ostacoli che si frappongono alla realizzazione di un sistema di mobilità basato sulla condivisione sono soprattutto di ordine culturale e politico.

In questo senso almeno le parole del sindaco di Kaohsiung, Chu   Chen, sono state rincuoranti. Bisogna vedere quanto le buonissime intenzioni della attuale amministrazione saranno in grado di concretizzarsi, ma l’entusiasmo dimostrato dalla prima cittadina è stato veramente encomiabile. Abbiamo bisogno di personaggi politici così.

Oltre il puro e semplice trasporto.

Va da sè che i principi che sottostanno il concetto di co-mobilità hanno una valenza che va oltre il ristretto ambito dei trasporti: basti pensare a come oggi viviamo la presenza degli altri, inscatolati esattamente come noi in una tonnellata di lamiere, plastica  e vetro, sulle strade. Sono degli ostacoli al nostro procedere, quando non degli avversari o dei nemici. Quante volte vorremmo che sparissero dalla strada per permetterci di arrivare in tempo.

Le forme di co-mobilità invece trasformano l’altro da avversario in alleato: grazie al car-pooling si possono ridurre i costi dei viaggi, ma solo se si trovano dei compagni con cui condividere il percorso; grazie al bike-sharing posso trovare una bicicletta dova più mi fa comodo, ma solo se qualcun altro l’ha portata al suo posto etc. Insomma la co-mobilità porta con sè un valore aggiunto di vivere civile che manca alle tradizionali forme di trasporto.

Il tassello mancante.

Molte le cose degne di nota emerse durante il forum. Ne sintetizzo brevemente alcune. La  co-mobilita può essere vista come il migliore alleato del trasporto pubblico per raggiungere quel livello di flessibilità dell’offerta che questo da solo non può garantire. Come è stato più volte sottolineato, nessuno va a lavorare nella fermata dell’autobus. Per raggiungere la propria destinazione finale ha bisogno di qualcos’altro che può essere garantito da tutta una serie di misure (dal bike sharing, a qualche forma di taxi collettivo senza dimenticare l’importanza di percorsi pedonali sicuri e piacevoli) che solo una visione dei servizi di mobiltà come una risorsa da condividere può concepire.

Condivisione degli spazi

Per garantire un buon funzionamento di questo sistema nel suo complesso e poter rendere gli spazi urbani più adatti a soddisfare la molteplicità di funzioni che è loro propria bisogna poter permettere alle diverse utenze della strada di poter coesistere pacificamente. Un modo per raggiungere questo obiettivo è quello di segregarle attraverso la creazione di corsie preferenziali e piste ciclabili. Un altro, soprattutto nei luoghi dove gli spazi sono ridotti, è quello di mischiarle avendo l’avvertenza di creare un ambiente che costringa i mezzi più pesanti e veloci a ridurre la velocità come si fa nelle zone 30 o – portando questo concetto ancora più in là – eliminando la tradizionale segnaletica stradale creando contemporaneamente le condizioni che permettano un adeguata interazione tra pedoni, ciclisti, automobilisti e quant’altri si trovino a condividere lo spazio pubblico urbano, come sostenuto dal movimento per lo shared space.

E-scooter?

Nei prossimi giorni Nuova Mobilità posterà la sintesi di alcune delle relazioni tenutesi durante il forum (ne potete trovare già due, a cura di Eric Britton e Michael Glotz-Richter), ma vorrei sottolineare già ora una delle proposte emerse dai partecipanti allo young leaders program che mira a valorizzare la propensione dei taiwanesi all’utilizzo degli scooters: 63 spostamenti su 100 a Kaohsiung sono effettuati con questo mezzo di trasporto. L’idea è quella di stimolare attraverso opportuni incentivi il passaggio alle due ruote elettriche e di garantire a queste dei percorsi dedicati, magari da condividere con i ciclisti. Vista la considerevole quantità di scooter circolanti anche nelle nostre città, utilizzati soprattutto da adolescenti, forse abbiamo qualcosa da imparare dai giovani cinesi.

Piccoli blog crescono.

Per finire due parole su questo quotidiano sulla mobilità urbana, che ha avuto un piccolo spazio di presentazione durante la conferenza. Come i nostri lettori abituali sanno, è parte di un progetto più vasto che punta a portare un’informazione – crediamo di buon livello – sulla sostenibilità dei trasporti, delle città e delle nostre vite a quante più persone possibili attraverso la creazione di contenuti in madrelingua, nel nostro caso l’italiano. In altre parole un mezzo di condivisione delle conoscenze.

Ora qualcuno in Cina sta pensando di ripetere l’esperienza italiana, cominciando come noi a tradurre materiali prevalentemente scritti in inglese e provenienti dall’estero, per poi gradualmente integrare queste fonti con altre più locali. Idealmente ci piacerebbe arrivare ad avere un quotidiano come il nostro non solo in ogni stato, ma anche in ogni città. Utopia? Forse.

Pubblicato da

Enrico

Enrico Bonfatti, dopo aver vissuto e lavorato nella industriosa Lombardia, si è ritirato oggi in una ridente frazione montana delle prealpi venete. Ha avuto il privilegio di poter sperimentare la vita senza il possesso dell'automobile per tredici lunghi anni. Ultimamente lo ha perso a causa del mutato contesto nel quale si trova a vivere e delle politiche di smantellamento del trasporto pubblico in atto ormai da diversi anni nel nostro paese e non solo. Ha dato vita a questo blog nell'ormai lontano 2009, spinto dalla necessità di preservare, per quanto possibile, il quartiere dove viveva dal quotidiano assalto delle lamiere.

Rispondi