Condivisione di spazi a Berlino.

Bici più metro a Berlino (Epa)
Bici più metro a Berlino

A Berlino, dove il rapporto tra spostamenti in auto e quelli in bici è di 2:1, si sta rimettendo in discussione il concetto sul quale si basa l’estesa rete ciclabile (1000 km) della città: la netta separazione tra spazi dedicati alla circolazione a pedali e quelli per i mezzi a motore. Sembra che la condivisione degli spazi, abbinata a regole chiare basate sul rispetto dell’utente più debole, possa portare a una maggiore sicurezza per tutti.

da Corriere.it; si ringrazia Paolo Cremaschi per la segnalazione.

BERLINO – Se circolare nelle metropoli è una guerra, a Berlino la stanno vincendo i ciclisti. Qualche volta, a dire il vero, cercano di stravincerla. L’anno scorso, per esempio, la polizia ha dovuto sequestrare dozzine di biciclette senza freni, del tipo di quelle che si usano su pista e che si possono fermare solo pedalando all’indietro. Finché le usavano i messaggeri dei servizi di recapito, pazienza. Ma quando le bici «a ruota fissa» sono diventate un fenomeno cool e di massa, le autorità sono intervenute: eccesso di arroganza (e di pericolo) da parte dei ciclisti, proprio come capita agli automobilisti di Milano. Sfrecciare tra auto e pedoni va bene, ma senza freni no.

Il fatto è che nella capitale tedesca, come in molte città dell’Europa settentrionale, alle biciclette si dà spazio da decenni, da ancor prima della caduta del Muro. Chi pedala, dunque, non ha più timidezze: conosce i suoi diritti e ha le sue piste riservate. Chi guida un’auto è ormai avvertito: ostacolare un ciclista è infrazione grave. Chi cammina sa che deve guardarsi le spalle: il pericolo spesso arriva da dietro, ed è veloce e silenzioso. Il risultato è una città che usa regolarmente le due ruote. L’Adfc – il club dei ciclisti – calcola che a Berlino nel 2008 il 13,1 per cento degli spostamenti sia avvenuto su bicicletta: quota molto alta, se si considera che gli spostamenti dei berlinesi in automobile furono poco più del doppio, il 27 per cento. La struttura della città aiuta: l’intensità del traffico non è drammatica e le strade sono piuttosto alte.

La chiave del successo berlinese, però, sta nella rete di piste ciclabili. Si tratta di oltre mille chilometri che coprono l’intera metropoli. Di questi, 650 sono ritagliati sui marciapiedi, cioè strisce nettamente separate dalla carreggiata riservata alle auto. «Ma questo sta cambiando – dice Roland Huhn, capo dei Trasporti dell’Adfc -. Prima si pensava che tenere le biciclette lontane dalle auto fosse la cosa migliore, che il ciclista si sentisse più sicuro e protetto. Ma abbiamo visto che non è vero. Innanzitutto, quella sicurezza è mal riposta quando si avvicina a un incrocio. In secondo luogo, queste piste favoriscono gli incidenti con i pedoni. Terzo, il guidatore di un’auto fatica a vedere chi è in bicicletta».

Nel 2009, in città ci sono stati 7.056 incidenti che hanno coinvolto ciclisti, 11 mortali. La città dunque ha deciso di cambiare impostazione: bici e auto è meglio che stiano vicine e si tengano d’occhio. È così partita la definizione di piste per ciclabili che prendono una parte della carreggiata e non più del marciapiedi: di queste ce ne sono ormai 125 chilometri. Altri 150 chilometri sono misti marciapiedi-carreggiata e altri 80 chilometri consentono alle biciclette di usare la corsia degli autobus. Tutto funziona, naturalmente, se c’è il rispetto delle regole. La bici deve avere il campanello che funziona. Ma l’automobile che vuole girare a destra deve lasciare passare tutti i ciclisti, come se fossero pedoni che attraversano la strada. Già… Lasciare attraversare i pedoni.

Danilo Taino
12 ottobre 2010

Pubblicato da

Enrico

Enrico Bonfatti, dopo aver vissuto e lavorato nella industriosa Lombardia, si è ritirato oggi in una ridente frazione montana delle prealpi venete. Ha avuto il privilegio di poter sperimentare la vita senza il possesso dell'automobile per tredici lunghi anni. Ultimamente lo ha perso a causa del mutato contesto nel quale si trova a vivere e delle politiche di smantellamento del trasporto pubblico in atto ormai da diversi anni nel nostro paese e non solo. Ha dato vita a questo blog nell'ormai lontano 2009, spinto dalla necessità di preservare, per quanto possibile, il quartiere dove viveva dal quotidiano assalto delle lamiere.

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