La bassa densità abitativa è una valida giustificazione per rinunciare a offrire alternative all’auto?

Pensiamo spesso che niente potrà liberare dalla dipendenza dall’auto gli abitanti delle periferie urbane a meno di non attuare una rivoluzione urbanistica che porti a moltiplicarne le densità.  Oggi circa il 10 per cento della popolazione mondiale si trova ad abitare in zone dove l’unico mezzo di trasporto disponibile è l’auto privata e quel che è peggio è che ci sono moltissime persone, tra i 7 miliardi di esseri umani che abiteranno il pianeta alla fine dell’anno prossimo, che non vedono l’ora di intrappolarsi nella stessa situazione. Come se non bastasse l’idea dell’indissolubile legame tra auto e ambiente suburbano è un ottimo alibi per amministratori e politici. Paul Mees nel suo saggio “Transport for suburbia” contesta alla radice questa visione, accusandola di essere solo un alibi per amministrazioni incompetenti.

In considerazione del fatto che in paesi come l’Australia e il Canada lo sprawl urbano è un fenomeno molto più accentuato che nella nostra penisola, dove la conformazione del territorio ha di fatto limitato l’eccessiva dispersione abitativa, quello che sostiene Mees nel suo saggio assume ancora più forza e incisività se riportato nella nostra realtà.

Trasporti per Suburbia: oltre l’era dell’automobile

Questo saggio è rivolto a chiunque sia preoccupato dei costi ambientali e sociali delle città automobili: esistono un’estesa bibliografia dedicata a questo argomento e ai motivi per i quali dobbiamo prepararci a superare l’era dell’automobile, ma pochi che offrano suggerimenti pratici su come operare concretamente. Abbiamo bisogno di modalità alternative di trasporto, e ne abbiamo bisogno ora, perchè i problemi come il cambiamento climatico e l’instabilità degli approvvigionamenti di greggio sono pressanti.

Il trasporto pubblico non rappresenta l’unica di queste alternative – in effetti gli spostamenti e piedi e in bicicletta sono le uniche modalità di trasporto realmente sostenibili – ma è sicuramente un ingrediente fondamentale di un futuro post-automobilistico. Se non sarà in grado di fornire valide alternative all’uso dell’auto allora tutti i progetti volti a promuovere pedonalità e ciclismo e a scoraggiare il ricorso alla vettura privata falliranno. Ma riuscire ad organizzare un trasporto pubblico di qualità sembra troppo difficile in molti paesi di lingua inglese: gli Svizzeri e altri paesi europei sono in grado di farlo, noi no. E questo obiettivo sembra addirittura impossibile nei quartieri periferici e nei comuni delle cinture urbane dove si sta concentrando la crescita demografica.

Argomento centrale del mio libro è che i problemi del trasporto pubblico sono più facili da risolvere di quanto comunemente si pensa. Non dobbiamo demolire le periferie per ricostruirle a delle densità abitative parecchie volte più alte di quelle attuali; e nemmeno abbiamo bisogno di una trasformazione radicale della consapevolezza umana, per quanto questa possa essere desiderabile per molti altri buoni motivi. Il trasporto pubblico svizzero è stato adattato per servire l’attuale ambiente urbano, per una popolazione che con noi condivide gli stessi fallimenti e le stesse colpe.

Gli ingredienti fondamentali di un trasporto pubblico di alto livello in “stile europeo” sono la progettazione e la politica, gli stessi fattori alla base dei fallimenti di molti progetti di trasporto pubblico in quella parte del mondo che parla inglese (e anche italiano… ndt). L’idea che la compattezza urbana, o l’aumento del livello di consapevolezza, oppure il libero mercato potessero fornire un valido sostituto di questi due elementi è stata molto diffusa nella cosiddetta “Anglosfera” almeno per due decenni. I risultati non sono stati incoraggianti. E’ ora di utilizzare un altro genere di approccio che viene descritto nel mio libro insieme ai motivi per i quali credo che possa funzionare.

Un buon trasporto pubblico richiede una buona progettazione e una buona politica, messe in campo da un’amministrazione pubblica competente ed onesta. Queste cose non si realizzano da sole; hanno bisogno di una comunità attiva e informata in grado di porre le giuste domande ai suoi politici e burocrati, insistendo sul fatto che le scelte politiche devono basarsi sui fatti piuttosto che sulla propaganda. La verità conta davvero, non importa quanto possa essere irritante per chi gestisce il potere.

L’autore:

Paul Mees (n. 1961) è un accademico australiano attualmente insegnante alla RMIT University. Ha già lavorato presso l’University of Melbourne e ha lavorato come consulente nel campo dei trasporti di diverse amministrazioni pubbliche australiane, neozelandesi e canadesi.

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Quella che avete letto è l’introduzione al saggio “Transport for Suburbia”, che potete trovare qui nella versione originale inglese.

 

 

Pubblicato da

Enrico

Enrico Bonfatti, dopo aver vissuto e lavorato nella industriosa Lombardia, si è ritirato oggi in una ridente frazione montana delle prealpi venete. Ha avuto il privilegio di poter sperimentare la vita senza il possesso dell'automobile per tredici lunghi anni. Ultimamente lo ha perso a causa del mutato contesto nel quale si trova a vivere e delle politiche di smantellamento del trasporto pubblico in atto ormai da diversi anni nel nostro paese e non solo. Ha dato vita a questo blog nell'ormai lontano 2009, spinto dalla necessità di preservare, per quanto possibile, il quartiere dove viveva dal quotidiano assalto delle lamiere.

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