Amore, dobbiamo rallentare.

Uno degli elementi indispensabili alla sicurezza delle nostre strade – anzi, il principale elemento – è la moderazione della velocità. Eppure il senso comune di molti italiani al volante li induce a pensare di essere legittimati a “pestare” sull’acceleratore al punto da sentirsi in dovere di prendersela con quei pochi che, ligi ai limiti vigenti, secondo loro ostacolano i loro spostamenti. Bene fa quindi il coordinamento “Di Traffico Si Muore” a richiamare l’attenzione su quella che è probabilmente una delle arterie urbane più pericolose d’Italia, via dei Fori Imperiali a Roma. Quello che segue è l’articolo pubblicato sabato da Corriere.it. In calce alcune considerazioni di Nuova Mobilità.

ROMA – «Stesse, pessime, abitudini». Il Coordinamento Di Traffico si Muore è tornato in via dei Fori Imperiali con la pistola-laser che rileva il superamento dei limiti di velocità. Ad un anno dal primo rilevamento, le infrazioni al codice della strada – in pieno centro – non sono diminuite. Anzi.

LIMITI DISATTESI – Auto che sfrecciano a 80 chilometri orari ai piedi del Campidoglio, moto a 70 chilometri orari: «La sicurezza dei ciclisti – commenta Paolo Bellino del Coordinamento – rimane affidata alla fortuna. Dopo mesi di tentativi di dialogo, siamo ancora qui a chiedere all’amministrazione comunale di far rispettare i limiti di velocità alle automobili. Sotto le finestre del sindaco Alemanno, e in una delle vie più fotografate della città, si assiste allo spettacolo poco edificante di auto blu che sfrecciano ignorando qualsiasi divieto». I ciclisti sono tornati in via dei Fori Imperiali, nello stesso punto dove ha perso la vita la giovane ciclista Eva, per ribadire che «serve più rispetto per gli utenti leggeri della strada».

PIU’ BICI IN CIRCOLAZIONE – Ma sabato 15 gennaio, dopo aver registrato decine di infrazioni, il Coordinamento osserva anche un dato positivo. «E’ cresciuto il numero dei ciclisti urbani – sottolinea ancora Bellino – basta guardarsi intorno in un normale sabato mattina. La società sta cambiando, sono solo le amministrazioni a rimanere sorde alle richieste che vengono dai cittadini. Girare in bicicletta per la città deve essere sicuro».

APPELLO AL NUOVO ASSESSORE – «Speriamo che il nuovo assessore capitolino alla mobilità, Antonello Aurigemma – conclude Bellino – si dimostri più attento alla mobilità sostenibile. E’ con lui che vogliamo dialogare, assegnare la delega alla ciclabilità al dipartimento Ambiente significa avallare una concezione vecchia che vede la bicicletta come un mezzo ludico: le due ruote ecologiche sono invece un mezzo di trasporto economico, sostenibili ed efficiente su cui il Campidoglio deve investire».

Simona De Santis

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Questo quanto riportato da Corriere.it. Io vorrei provare a “rilanciare” sottolineando come l’attenzione verso il rispetto dei limiti non dovrebbe venire risvegliata solo da questi casi estremi di infrazione ai limiti di velocità vigenti. E’ un dato di fatto che il rischio di decesso per un pedone o per un ciclista in caso di impatto con un autoveicolo ha una relazione esponenziale con la velocità alla quale avviene l’urto. A 50 km/h le probabilità di rimanere ucciso sono 5 volte più alte che a 30 km/h.  Ma senza arrivare a toccare quella che secondo noi è la ragionevolissima ipotesi di portare a tale limite la velocità massima di circolazione nei centri urbani, riportiamo ancora una volta questo spot inglese sul rispetto dei limiti di velocità che illustra molto bene le possibili conseguenze di quello che è considerata ancora troppo spesso una “innocua” infrazione al codice della strada.

Il sito di Di Traffico Si Muore

Nuova Mobilità sulla sicurezza.

Pubblicato da

Enrico

Enrico Bonfatti, dopo aver vissuto e lavorato nella industriosa Lombardia, si è ritirato oggi in una ridente frazione montana delle prealpi venete. Ha avuto il privilegio di poter sperimentare la vita senza il possesso dell’automobile per tredici lunghi anni. Ultimamente lo ha perso a causa del mutato contesto nel quale si trova a vivere e delle politiche di smantellamento del trasporto pubblico in atto ormai da diversi anni nel nostro paese e non solo. Ha dato vita a questo blog nell’ormai lontano 2009, spinto dalla necessità di preservare, per quanto possibile, il quartiere dove viveva dal quotidiano assalto delle lamiere.

0 pensieri su “Amore, dobbiamo rallentare.”

  1. Occorre una campagna nazionale in grado di rendere “cool” la lentezza.
    Occorre far diventare “figo” chi va piano e “ridicolo” chi corre.
    P.e. questo spot pubblicitario andava nella direzione giusta:


    …purtroppo l’hanno visto solo in Spagna!

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