Zona 30 in centro storico a Modena: operazione di facciata o preludio a un reale ripensamento degli spazi urbani?

Da sempre Nuova Mobilità sostiene che gli attuali limiti di velocità vigenti di default in tutte le nostre città (50 km/h) sono troppo alti, essendo probabilmente la principale causa di incidenti e decessi nelle aree urbane, checchè ne dicano le campagne anti alcool (peraltro un problema da non sottovalutare). Un limite di velocità molto più ragionevole dovrebbe essere quello di 30 km/h che riduce davvero al minimo il rischio di mortalità – per un pedone o un ciclista – in caso di collisione con un autoveicolo.

Per questo siamo convinti sostenitori dell’introduzione di tutte quelle misure che possono favorire un rallentamento delle velocità massime di circolazione, prime fra tutte le zone 30 e i più innovativi Shared Space. Al contrario di quanto si potrebbe intuitivamente pensare queste misure, oltre a migliorare drasticamente la sostenibilità, la vivibilità e la sicurezza di un ambiente urbano, non causano significativi rallentamenti della velocità media di circolazione delle autovetture e nemmeno risentimento da parte delle popolazioni interessate dalla loro introduzione.

Infatti dove le zone trenta sono già una realtà si è sperimentato un aumento dei tempi di percorrenza che arriva al massimo al 3%. Quello che si perde in velocità massima lo si riguadagna in una maggiore regolarità della marcia. Ma questo dato non tiene conto del tempo risparmiato in ricoveri ospedalieri e in accompagnamento di minori, disabili e anziani necessario in un ambiente urbano dove la sicurezza e l’accessibilità sono un optional. E per quanto riguarda il consenso a queste iniziative, che spesso incontrano una forte opposizione prima della loro applicazione, è sempre altissimo quando i cittadini possono sperimentarne in prima persona le conseguenze.

Quindi ci fa piacere apprendere che il comune di Modena ha deciso di adottare il limite di 30 km/h non in una singola via, ma su circa 20 km di strade urbane. Tale limite è in vigore dal primo di marzo in tutto il centro storico. Qui potete prendere visione dell’area interessata dalla misura: http://www.comune.modena.it/mobilita/allegati/zona-trenta-centro-storico.

Si tratta senz’altro di un’area molto vasta. Quello che viene spontaneo chiedersi è però questo: la REALE velocità massima di circolazione in quelle vie prima dell’introduzione del limite di 30 km/h era davvero più alta? O non può essere che, a causa degli spazi progettati in un periodo storico molto antecedente la comparsa delle automobili queste, entrando in quelle viuzze, moderassero già a sufficienza la loro velocità?

La risposta potrebbe essere abbastanza scontata. In questo caso il limite di 30 km/h sancirebbe una situazione già esistente sul campo, permettendo al massimo di perseguire eventuali comportamenti estremi, ma non di migliorare la sicurezza complessiva della rete viaria modenese.

Va da sè che iniziative di questo tipo possono anche avere una portata di ordine più culturale che strettamente normativo. Una zona 30 così ampia ufficialmente riconosciuta dall’autorità pubblica può essere preludio a una reale revisione dei limiti di velocità sulle strade urbane di tutta Modena, magari da introdurre previa una fase di sperimentazione che permetta ai cittadini di toccare con mano la gradevolezza di un ambiente dove le esternalità del traffico automobilistico vengano enormemente ridotte da questa semplice misura. Non si tratterebbe solo della posa dell’adeguata segnaletica, ma anche nel ripensamento degli spazi e degli arredi urbani, in quanto la diminuzione della superficie a disposizione delle autovetture induce automaticamente comportamenti meno pericolosi, senza bisogno di aumentare la vigilanza e il pattugliamento delle strade, come insegna già il comportamento virtuoso della stragrande maggioranza degli automobilisti che entrano nei centri storici.

Ci piacerebbe sapere cosa si pensa a Modena di una proposta del genere. Invitiamo quindi i nostri lettori estensi, e non solo loro, a esprimere il loro parere.

Pubblicato da

Enrico

Enrico Bonfatti, dopo aver vissuto e lavorato nella industriosa Lombardia, si è ritirato oggi in una ridente frazione montana delle prealpi venete. Ha avuto il privilegio di poter sperimentare la vita senza il possesso dell’automobile per tredici lunghi anni. Ultimamente lo ha perso a causa del mutato contesto nel quale si trova a vivere e delle politiche di smantellamento del trasporto pubblico in atto ormai da diversi anni nel nostro paese e non solo. Ha dato vita a questo blog nell’ormai lontano 2009, spinto dalla necessità di preservare, per quanto possibile, il quartiere dove viveva dal quotidiano assalto delle lamiere.

0 pensieri su “Zona 30 in centro storico a Modena: operazione di facciata o preludio a un reale ripensamento degli spazi urbani?”

  1. Da modenese posso senz’altro confermare che il provvedimento è, in buona sostanza, ininfluente essendo la “zona 30” zona a “traffico limitato” in cui pedoni e bici già si muovono liberamente e le rare auto non riescono a sviluppare velocità superiori.

    Sono fermamente convinto che in OGNI zona abitata, gli automezzi, debbano sviluppare velocità inferiori a 30 km/h, le uniche che garantiscano la sicurezza per le persone (che sono anche automobilisti).

    Il problema reale insomma non è tanto questo provvedimento, quanto il fatto che dia l’impressione di dar per risolto un problema che, a mio avviso, risolto non è.

  2. Quindi di fatto il provvedimento recentemente preso dall’amministrazione modenese non fa altro che dare legittimità a una realtà già in atto: quella di una velocità di circolazione che si autolimita per forza di cose e con il consenso di gran parte (dell’unanimità?) della cittadinanza. Per cui non risolve niente, in quanto la situazione nel centro storico era già “risolta”.

    Viene quindi da interrogarsi su quanto la velocità nelle nostre città possa venire limitata per decreto amministrativo (attreverso segnaletica e presidio delle forze dell’ordine) e quanto invece attraverso una diversa organizzazione degli spazi pubblici che permetta l’emergere di esigenze che la quasi totale attribuzione dei medesimi all’utilizzo motorizzato privato soffoca sul nascere o addirittura prima del loro concepimento (tutti i bambini sanno che “è pericoloso scendere in strada”): segnalo in proposito tutto quello che NM ha pubblicato sugli shared space oltre a questa interessante iniziativa di livable streets, molto utile secondo me ad aiutare le risorse immaginative di molti concittadini che faticano a vedere vie e piazze come ambienti concepiti anche per usi diversi da quelli della circolazione e del parcheggio di autovetture.

    1. Il centro di Modena ha un’unica via dritta e pragmatica come fosse una via romana, essendo, appunto, una via romana attorno a cui le case si sono adattate. Inutile dire che l’urbanistica del centro sia stata “pensata”, attuata e “testata” in tempi anteriori all’avvento dell’auto. In questo Modena non fa eccezione rispetto alle altre città italiane.

      Queste strade sono state costruite per un utilizzo differente. Più leggero ed eterogeneo che comprendeva, oltre il transito, le attività umane di chi viveva o passava di qua.

      Sull’utilizzo l’amministrazione ha lavorato bene, talmente bene da far apparire inutile il provvedimento. Sulla funzione, invece, non ha fatto nulla se non pensare di arredare le vie di automobili.

      Incredibile verificare come ogni via del centro sia perennemente e incessantemente arredata con un nastro di DUE METRI di auto in parcheggio. Auto in parcheggio che, per motivi di spazio, sbordano spesso su un marciapiedi già striminzito, privando le vie del loro senso, del loro molteplice significato.

  3. Alla luce di notizie come questa

    http://www.repubblica.it/motori/sicurezza/2011/03/16/news/nuovo_reato_omicidio_stradale-13651929/?ref=HREC1-7

    il provvedimento, se non esteso a TUTTE le zone abitate metterebbe la normale visione autocentrica della mobilità in serie difficoltà. Alla luce di questa notizia che, io credo, non è che la prima di tutta una serie di modifiche che si renderanno necessarie, quello che sino ad ora, dalla maggior parte di noi persone, è stato considerato “normale” non lo sarà più.

    Un p’o’ di coraggio da parte dell’Amministrazione potrebbe trasformare parecchie cose nel mio comune. Essere i primi, così la penso, è sempre un vantaggio.

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