Ecopass tra destra e sinistra.

E’ di questi giorni la notizia che i cinque referendum milanesi sull’ambiente si svolgeranno in concomitanza con quelli nazionali su acqua, nucleare e legittimo impedimento. Una mezza vittoria per i promotori – che puntavano ad accorpare i referendum alle elezioni comunali – che potrebbe servire ad evitare una scarsa affluenza alle urne.

Per il referendum che più ci interessa, quello sull’allargamento di Ecopass, si registrano posizioni molto articolate all’interno delle forze politiche, sicuramente non coincidenti con quelli che sono gli schieramenti di maggioranza e opposizione.

Le misure di road pricing in effetti possono apparire “di destra” oppure “di sinistra” nello stesso modo. Sono “di destra” perchè, chiedendo un prezzo per l’uso di una risorsa pubblica quale la strada, pongono un ostacolo alla sua accessibilità per i ceti meno abbienti. Sono “di sinistra” perchè chi di solito si adopera per evitare di consegnare gli spazi urbani all’invasione degli automezzi privati permettendo alle istituzioni di “mettere le mani in tasca” ai contribuenti si considera o viene considerato, a torto o a ragione, un uomo di quella parte politica.

Questo spiega in parte perchè in questo caso si creano spesso  schieramenti molto trasversali, sia a favore che contro l’introduzione di queste misure. Non si tratta quindi solo di bassi interessi di bottega, che pure ci sono e non vanno sottovalutati.

Anche nel caso di Ecopass si sono registrate all’interno della stessa giunta comunale posizioni antitetiche rispetto alla sua introduzione. Quindici giorni fa il vicensindaco De Corato prendeva una posizione di fatto contraria nel commentare la relazione stesa da una commissione di esperti nominata dalla stessa giunta che indicava nell’allargamento delle misure di road pricing la strategia principe da seguire per ridurre smog e congestione. Sul fronte opposto si è espressa invece la prima cittadina meneghina Moratti che pochi giorni fa si è impegnata a votare sì a tutti e cinque i quesiti referendari.

Favorevole a Ecopass anche il candidato sindaco dell’opposizione Pisapia, ma poco più di un anno fa il candidato alla presidenza della provincia per il centro sinistra, Penati (tra l’altro presidente uscente), considerava fallito l'”esperimento” Ecopass.

In effetti le misure di road pricing, che effettivamente sono l’applicazione di meccanismi di mercato a una risorsa  pubblica, hanno una connotazione di “destra”. Ma andrebbe fatto notare che un sistema di mobilità urbana organizzato sull’assunto che tutti siano in grado di comperare, gestire ed utilizzare un attrezzo che costa svariate migliaia di euro all’anno e che richiede, per la sua guida, facoltà fisiche e mentali di cui non sempre – per diverse ragioni – tutti gli esseri umani sono dotati ha sicuramente molto poco “di sinistra”.

Utilizzare invece i proventi delle misure di road pricing per migliorare i servizi di trasporto pubblico può potenzialmente migliorare la mobilità di chi l’auto non ce l’ha o di quelle persone per le quali l’auto rappresenta un cappio al collo sempre pronto a strangolarle.

A chi invece obietta “da destra” dicendo che non è giusto che chi utilizza l’auto venga penalizzato attraverso l’imposizione di un balzello di cui lui non si giova andrebbe fatto presente che grazie a questo semplice meccanismo di mercato si possono decongestionare le strade e quindi ridurre i tempi di spostamento anche di chi continua a spostarsi in automobile, che quindi trae un beneficio diretto dal pagamento del pedaggio.

Chiaramente si tratta di un processo da gestire in modo molto accorto per evitare di trovarsi con una rete di trasporto pubblica inadeguata alla situazione che costringerebbe chi ha meno disponibilità economiche all’alternativa obbligata tra salasso economico e mezzi di trasporto pubblico sovraffollati e poco affidabili. Ma quello che conta è che le misure di road pricing possono far capire che la priorità per le istituzioni pubbliche non è quella di garantire l’accesso all’auto – che è demagogia – ma l’accesso a servizi di mobilità affidabili e puntuali a tutti.

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Enrico

Enrico Bonfatti, dopo aver vissuto e lavorato nella industriosa Lombardia, si è ritirato oggi in una ridente frazione montana delle prealpi venete. Ha avuto il privilegio di poter sperimentare la vita senza il possesso dell'automobile per tredici lunghi anni. Ultimamente lo ha perso a causa del mutato contesto nel quale si trova a vivere e delle politiche di smantellamento del trasporto pubblico in atto ormai da diversi anni nel nostro paese e non solo. Ha dato vita a questo blog nell'ormai lontano 2009, spinto dalla necessità di preservare, per quanto possibile, il quartiere dove viveva dal quotidiano assalto delle lamiere.

0 pensieri su “Ecopass tra destra e sinistra.”

  1. Articolo interessante e ricco di spunti. E’ un tema, quello della limitazione degli accessi ai centri storici, di cui mi sono occupato anche io recentemente (http://www.marcodemitri.it/limitazione-traffico-tariffazione-sosta/), trattandolo con un approccio volutamente teorico e forse un po’ idealista, e giungendo alla conclusione che segue:

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    “La scelta più razionale sembrerebbe dunque quella di utilizzare solo misure di limitazione e tariffazione della sosta su strada nelle aree centrali, senza limitare in alcun modo gli accessi alle stesse. Inevitabilmente, il numero limitato di stalli di sosta nel centro cittadino diventerebbe poi un disincentivo ad utilizzare l’uso dell’auto (è vero che si avrebbe facile accesso al centro, ma ci sarebbe poi difficoltà nel trovare parcheggio). Gli introiti conseguiti grazie alla tariffazione della sosta dovrebbero poi essere impiegati in misure di facilitazione della mobilità di chi rinuncia all’uso dell’auto”(potenziare il trasporto pubblico, realizzare piste ciclabili e rastrelliere, implementare il bike sharing, ecc.). Sarebbero così salvaguardati i diritti di tutti: sia dei residenti (che avrebbero un ambiente più vivibile), sia di chi si muove in auto (che potrebbe comunque accedere ed attraversare ogni strada), sia di chi decida di non entrare in centro con l’auto (che avrebbe a propria disposizione più facilità di muoversi con mezzi alternativi).

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    Non sono contrario all’Ecopass, anzi, ma credo che sia uno strumento che forse non esprime al massimo le potenzialità raggiungibili con misure di limitazione del traffico di tipo ostativo o pecuniario. La città di Milano è complessa ed ha una situazione molto difficile, per cui se anche l’Ecopass fosse la sola misura del genere ma avesse successo ci sarebbe comunque da essere felici. Resto comunque dell’idea che sarebbe, in linea di massima, più corretto ed equo tassare “l’occupazione dello spazio pubblico” piuttosto che “l’accesso ad una certa area o strada”. Ma, soprattutto, qualunque sia la misura che si prenda, è fondamentale (!) reinvestire i proventi in misure a sostegno delle modalità di muoversi alternative a quelle che si cerca di limitare con i provvedimenti (è una legge economico-sociale di grande importanza), altrimenti non si risolve niente (anzi, si aggiungono ulteriori problemi).

  2. Effettivamente un’adeguata politica dei parcheggi (pagati a prezzi di mercato, inevitabilmente più alti di quelli applicati oggi, anche dai residenti – in effetti, come diceva l’ex sindaco di Bogotà, nessuna città è tenuta a fornire gratuitamente ai propri abitanti un armadietto dove riporre le proprie scarpe, per cui non si vede il motivo per il quale dovrebbe comportarsi diversamente con le automobili) probabilmente sortirebbe effetti migliori.

    Ma quello che il post vuole sottolineare è come lo spazio adesso utilizzato dai mezzi motorizzati privati possa diventare una risorsa da sfruttare per sviluppare un sistema di mobilità migliore. Il discorso è identico anche nel caso di diverse politiche di gestione dei parcheggi.

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