Perchè si prende la bici per andare al lavoro?

“Domani ci sarà il tempo ideale per andare al lavoro in bici!”. Un datore di lavoro potrebbe prendere in considerazione una mail come questa da inviare ai suoi dipendenti per stimolarli a raggiungere il luogo di lavoro pedalando. E’ solo uno dei possibili metodi pubblicati nella tesi di Eva Heinen, risultato del suo dottorato di ricerca sui motivi per i quali i pendolari utilizzano o non utilizzano la bicicletta, discussa presso l’università di Delft il 15 giugno.

Le condizioni meteorologiche non influenzano solo la scelta del mezzo di trasporto, ma anche le decisioni riguardo eventuali fermate intermedie, il trasporto di merci, il tipo di abito da indossare e lo svolgimento del lavoro presso sedi multiple.

La scelta della bicicletta è solo parzialmente determinata da fattori “concreti” come i costi, la distanza e la situazione famigliare. Questi da soli non possono spiegare perchè persone in situazioni simili compiono scelte differenti. Heinen dimostra che le preoccupazioni e le convinzioni personali influenzano in maniera sostanziale la scelta del mezzo di trasporto. “Anche gli standard di valutazione prevalenti nell’ambiente che si frequenta sono molto importanti”, sostiene Heinen.

Anche l’atteggiamento del datore di lavoro e le aspettative dei colleghi giocano un ruolo fondamentale. “Le possibilità che qualcuno vada al lavoro in bici sono più alte quando in azienda sono disponibili un parcheggio per biciclette coperto o uno spogliatoio. Non solo per la loro utilità pratica, ma anche per l’immagine positiva che si dà in questo modo al ciclismo”. Heinen sottolinea che differenti gruppi di ciclisti basano le loro scelte su considerazioni diverse. Stimolare il ricorso alla bici richiede quindi strategie diverse a seconda del gruppo target.

Ci sono tre possibili cambiamenti:

  • da non ciclista a ciclista;
  • da ciclista occasionale a ciclista abituale;
  • da ciclista part time a ciclista a tempo pieno.
Nella sua tesi Heinen enfatizza diverse modalità di stimolo del pendolarismo a pedali. “Se una ditta limita i servizi per altre modalità di trasporto, incoraggia indirettamente il ricorso alla bicicletta. Per questo è importante che i datori di lavoro tengano in considerazioni possibili effetti negativi sull’uso della bici nell’incoraggiare l’uso del trasporto pubblico o dell’auto”.

Ma per cambiare i comportamenti non bastano, anche se sono indispensabili, i servizi e le infrastrutture dedicate ai ciclisti, ma servono anche convinzioni personali e regole condivise che incoraggino il ciclismo. L’esempio di una persona rispettata che usa la bicicletta può spesso servire da catalizzatore di un cambio di comportamenti più diffuso.

Articolo originale su European Community for Mobility Management

Pubblicato da

Enrico

Enrico Bonfatti, dopo aver vissuto e lavorato nella industriosa Lombardia, si è ritirato oggi in una ridente frazione montana delle prealpi venete. Ha avuto il privilegio di poter sperimentare la vita senza il possesso dell’automobile per tredici lunghi anni. Ultimamente lo ha perso a causa del mutato contesto nel quale si trova a vivere e delle politiche di smantellamento del trasporto pubblico in atto ormai da diversi anni nel nostro paese e non solo. Ha dato vita a questo blog nell’ormai lontano 2009, spinto dalla necessità di preservare, per quanto possibile, il quartiere dove viveva dal quotidiano assalto delle lamiere.

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