Il superamento dell’era dell’auto sarà un processo naturale.

La settimana scorsa il segretario ai trasporti USA Ray LaHood ha annunciato un investimento di 898 milioni di dollari  nel trasporto pubblico nazionale. I fornitori di servizi in tutti gli Stati Uniti riceveranno fondi federali per più di 300 progetti di trasporto pubblico in aree urbane, suburbane e rurali che vanno dall’ammodernamento delle infrastrutture alla costruzione di autobus a combustibili “verdi”, in uno sforzo generalizzato di soddisfare i futuri bisogni di trasporto pubblico e di rilanciare l’economia.

Questi finanziamenti arrivano in un momento di progressiva riduzione del ricorso all’automobile, sostiene il Globe and Mail. “Le distanze procapite percorse dagli americani ogni anno hanno raggiunto un plateau all’inizio del secolo e quindi hanno continuato a calare per sei anni. Nella primavera scorsa gli americani percorrevano le stesse distanze del 1998” dice l’articolo.

L’articolo spiega anche che Europa, Australi e Canada stanno sperimentando lo stesso declino, ma questa tendenza non è necessariamente una conseguenza della crisi economica e nemmeno dell’aumento dei prezzi dei carburanti o di accresciute preoccupazioni ambientali. Il motivo dietro questo cambiamento è eminentemente pratico e intuitivo.

Il “muro di Marchetti” è un concetto psicologico che descrive la barriera rappresentata dal tempo di un’ora necessario per gli spostamenti casa-lavoro. Il concetto, così battezzato dal nome del fisico veneziano Cesare Marchetti, si può sintetizzare nel fatto che “gli esseri umani regolano istintivamente le loro vite per evitare di viaggiare per più di un’ora ogni giorno dai tempi del Neolitico anche se le modalità e le velocità dei trasporto sono migliorate” .

Se siete un nordamericano medio alla fine di una lunga e impegnativa giornata di lavoro è difficile che diciate “non vedo l’ora di salire in auto. Mi piacerebbe davvero farmi un giro”. Più probabilmente direte “come vorrei poter fare due passi”. Questo è quanto sostiene Todd Litman, un consulente dei trasporti della British Colombia e direttore esecutivo del Victoria Transport Policy Institute, in un intervista al Globe and Mail

Anche la demografia ha un ruolo nel declino dell’auto, aggiunge l’articolo. I due gruppi più interessati al fenomeno sono la generazione ormai invecchiata dei baby-boomers, che man mano che si avvicinano alla pensione riducono i loro spostamenti quotidiani, e gli adolescente che rimandano il conseguimento della patente. “Mentre i giovani tendono a tagliare il cordone ombelicale della dipendenza dall’auto, la generazione che ha legato la sua identità alle icone dei cavalli motore come le muscolose automobili per giovani brillanti e i Wolkswagen da figli dei fiori potrebbe presto unirsi a loro” dice l’articolo. “Con i baby boomers più anziani ormai in età da pensione sempre più gente abbandonerà quella folle quanto lenta corsa che è lo spostamento pendolare quotidiano”. Difatti, aggiunge l’articolo, la maggior parte della gente riduce le distanze percorse in auto del 50% una volta andata in pensione.

L’insieme di tutti questi fattori richiedono di dare una diversa direzione alle politiche dei trasporti, in grado di soddisfare una popolazione crescente, di tenere in considerazione l’aumento delle densità urbane e del declino dell’uso dell’auto

“Molte delle politiche attuali sono sbagliate” sostiene Litman “potrebbero avere avuto un senso 40 o 50 anni fa, ma oggi non ha assolutamente senso continuare in questa distorsione politica che incoraggia l’utilizzo dell’auto”.

Articolo originale: Moving beyond the car will be a natural progression

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L’autrice.

Itir Sonuparlak è una blogger di TheCityFix.com. Laureata in urbanistica alla facoltà di Architettura della Columbia University, i suoi interessi vanno dal riciclaggio e il riutilizzo dei materiali alla mobilità sostenibile.

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Enrico

Enrico Bonfatti, dopo aver vissuto e lavorato nella industriosa Lombardia, si è ritirato oggi in una ridente frazione montana delle prealpi venete. Ha avuto il privilegio di poter sperimentare la vita senza il possesso dell'automobile per tredici lunghi anni. Ultimamente lo ha perso a causa del mutato contesto nel quale si trova a vivere e delle politiche di smantellamento del trasporto pubblico in atto ormai da diversi anni nel nostro paese e non solo. Ha dato vita a questo blog nell'ormai lontano 2009, spinto dalla necessità di preservare, per quanto possibile, il quartiere dove viveva dal quotidiano assalto delle lamiere.

0 pensieri su “Il superamento dell’era dell’auto sarà un processo naturale.”

  1. Ciao Itir, che bello il tuo articolo. Non conoscevo Marchetti, un altro grande italiano. Secondo voi che ruolo potrebbero avere le telecomunicazioni in questo passaggio (internet, telefono)? La mia azienda si occupa di questo: cerchiamo di far incontrare i clienti con le aziende senza farli muovere da casa: più ecologico, più economico, ugualmente remunerativo. Più trasporto pubblici, più servizi online = città più vivibili.

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