Il car sharing P2P in crescita negli USA

Come abbiamo più volte scritto su questo blog — cliccate qui per una recensione — l’outsider che sta emergendo con sempre maggiore vigore in diversi punti del nostro pianeta è il concetto di car sharing peer-to-peer. Quello che segue è una buona sintesi della situazione negli USA appena pubblicata da una popolare rivista americana. Il car-sharing rappresenta una componente di importanza cruciale nel panorama complessivo delle soluzioni di nuova mobilità urbana, per cui ci sono mille buoni motivi per tenerlo sotto la lente d’ingrandimento, soprattutto se avete delle responsabilità in questo settore.

Google e General Motors hanno costituito delle compagnie per operare nel campo del crescente settore del car sharing peer-to-peer, dove alcune piccole realtà come Getaround e RelayRides – i due servizi più popolari – stanno cambiando il modo di noleggiare automobili.

Non è un caso che San Francisco rappresenti il punto di partenza di questo movimento. La relativa facilità di reperire finanziamenti in questa città la rende una naturale candidata alla sperimentazione nel settore, dice Shelby Clark, co-fondatore di RelayRides. “Avevamo provato a sondare il terreno a Boston ma là non c’era nessun interesse a costituire delle joint venture in questo campo. E’ molto più facile trovare delle risorse nella Bay Area”. E in California è appena stata approvata una legge che vieta alle compagnie assicurative di annullare le polizze degli automobilisti che condividono la loro vettura. I proprietari non sono da ritenersi responsabili quando le loro auto vengono utilizzate dal servizio di car sharing.

Clark dice di aspettarsi che il car sharing p2p si diffonderà in altre città quando anche altri stati affronteranno i problemi di responsabilità assicurativa. Relay è disponibile anche a Boston, e Getaround a San Diego. Non vuole svelare i suoi progetti ma aggiunge “Stimiamo che ci siano circa 15 milioni di automobili sulle strade che possono venire utilizzate per il car sharing p2p. Questo sistema modifica il modo nel quale cresciamo e ci aiuta a servire molta più gente in aree molto più vaste”.

Il car sharing p2p è diverso da quello offerto da Zipcar, la compagnia più popolare attiva ormai da dieci anni. Zipcar dispiega una flotta di automobili in 170 città e richiede un’iscrizione annuale al servizio di 60 $. Con il peer-to-peer le automobili sono quelle degli utenti – e per questo non si sa che modello si va a utilizzare. Raramente c’è una quota annuale e i costi per chi usa un’auto sono più o meno quelli di Zipcar, che parte da un costo orario di 7.25$.

Ci sono un miliardo di automobili in circolazione nel mondo oggi, che raddoppieranno entro i prossimi 20 anni, dice Jessica Scorpio, 24 anni, fondatrice di Getaround. “Le automobili giacciono inutilizzate per il 92% del tempo. C’è la possibilità per i proprietari di condividerle quando non le adoperano”.

Il vantaggio per il proprietario è quello di un reddito extra. “In questo modo si coprono i costi dell’auto in condivisione e anche quelli di un’altra” dice Sandy Marino, che ha un’automobile messa a disposizione della “flotta” di Getaround. Non è preoccupata delle possibilità di furto. “C’è un dispositivo GPS che permette di poter rilevare la posizione dell’auto”.

Per gli utilizzatori c’è la libertà rappresentata dall’assenza di preoccupazioni riguardanti la gestione di un’auto privata. “In una città come San Francisco il possesso di un’auto non è un buon affare per i problemi di parcheggio” dice Apoorva Mehta, di LegalReach.com, “e con il car sharing si possono utilizzare auto davvero cool”.

Per gli utilizzatori il p2p è anche un modo di trovare un’auto a noleggio molto più vicina a casa o al luogo di lavoro di quelle reperibili presso i tradizionali gestori come Hertz o Avis.

GM, che ha investito una somma non rivelata in RelayRides e che lavorerà con quest’ultima a partire dall’inizio del prossimo anno, non è il solo produttore di automobili che si sta gettando nel car sharing. Car2Go di Daimler che utilizza solo Smart, è attiva ad Austin, Amburgo e Vancouver, e sta arrivando a San Diego. Le sue tariffe (35$ di iscrizione e 12.99$ all’ora)  sono più alte di quelle del peer-to-peer .

Il modo di gestire la prenotazione varia a seconda delle compagnie. Gli utenti devono di solito accedere al sito web della compagnia o registrarsi attraverso Facebook “Questo ci aiuta a individuare e rimuovere i malintenzionati dal nostro servizio”, dice Getaround nella pagine delle FAQ – e a farvi sapere quali auto sono a disposizione nel vostro quartiere. Contattate il proprietario, organizzate il prelievo e partite.

  • Con Getaround e Wheelz accedete all’auto tramite un’applicazione del vostro iPhone
  • Con RelayRides una smart card apre un contenitore dell’auto dove è riposta la chiave. Chi utilizza un’auto prodotta da General Motors ha a disposizione il sistema OnStar per aprire l’auto al posto del dispositivo utilizzato di solito da RelayRides che costa 500 dollari.

I costi delle commissioni sono variabili ma si situano intorno al 35-40%.

La formula del peer-to-peer presenta notevoli vantaggi nel momento dell’avvio dell’attività: non c’è bisogno di un parco auto. “Non abbiamo le spese iniziali che ha dovuto affrontare Zipcar” dice Jeff Miller, fondatore di Wheelz “Possiamo entrare in un mercato dove il car sharing tradizionale non sarebbe proponibile, visto che non dobbiamo preoccuparci di quante automobili verranno utilizzate”.

Il problema con la maggior parte delle formule di car sharing p2p è che non si sa cosa ci si trova a dover guidare.

Susan Shaheen, direttrice del centro di ricerca sulla sostenibilità dei trasporti della California University crede che il modello basato sul social networking di valutare utenti e vetture aiuterà il diffondersi di questo mercato. Per esempio, i siti pubblicano le facce dei proprietari, le caratteristiche delle automobili e i punteggi dati dagli utilizzatori. Prevede che il Car Sharing p2p possa diffondersi nelle principali città USA nei prossimi tre anni, dato che i costi di avvio sono così bassi.

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Articolo originale: P2P carsharing galloping ahead in the USA

Pubblicato da

Enrico

Enrico Bonfatti, dopo aver vissuto e lavorato nella industriosa Lombardia, si è ritirato oggi in una ridente frazione montana delle prealpi venete. Ha avuto il privilegio di poter sperimentare la vita senza il possesso dell'automobile per tredici lunghi anni. Ultimamente lo ha perso a causa del mutato contesto nel quale si trova a vivere e delle politiche di smantellamento del trasporto pubblico in atto ormai da diversi anni nel nostro paese e non solo. Ha dato vita a questo blog nell'ormai lontano 2009, spinto dalla necessità di preservare, per quanto possibile, il quartiere dove viveva dal quotidiano assalto delle lamiere.

Un pensiero su “Il car sharing P2P in crescita negli USA”

  1. Ho provato a scrivere un documento sul car sharing a Milano (ma credo facilmente applicabile ad altre realtà, almeno italiane) che include anche queste nuove tendenze P2P ed il forte interesse dei grandi gruppi automobilistici e di noleggio.
    La premessa del car sharing è apparentemente potente. In ogni momento del giorno e della notte esistono centinaia di migliaia di auto posteggiate/inutilizzate: sarebbe possibile ridurne il numero con un parco auto condiviso.
    Il car sharing classico (amministrazione pubblica monopolistica) è fallito. P2P e Grandi Case ne possono ricavare qualcosa…ma non vogliono né possono ridurre il parco auto esistente.
    Il car sharing, nonostante le sue apparenti formidabili potenzialità, resta insignificante, o peggio.
    E’ possibile fare qualcosa? O almeno pensarlo? Beh, per ora, se interessati, leggere e commentare il documento, disponibile su https://docs.google.com/viewer?a=v&pid=explorer&chrome=true&srcid=0B653yj_6CypZYTM4OTlkYTgtNTllYS00OTdlLWE1OTUtMmZlNTY0NWY0ODFi&hl=en_US
    Pier

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