Tanto è solo un attimo…

Lunedì a Milano una tragedia annunciata alla quale mai vorremmo assistere. Un bambino di 12 anni è morto in bicicletta investito da un tram. A causare l’incidente l’improvvisa apertura di una portiera di un’auto parcheggiata in doppia fila. L’episodio solleva questioni che travalicano l’ambito delle responsabilità individuali delle persone coinvolte nel fatto.

La prima questione è di ordine culturale. Quante volte parcheggiamo in sosta vietata “tanto sono solo due minuti”? Ci si dimentica che per il verificarsi di tragedie del genere sono sufficienti decimi di secondo, non minuti. E due minuti moltiplicati per tutti gli automobilisti che devono solo “entrare e uscire dalla posta” quante ore fanno?

La seconda questione riguarda l’organizzazione degli spazi urbani che, non ci stancheremo mai di dirlo, soffrono di una demagogica e pluridecennale equiparazione a meri vasi comunicanti per il traffico motorizzato privato. Nel caso specifico l’auto in sosta era in doppia fila, ma quante sono le situazioni nelle quali è la medesima organizzazione della viabilità che crea i presupposti per identiche tragedie? In tal proposito forse i milanesi hanno in mente corso Magenta, dove le rotaie del tram corrono a filo delle auto parcheggiate. Da qualche tempo la situazione è migliorata grazie alla trasformazione, su un lato della strada, dei parcheggi per auto in parcheggi per scooter, cosa che non impedisce comunque la pessima abitudine del parcheggio in doppia fila.

Il problema del pericolo delle auto parcheggiate a bordo strada è una questione annosa che raramente è stata affrontata con la reale volontà di essere risolta, così come il problema della pacifica convivenza di utenze della strada diverse è stato di fatto cancellato dall’agenda di tutti gli assessorati competenti, complice anche una cultura che vedeva qualunque “ostacolo” si ponesse alla “libera circolazione” come un residuo di secoli bui e oscurantisti.

Nel video qui sotto una proposta molto pratica al problema specifico: nel caso in questione la larghezza della strada permette anche la creazione di una zona cuscinetto, ma spostare i posti auto verso il centro della strada creando una ciclabile tra questi e il marciapiede è una soluzione che può essere adottata in moltissime situazioni.

Più in generale ricordiamo come in molti paesi legislatori e urbanisti stiano rivedendo radicalmente quelle che sono le regole di comportamento previste dai tradizionali codici della strada in ambito urbano, nell’ottica di far convivere senza rischi le diverse tipologie di utenza. Lo shared space, nato in Olanda, non è che un esempio di questo tipo di approccio mentre il code de la rue belga ne rappresenta la trasposizione sul piano normativo.

Pubblicato da

Enrico

Enrico Bonfatti, dopo aver vissuto e lavorato nella industriosa Lombardia, si è ritirato oggi in una ridente frazione montana delle prealpi venete. Ha avuto il privilegio di poter sperimentare la vita senza il possesso dell'automobile per tredici lunghi anni. Ultimamente lo ha perso a causa del mutato contesto nel quale si trova a vivere e delle politiche di smantellamento del trasporto pubblico in atto ormai da diversi anni nel nostro paese e non solo. Ha dato vita a questo blog nell'ormai lontano 2009, spinto dalla necessità di preservare, per quanto possibile, il quartiere dove viveva dal quotidiano assalto delle lamiere.

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