A proposito dell’uno per cento…

…ecco cosa ci siamo trovati nella nostra casella di posta ieri sera: l’immagine che segue è tratta da un documento pubblicato dalla cooperativa elvetica Mobility, che in Svizzera gestisce un parco di 2350 vetture condivise utilizzate da oltre 90mila utenti. Mostra lo share modale degli spostamenti degli utenti dei servizi di Mobility paragonato a quello rappresentativo della popolazione svizzera dotata di auto privata.

Share modale dell’utente di car sharing e dell’automobilista medio                           (clicca sull’immagine per ingrandirla)

 

Come si vede sotto la voce “car” nelle sue diverse declinazioni l’utente di Mobility effettua circa il 15% dei propri spostamenti contro quasi il 60%  della media svizzera. In altre parole l’introduzione di quella di per sè quasi insignificante quota di spostamenti in car sharing funziona da catalizzatore di radicali cambiamenti di abitudini (uso del treno più che triplicato, raddoppiato quello di bus, tram e bicicletta). Un lievito nell’impasto di soluzioni di nuova mobilità.

Le ragioni di questi significativi dati sono i seguenti:
1) Gli utenti car sharing vedono i reali costi dell’auto in modo trasparente mentre i possessori di auto no.
2) Di conseguenza si rendono perfettamente conto della reale oggettiva convenienza del trasporto pubblico.
3) Non avendo l’auto sotto casa sono incentivati a verificare prima tutte le possibilità alternative.
4) Di queste possibilità alternative sperimentano direttamente anche i vantaggi e quindi si fidelizzano, acquistando gli abbonamenti (che poi incentivano ulteriori utilizzi).
5) Avendo fatto il primo passo ed “essendosi tolti l’auto da sotto il sedere” sono più propensi a sfruttare tutte le altre possibilità modali e quindi riducono l’uso dell’auto a quelle volte in cui non c’è alternativa.

Questi dati indicano chiaramente delle possibilità di uscita dal nostro sistema “tutto automobile” che sono legate, oltre che alla presenza di un servizio di car sharing ben gestito ed efficiente, anche a una buona organizzazione e integrazione dei tradizionali servizi di mobilità alternativa all’auto, senza i quali probabilmente un servizio di auto in condivisione non potrà mai andare oltre ristrettissimi ambiti di nicchia. Questo apre il problema della peculiarità italiana, dove i trasporti pubblici locali e le infrastrutture per biciclette e pedoni lasciano spesso a desiderare, e quello dei quartieri periferici e delle cinture urbane dove è comunque difficile fornire una valida alternativa all’uso dell’auto – privata o condivisa che sia. Che in un paese con 600 auto per 1000 abitanti la formula del car sharing “p2p” possa riuscire a riempire questi vuoti?

Un grazie ad Antonella Valer di Car Sharing Trentino per il prezioso contributo.

Pubblicato da

Enrico

Enrico Bonfatti, dopo aver vissuto e lavorato nella industriosa Lombardia, si è ritirato oggi in una ridente frazione montana delle prealpi venete. Ha avuto il privilegio di poter sperimentare la vita senza il possesso dell’automobile per tredici lunghi anni. Ultimamente lo ha perso a causa del mutato contesto nel quale si trova a vivere e delle politiche di smantellamento del trasporto pubblico in atto ormai da diversi anni nel nostro paese e non solo. Ha dato vita a questo blog nell’ormai lontano 2009, spinto dalla necessità di preservare, per quanto possibile, il quartiere dove viveva dal quotidiano assalto delle lamiere.

2 pensieri su “A proposito dell’uno per cento…”

  1. Come utente del car sharing (da ormai 7 anni) posso confermare in pieno la tesi esposta: ho piena percezione dei costi dell’auto, scelgo attentamente quando usarla evitando spostamenti inutili, uso gli autobus e talvolta anche i taxi…nel complesso ci risparmio comunque tanto rispetto ad una auto privata.

    E’ inoltre assolutamente il caso di spingere presso il Ministero dell’Ambiente (che sostiene il sistema nazionale) per un rilancio del circuito italiano di car-sharing.

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