E’ ora di cambiare rotta.

CENSISSS

Rilanciamo oggi un post comparso sabato su Cittainbici.it,  che adotta un punto di vista che ci piace molto: la crisi come opportunità. Opportunità per ripensare un sistema di trasporti i cui costi saranno difficilmente sostenibili negli anni difficili che sembrano aspettarci. Una mobilità più centrata sui reali bisogni delle persone e più attenta ai vincoli sociali, ambientali ed economici che la realtà ci impone potrebbe invece contribuire sia a risanare i conti pubblici che a migliorare la qualità della vita di tutti. La mente corre agli imponenti investimenti che si prospettano per costose opere infrastrutturali di dubbia utilità pubblica come la TAV: quanto gioverebbe all’Italia riuscire a dirottare i fiumi di denaro che Bruxelles è disposta a stanziare per la Torino – Lione verso il miglioramento dei sistemi di mobilità urbana? 

Il 45° Rapporto sulla situazione sociale del Paese/2011 del CENSIS mostra un quadro dell’Italia dominato dall’immobilità urbana e si chiede: “si tratta di una patologia incurabile o è terreno di scelte coraggiose?”“Le città italiane – si legge nel rapporto – , quelle grandi ma in parte anche quelle medie, sono gravemente malate di traffico. Paghiamo lo scotto di investimenti mancati nella fase di crescita delle nostre città, che si sono sviluppate sulla base di una spinta alla proliferazione edilizia priva di un progetto a medio-lungo termine. La dotazione di reti di trasporto collettivo su ferro è sottodimensionata rispetto alla domanda, e i mezzi di cui disponiamo viaggiano in condizioni di frequente sovraffollamento, scoraggiando così l’ampliamento dell’utenza.”

E sulla mobilità ciclabile il rapporto si sofferma definendola una fenomenologia in crescita trainata dalla domanda”.

“Nel nostro Paese la bicicletta copre non più del 4% della domanda complessiva di mobilità. Nonostante ciò, nell’ultimo decennio si è registrato un aumento significativo delle persone che raggiungono la loro destinazione abituale in sella a una bicicletta almeno 3 o 4 volte la settimana. Erano il 6,8% della popolazione nel 2002, hanno raggiunto il 13,5% nel 2007, oggi si attestano sul 18,7%. Si tratta di percentuali ancora molto basse se confrontate con quelle del Nord Europa, dove la media si aggira intorno al 30%. Circa 10,5 milioni di italiani dichiarano di usare occasionalmente la bicicletta e la quota sul totale della popolazione è passata in cinque anni dal 16,9% al 23,5%. La ridestinazione di parti della viabilità oggi dedicate esclusivamente al traffico motorizzato, la realizzazione di «dorsali ciclabili» di attraversamento e di ciclostazioni in prossimità delle aree ferroviarie centrali favorirebbero lo sviluppo ulteriore della mobilità ciclabile.”

Mentre la crisi economica fa sentire pesantemente i suoi effetti, il nostro Paese affronta il tema mobilità con ulteriori tagli importanti anche in un settore già fortemente penalizzato come quello del trasporto pubblico, tagli che si aggiungono a quelli agli enti locali rischiando di compromettere definitivamente lo sviluppo di reti ciclabili e anche l’erogazione di servizi di base per la mobilità collettiva.

La FIAB, in un comunicato, ritiene doveroso invitare il Governo Monti a cogliere l’occasione data da questa crisi come opportunità di cambiamento e di rilancio della mobilità sostenibile. Ciò che non è stato fatto in questi anni da tutti i passati governi si può fare ora.
“E’ necessario riequilibrare l’uso dello spazio urbano a favore della mobilità sostenibile e riconvertire in tale direzione anche le aree metropolitane, i dintorni delle città. La mobilità ciclistica è virtuosa poiché consente anche investimenti con bassa spesa ed alta resa per favorire città più sicure e meno inquinate, riduce i consumi ed il fabbisogno energetico, e la bolletta che tutto il Paese paga, oltre ad abbattere decisamente i costi per la salute dei cittadini.”
“Ogni auto – prosegue il comunicato FIAB – incide annualmente sulla collettività per circa 1.000 euro di spesa sanitaria per gli incidenti (30 miliardi €/anno per morti e feriti) e per circa 2.500 euro di costi ambientali (rumore e inquinamento atmosferico sono i principali). Se i tagli previsti porteranno il 30% dei pendolari ad usare l’auto invece dei mezzi pubblici, la tassa occulta cui i cittadini saranno sottoposti sarà pari a circa 15 miliardi di euro. Tassa odiosa perché fatta di morti, inquinamento e congestione dei centri urbani, esternalità negative che si aggiungono ai costi diretti. Per essere più precisi spenderemo 4 € in più per ogni euro tagliato.”

L’invito che da più parti viene rivolto al Presidente del Consiglio Monti (che sappiamo essere appassionato ciclista) è di invertire rotta, approfittando della crisi come fu in Olanda ai tempi della crisi energetica degli anni ’70, puntando decisamente sulla mobilità ciclistica e su una seria politica di trasporto sostenibile.
In questo settore ogni euro investito viene decuplicato in termini di risparmio per la spesa pubblica.

L’Olanda si è guadagnata il titolo di “Paese più sicuro per andare in bicicletta” grazie in gran parte alle sue infrastrutture capillari. Ma come hanno fatto a nascere queste piste ciclabili di alta qualità? Nel video che segue, prodotto dal ‘Sustainable Cities Collective’ e riproposto sottotitolato in italiano da Nuova Mobilità, viene ripercorsa la storia che ha portato l’Olanda a essere quello che è, da un paese che dopo la guerra stava intraprendendo la strada di tutti gli altri paesi occidentali al cambio di rotta avvenuto all’inizio degli anni settanta sotto la spinta della crisi petrolifera e di movimenti di protesta di massa.

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Da Cittainbici.it

Pubblicato da

Enrico

Enrico Bonfatti, dopo aver vissuto e lavorato nella industriosa Lombardia, si è ritirato oggi in una ridente frazione montana delle prealpi venete. Ha avuto il privilegio di poter sperimentare la vita senza il possesso dell'automobile per tredici lunghi anni. Ultimamente lo ha perso a causa del mutato contesto nel quale si trova a vivere e delle politiche di smantellamento del trasporto pubblico in atto ormai da diversi anni nel nostro paese e non solo. Ha dato vita a questo blog nell'ormai lontano 2009, spinto dalla necessità di preservare, per quanto possibile, il quartiere dove viveva dal quotidiano assalto delle lamiere.

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