Brutte pratiche. Anzi pessime.

“Cosa fare quando in una città ci si ritrova ad avere delle strade molto larghe, in grado di garantire spazi separati a modalità di trasporto molto diverse tra loro, il massimo di sicurezza possibile per ogni utente della strada nonchè frequenza delle corse e tempi di spostamento ragionevoli per il trasporto pubblico?”. Così iniziava un post pubblicato da Nuova Mobilità nel febbraio 2010 a proposito della decisione del comune di Torino di innalzare a 70 km/h il limite di velocità su alcune strade urbane, “giustificata” dal fatto che erano molto larghe. 

Torino, si sa, è piena di lunghi rettilinei, i primi risalenti al periodo sabaudo, che invitano a premere sull’acceleratore. Purtroppo spesso ci si dimentica che intorno a questi esiste una vita che andrebbe tutelata e valorizzata. Ancor peggio, quando questa vita viene spezzata le si nega libertà di espressione con il pretesto di tutelarla. E’ di ieri la notizia che l’attraversamento pedonale di via Peschiera, teatro di un altra tragedia della strada che ha visto morire ammazzato un bambino di sei anni e feriti gravemente i suoi genitori, è stato rimosso perchè “troppo pericoloso”. E rischiano di fare la stessa fine molti altri attraversamenti non semaforizzati.

Sinceramente non si capisce che tipo di interesse pubblico perseguano gli amministratori del capoluogo piemontese:  non si può, in nome della sicurezza, rendere gli spostamenti più difficili, che questo è l’effetto della rimozione di molti attraversamenti pedonali. Molto più saggio sarebbe adottare misure che inducano gli automobilisti a comportamenti più prudenti. Si affronterebbe la causa del problema. Invece in questo modo la si legittima se non addirittura la si pone a modello di comportamento.

Pubblicato da

Enrico

Enrico Bonfatti, dopo aver vissuto e lavorato nella industriosa Lombardia, si è ritirato oggi in una ridente frazione montana delle prealpi venete. Ha avuto il privilegio di poter sperimentare la vita senza il possesso dell’automobile per tredici lunghi anni. Ultimamente lo ha perso a causa del mutato contesto nel quale si trova a vivere e delle politiche di smantellamento del trasporto pubblico in atto ormai da diversi anni nel nostro paese e non solo. Ha dato vita a questo blog nell’ormai lontano 2009, spinto dalla necessità di preservare, per quanto possibile, il quartiere dove viveva dal quotidiano assalto delle lamiere.

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