Area C: fuori dal blind spot.

E’ partita ieri, tra polemiche, entusiasmi e più frequenti attendismi, la nuova congestion charge milanese. Anche se è presto per fare dei bilanci, come era da prevedere gli ingressi di auto al centro di Milano secondo le stime più prudenti sono diminuiti di circa un terzo rispetto a un normale lunedì, , senza causare una paralisi del trasporto pubblico che ha retto bene l’impatto dell’aumento dell’utenza. Da sottolineare anche l’aumento del ricorso a moto e scooter, esenti dal pedaggio.

Ma se i risultati che la nuova politica della mobilità milanese potranno essere verificati solo tra qualche mese, per il momento si può sicuramente dire che con Area C il problema del rapporto tra auto, città e cittadini è finalmente uscito da quel “punto cieco” della visione collettiva  che relegava la gestione del traffico a un ambito puramente tecnico di competenza della polizia stradale, senza mai interrogarsi sulla possibilità di gestire la domanda di mobilità contenendola e indirizzandola verso mezzi di trasporto più sostenibili dal punto di vista ambientale, sociale ed economico e senza mettere in relazione gli aspetti della mobilità con quelli più ampi della forma e della qualità urbana e di un’equa accessibilità alle risorse che una città può offrire. Secondo Franco La Cecla “nulla come la nostra condizione di esseri viventi dentro o accanto a una automobile si adegua alla metafora del “blind spot”, dell’angolo cieco. Nulla di più comune, quotidiano, costante è tanto trascurato dalla riflessione sulla nostra condizione di moderni”.

Al contrario della precedente pollution charge, Ecopass, Area C  non reca con sè grandi speranze di poter essere aggirata acquistando un’auto più nuova e quindi costringe chi è toccato dal pedaggio ad affrontare finalmente un problema alla sua radice, spostando lo sguardo verso ciò che più gli è vicino e raggiungibile, senza ricorrere a scorciatoie tecnologiche o infrastrutturali che troppo spesso vengono invocate in sostituzione di un vuoto di consapevolezza sociale e decisionalità politica e che nel lungo periodo creano più problemi di quanti ne risolvono.

Pubblicato da

Enrico

Enrico Bonfatti, dopo aver vissuto e lavorato nella industriosa Lombardia, si è ritirato oggi in una ridente frazione montana delle prealpi venete. Ha avuto il privilegio di poter sperimentare la vita senza il possesso dell'automobile per tredici lunghi anni. Ultimamente lo ha perso a causa del mutato contesto nel quale si trova a vivere e delle politiche di smantellamento del trasporto pubblico in atto ormai da diversi anni nel nostro paese e non solo. Ha dato vita a questo blog nell'ormai lontano 2009, spinto dalla necessità di preservare, per quanto possibile, il quartiere dove viveva dal quotidiano assalto delle lamiere.

Rispondi