Cos’è un parcheggio.

“Se i dibattiti sulle politiche di parcheggio dalle vostre parti si avvitano su se stessi, molto probabilmente i protagonisti stanno “inquadrando” il problema da punti di vista molto differenti”. (Vediamo cosa dice Paul Barter sul suo Reinventing Parking nel suo post di lunedì).

Paul Barter, Reinventing Parking Monday, January 16, 2012

Hanno idee molto diverse su quello che prima di tutto è un parcheggio, come dice Leon Neyfakh sul Boston Globe parlando della crescente popolarità che negli Stati Uniti stanno conoscendo le tariffazioni basate sulla performance.

Ho già detto più volte che le discussioni sul tema dei parcheggi spesso sottendono diversi punti di vista del concetto stesso di parcheggio. Così mi piace questo passaggio dell’articolo:

Da una parte, l’idea di un nuovo tipo di ingegneria urbana è stata resa possibile grazie alle nuove tecnologie. Ma dall’altra è da ricondurre a un ripensamento di quello che è il parcheggio in primo luogo – non una risorsa pubblica da condividere con tutti, ma un bene scarso il cui prezzo dovrebbe fluttuare in base alla forza della domanda.

Possibile traduzione in politichese: il parcheggio non è un bene pubblico, è un bene privato che può avere un prezzo di mercato.

Shockati da questa dichiarazione?

Come può uno spazio pubblico (come una via urbana) essere un bene privato? Prima di tutto cerchiamo di capire che quando i secchioni della politica utilizzano il termine ‘bene privato’ NON vogliono dire che sia un bene che vada per forza privatizzato. Vuol solo dire che è un bene che può essere al contempo conteso ed escludente

Allora potete anche provare a fingere che i parcheggi siano un bene pubblico se davvero lo volete. Questo vi porterà a rifiutare di razionarli (o di ‘escludere’ alcune persone dal loro utilizzo). Ma, sfortunatamente, non potete magicamente impedire loro di venire contesi. Se io parcheggio in uno specifico posto auto voi non potete parcheggiare nello stesso posto alla stessa ora. Così non siamo più di fronte a un bene pubblico ma a una risorsa comune (o ‘bene comune’). Questo significa che è una risorsa non escludente ma contesa. Significa anche che rischiate di causare quella che viene definita una tragedia dei beni comuni, che si verifica tutte le volte che la scarsa offerta di posti auto provoca un sacco di traffico indotto alla ricerca di parcheggio con le conseguenti frustrazioni e lamentele sulla ‘scarsità’ del medesimo.

Image from Living Economics

Comunque, abbiamo moltissime possibilità di scelta per la gestione dei beni comuni. Trasformarli in beni privati (attraverso una tariffazione o il trasferimento dei diritti di proprietà) è solo uno degli approcci. Altri approcci prevedono una gestione centralizzata delle risorse o soluzioni prese a livello di comunità locale, come i regimi di proprietà comune descritti dal Nobel Elinor Ostrum.

L’articolo del Boston Globe analizza alcune di queste idee applicate al parcheggio e spiegate in un linguaggio comune:

Al cuore delle prime resistenze ai parchimetri c’era un senso di legittimazione all’uso libero della strada che è durato fino ai giorni nostri. Siamo i portatori della profonda convinzione che la gente debba essere libera di andare dove ha voglia nelle vie delle città e che il bordo strada di ogni via sia pubblico – che, come l’aria e l’acqua appartenga a tutti. Per Shoup e i suoi seguaci, si tratta di un punto di vista sbagliato: il parcheggio a bordo strada non è una risorsa comune, ma piuttosto un prezioso pezzo di capitale fondiario gestito dalla città, che dovrebbe venire pagato in base al suo valore. Secondo Shoup “Abbiamo un problema con l’eccezionalità del parcheggio in questo paese. In qualche modo la gente pensa che ad esso non si debbano applicare le normali leggi della domanda e dell’offerta”.

Così il pensiero di Shoup sul parcheggio visto come un ‘bene privato’ (nel senso nel quale lo intendono i secchioni della politica) causa disappunto a chi pensa che esso sia un bene in qualche modo ‘pubblico’ o ‘comune’.

E dalle vostre parti le discussioni su questo tema come vanno? Ci sono diverse concezioni di quello che è un parcheggio?

* * *Per leggere di più Paul Barter:  http://www.reinventingparking.org/

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L’autore:

Paul Barter è assistente presso la Lee Kuan Yew School of Public Policy, National University of Singapore dove insegna politica delle infrastrutture, politica urbana, politica dei trasporti e introduzione alle politiche pubbliche. Ha al suo attivo pubblicazioni sulle politiche dei trasporti a Kuala Lumpur e Singapore. I suoi attuali interessi di ricercatore sono nell’innovazione del traffic management e nella regolamentazione del trasporto pubblico. Potete trovare le sue stimolantissime riflessioni sul parcheggio sul suo blog “Reinventing Parking”.

Pubblicato da

Enrico

Enrico Bonfatti, dopo aver vissuto e lavorato nella industriosa Lombardia, si è ritirato oggi in una ridente frazione montana delle prealpi venete. Ha avuto il privilegio di poter sperimentare la vita senza il possesso dell'automobile per tredici lunghi anni. Ultimamente lo ha perso a causa del mutato contesto nel quale si trova a vivere e delle politiche di smantellamento del trasporto pubblico in atto ormai da diversi anni nel nostro paese e non solo. Ha dato vita a questo blog nell'ormai lontano 2009, spinto dalla necessità di preservare, per quanto possibile, il quartiere dove viveva dal quotidiano assalto delle lamiere.

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