La spirale dei parcheggi gratis o a basso costo

In India il problema del parcheggio sta assumendo i connotati di una crisi, il che potrebbe essere una buona cosa. Una crisi apre la mente ad alternative prima impensabili.

Un tipico esempio di notizia riguardante il problema del parcheggio può dare un’idea:

PATNA: i parcheggi disponibili in città non bastano nemmeno per il 5% delle vetture registrate presso l’ufficio trasporti… i pendolari dicono di essere costretti a parcheggiare sulla strada a causa della carenza di spazi di parcheggio. Priyanka Kumari, bancario, dice: “Il più delle volte lascio l’auto lungo il marciapiede perchè non ci sono parcheggi. Ho preso due multe, ma cosa posso fare? Se l’amministrazione non fornisce un numero di parcheggi adeguato, che diritto ha di multarci?” … Le autorità di Patna stanno lavorando per risolvere questo problema. “Stiamo progettando la costruzione di alcuni parcheggi multipiano sotterranei e sopraelevati” ha detto Pankaj Kumar Pal, funzionario dell’amministrazione comunale.

Le città indiane sono entrate in una spirale perversa di prezzi bassi, domanda alta e caos stradale generate dall’assenza di un’offerta privata di parcheggi e dal disperato bisogno di un’offerta a prezzi politici.

L’attuale approccio non sta funzionando. Qualcosa deve cambiare per forza. Ma cosa?

Analizziamo il fenomeno un po’ più in dettaglio:

  • Le tariffe di parcheggio, quando ci sono, sono estremamente basse
  • I controlli sono rari e poco incisivi. I lamenti di protesta a Patna riflettono il disappunto per venire multati per le proprie abitudini quotidiane di parcheggio.
  • I tassi di motorizzazione stanno andando alle stelle.
  • Tutti sostengono che c’è una mancanza di parcheggi legali nelle vicinanze della maggior parte delle attività.
  • L’ambiente pedonale è disagevole (in parte a casua della sosta selvaggia), per cui la possibilità di parcheggiare a tre o quattrocento metri dalla destinazione non viene presa in considerazione
  • Nonostante la carenza di posti auto, ci sono pochissimi investimenti in parcheggi privati fuori sede stradale. Infatti sarebbe rischiosissimo porsi in competizione con un parcheggio su strada libero, molto economico o illegale. Nessuno sente il bisogno di pagare per il parcheggio e nemmeno di camminare molto per raggiungerlo.
  • Così, molte città indiane stanno prendendo a modello la normativa adottata nelle periferie americane (cioè ai requisiti minimi di parcheggio). Questo costringerà i costruttori a creare un sufficiente numero di parcheggi indipendentemente dai possibili ricavi. In questo modo dovranno finanziare i loro parcheggi attraverso il ricorso ad altre fonti, che vorrà dire che i loro clienti che non useranno i parcheggi saranno costretti a pagarli. Se pensate che questa possa essere una buona idea in città ad alta densità abitativa guardate i risultati di cinquant’anni di requisiti minimi nei centri delle città americane
  • Comunque c’è disappunto (e controlli molto benevoli) quando i proprietari degli edifici ‘se ne infischiano delle regole’ ed evitano di istituire troppi posti auto. Perchè dovrebbero farlo? Gli automobilisti non hanno precisamente voglia di pagare e comunque evitano sempre i parcheggi fuori sede stradale. Così destinare prezioso spazio edificabile al parcheggio appare uno spreco. Queste sono città molto popolate con terreni molto cari. Così è una grossa tentazione destinare lo spazio a qualcos’altro.
  • Le città indiane si stanno quindi adoperando per promettere la costruzione di posti auto pubblici fuori sede stradale. Ma i costi dei terreni significano che questa possibilità esiste solo su aree già di proprietà pubblica (senza tenere in considerazione i costi opportunità) o al limite sotto i parchi. Ma i costi sono ancora troppo alti se comparati alle magre prospettive di ricavi.
  • I parcheggi pubblici dovranno quindi per forza di cose venire pesantemente sovvenzionati. Con infrastrutture di questo tipo i proprietari di automobili otterranno un altra sovvenzione regressiva da governi locali. Si tratta di soldi che potrebbero venire uitlizzati per scopi molto migliori. Così forse è una benedizione il fatto che i progressi nella costruzione di queste strutture siano estremamente lenti. Forse il fallimento costringerà a un ripensamento delle politiche di parcheggio.


Qualcosa deve cambiare. Una migliore politica dei parcheggi richiede quanto meno una seria lotta alla sosta selvaggia e una tariffazione a prezzi di mercato dei parcheggi su strada.

Articolo originale: Can Indian cities escape their nasty parking spiral?

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L’autore:

Paul Barter è assistente presso la Lee Kuan Yew School of Public Policy, National University of Singapore dove insegna politica delle infrastrutture, politica urbana, politica dei trasporti e introduzione alle politiche pubbliche. Ha al suo attivo pubblicazioni sulle politiche dei trasporti a Kuala Lumpur e Singapore. I suoi attuali interessi di ricercatore sono nell’innovazione del traffic management e nella regolamentazione del trasporto pubblico. Potete trovare le sue stimolantissime riflessioni sul parcheggio sul suo blog “Reinventing Parking”.

Pubblicato da

Enrico

Enrico Bonfatti, dopo aver vissuto e lavorato nella industriosa Lombardia, si è ritirato oggi in una ridente frazione montana delle prealpi venete. Ha avuto il privilegio di poter sperimentare la vita senza il possesso dell’automobile per tredici lunghi anni. Ultimamente lo ha perso a causa del mutato contesto nel quale si trova a vivere e delle politiche di smantellamento del trasporto pubblico in atto ormai da diversi anni nel nostro paese e non solo. Ha dato vita a questo blog nell’ormai lontano 2009, spinto dalla necessità di preservare, per quanto possibile, il quartiere dove viveva dal quotidiano assalto delle lamiere.

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