La città vera e la città finta

Riporto un articolo molto interessante scritto da Paolo Massi sul proprio blog Leggenda Urbana riguardante la contrapposizione tra le città finte (gli outlet) e le città vere dove viviamo quotidianamente.

A quanti di voi è capitato di andare all’Outlet solo per fare una passeggiata?

Si arriva, si parcheggia l’automobile nell’enorme parcheggio al di fuori della cittadella e si percorrono in media a piedi dai 150 ai 200m prima di entrare ed arrivare alle vetrine dei primi negozi (150m è anche la distanza media che si percorre parcheggiando normalmente in prossimità delle zone pedonali per arrivare a destinazione all’interno della zona pedonale).

Una volta all’interno dell’outlet, l’aria è pulita, i bambini possono scorrazzare liberamente e giocare, chi ha un passeggino non deve farsi spazio tra auto parcheggiate in malo modo, auto in movimento, motorini, cassonetti della spazzatura, escrementi ed ostacoli vari.

Tutto è estremamente semplice e piacevole. E’ una esperienza che coinvolge i cinque sensi VISTA, UDITO, OLFATTO, GUSTO, TATTO.

La VISTA non viene continuamente offesa da insegne giganti e cafone, iper-illuminate e stonate rispetto al contesto come spesso accade al di fuori della cittadella nel tentativo inutile di farsi notare gridando più degli altri. C’è il massimo dell’uniformità e dell’armonia.

Allo stesso modo l’UDITO non è sopraffatto dal rumore delle auto e dai clacson, ma gode del brusio delle persone che camminano e dalle voci dei bambini che giocano.

L’OLFATTO beneficia di aria pulita, quasi del tutto priva di smog e polveri sottili. E’ allora che ci ferma volentieri a bere un caffè o a mangiare un gelato; il piacere richiama altro piacere ed anche il GUSTO riceve la sua parte. Entrare ed uscire da un negozio all’altro è estremamente semplice, non si deve fare la gimcana fra le auto in sosta o attraversare strade. L’attenzione, non impegnata ad occuparsi della sopravvivenza urbana propria e dei propri cari e non distratta da rumori molesti e inquinamenti visivi, si rivolge automaticamente a quanto esposto nei negozi. Ma non eravate li solo per una passeggiata? Ebbene si, ma non accorgendosi nemmeno di essere entrati in un negozio e di aver cominciato a maneggiare questo e quel capo, questo e quell’oggetto, complice il TATTO, va a finire che si compra! Con buona pace di alcuni commercianti illuminati della città!

Spesso proprio i commercianti di città ci costringono ad andare a passeggiare in una città finta, l’Outlet, perché nella città vera, davanti al loro negozio al posto delle persone vogliono le automobili!

Pubblicato da

Enrico

Enrico Bonfatti, dopo aver vissuto e lavorato nella industriosa Lombardia, si è ritirato oggi in una ridente frazione montana delle prealpi venete. Ha avuto il privilegio di poter sperimentare la vita senza il possesso dell’automobile per tredici lunghi anni. Ultimamente lo ha perso a causa del mutato contesto nel quale si trova a vivere e delle politiche di smantellamento del trasporto pubblico in atto ormai da diversi anni nel nostro paese e non solo. Ha dato vita a questo blog nell’ormai lontano 2009, spinto dalla necessità di preservare, per quanto possibile, il quartiere dove viveva dal quotidiano assalto delle lamiere.

Un pensiero su “La città vera e la città finta”

  1. Io non amo gli outlet, ma quando ci sono andato mi è piaciuto passeggiare tra strade solo pedonali con negozi e bar, dava un senso di rilassatezza e benessere e serenità (a tutto vantaggio dei negozianti stessi, peraltro). Nel frattempo però mi sono reso conto che era una scenografia totalmente artificiale e costruita, quasi “pubblicitaria”.

    In ogni caso, muoversi a piedi tra le persone in ambienti senza auto piace e genera propensione alla spesa, come detto. Quindi i commercianti che nei centri storici si oppongono alla limitazione o moderazione del traffico perchè credono che con meno auto diminuirebbero i loro affari a mio parere prendono una grossa cantonata!

Rispondi