Auto e crisi economica: problema o opportunità?

Innanzitutto i numeri: nel 2012 le immatricolazioni di nuove auto in Italia sono in calo del 15-20% rispetto all’anno precedente, con il parco auto complessivo che, incredibilmente, inizia a diminuire (ricordiamoci che siamo al primo posto in Europa per numero di auto in rapporto alla popolazione). Crollano poi le vendite di auto a benzina e gasolio, ed aumentano quelle di auto a basso impatto (metano, gpl, ibride ed elettriche).

Sempre in questi primi mesi del 2012, sono analogamente scesi i consumi di carburante (benzina, gasolio, ecc.) del 10% circa, e conseguentemente le percorrenze (km percorsi su strada), anch’esse del 10%.

Sicuramente si tratta di uno degli effetti della crisi.. si hanno meno soldi, e si riduce l’uso dell’auto, che di soldi ne consuma parecchi, tra acquisto, assicurazioni, carburante, ecc. Naturalmente chi non ha alternative continua ad usarla, ma chi può riduce l’utilizzo, cosa che già potrebbe farci pensare tanto sulla reale necessità dell’auto per ogni nostro singolo spostamento. D’altra parte, aumentano le vendite di biciclette e l’uso dei mezzi pubblici (nonostante i tagli al servizio e gli aumenti delle tariffe generati dalle scellerate manovre finanziarie dello scorso anno e non ancora riassorbiti del tutto).

Non mi associo alle lamentele dell’industria dell’auto, che chiede interventi al governo (cosa vogliono, altri incentivi all’acquisto?), e non farò commenti sulla politica del lavoro portata avanti dalla principale casa automobilistica nazionale. Penso che ognuno abbia una idea in proposito abbastanza precisa.

Restano tuttavia alcuni problemi sul tavolo: il destino dei lavoratori delle industrie e dell’indotto e, d’altra parte, le necessità di chi comunque dell’auto ha un bisogno effettivo e reale, e quindi è costretto a sopportarne i crescenti costi di utilizzo.

Credo che occorra comportasi come si fece in tempo di guerra, quando gli Stati in pochi mesi riconvertirono tutte le loro industrie per far fronte con rapidità alla nuova situazione (terribile, peraltro), riconvertendo nuovamente, alla fine dei conflitti, tutte le industrie in direzione di una produzione di beni e servizi nuovamente e radicalmente cambiata con nuove necessità.

Se questa crisi non è una guerra, poco ci manca. Che senso ha produrre tutte queste auto, cercando di convincere i cittadini a comprarle rinnovando la propria macchina di continuo, quando il mercato è ormai saturo da tempo e le esigenze sono ben altre? Forse sarebbe meglio rivolgere lo sforzo produttivo verso altre direzioni, sempre naturalmente nel settore della mobilità (visto che comunque l’esigenza di ognuno di noi di muoversi resta viva ogni giorno, crisi o non crisi). Teniamo anche presente che, in Italia, Fiat Industrial ha annunciato la chiusura dell’unico stabilimento che produce autobus (la Irisbus, in Campania). Stupisce inoltre che, sempre Fiat, non stia procedendo (a differenza delle altre case automobilistiche) con decisione sulla ricerca e sullo sviluppo dei veicoli elettrici.

In Italia la forza lavoro non manca, così come non mancano le professionalità competenti su trasporti e mobilità. E’ ormai ora diridefinire le priorità a livello nazionale (grandi opere, corridoi, ecc.) ed a livello urbano (le città sono fatte per le auto o per le persone?) ed intervenire a livello di programmazione dei trasporti e della mobilità, ragionando in parallelo sulla politica industriale (e del lavoro) del settore.

Pubblicato da

Enrico

Enrico Bonfatti, dopo aver vissuto e lavorato nella industriosa Lombardia, si è ritirato oggi in una ridente frazione montana delle prealpi venete. Ha avuto il privilegio di poter sperimentare la vita senza il possesso dell’automobile per tredici lunghi anni. Ultimamente lo ha perso a causa del mutato contesto nel quale si trova a vivere e delle politiche di smantellamento del trasporto pubblico in atto ormai da diversi anni nel nostro paese e non solo. Ha dato vita a questo blog nell’ormai lontano 2009, spinto dalla necessità di preservare, per quanto possibile, il quartiere dove viveva dal quotidiano assalto delle lamiere.

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