I rischi di un mondo ipermobile – I

Una lunga e articolata riflessione sul concetto di ipermobilità scritta nel 2001 da John Adams per l’OECD. Anche se forse oggi alcune cose appaiono datate, nel complesso ci sembra ancora molto attuale: qual è il vero ruolo delle nuove tecnologie nel contribuire a un sistema di mobilità più sostenibile? Come affrontare il problema di un equo accesso alle risorse di una comunità senza aggravare ulteriormente il pesante pedaggio che paghiamo in termini di conseguenze ambientali e, soprattutto, sociali? Quali sono le conseguenze di un mondo reso improvvisamente piccolo da internet sulla coesione sociale delle comunità territoriali? Adams poneva dei problemi che allora erano considerati alla stregua di mere speculazioni intellettuali. Oggi – forse è questa la vera novità – interessano un pò di più anche gli ambienti esterni ai centri universitari di ricerca.

Le conseguenze sociali dell’ipermobilità

di John Adams

Tutti i paesi industrializzati stanno concentrando i loro sforzi nella ricerca di soluzioni tecniche ai problemi causati dalla crescente mobilità fisica. Ma anche se progettassimo modalità di trasporto non inquinanti, senza rischio di congestione e lavorassimo tutti stando a casa, pagheremmo ancora un prezzo molto alto per la mobilità, sostiene John Adams, citando degli esempi Britannici…

Si stanno facendo sforzi tecnologici prodigiosi per risolvere il problema della congestione e dell’inquinamento causati dal continuo incremento della mobilità motorizzata. Supponiamo per un attimo che questi abbiano successo. Immaginiamo che gli scienziati inventino qualcosa di simile ad un motore a moto perpetuo ad emissioni zero. Immaginiamo anche che riescano a sviluppare un sistema di trasporto aggiornato e intelligente – un sistema computerizzato di controllo del traffico che aumenterà enormemente la capacità delle arterie esistenti, delle ferrovie e delle vie aeree. Finalmente, immaginate un mondo nel quale tutti possano permettersi un computer e un accesso ad internet con una spesa irrisoria, e che la mobilità virtuale libera da inquinamento nel ciberspazio del world wide web venga vigorosamente stimolata come importante contributo alla soluzione dei problemi causati dall’eccessiva mobilità fisica.

Attualmente la fetta più importante di tempo, denaro ed energie dedicata ai problemi causati dal traffico motorizzato viene spesa per tali “soluzioni tecniche”. Se queste dovessero avere successo, ci sarebbero ulteriori considerevoli aumenti di mobilità fisica. Motori più puliti ed efficienti riusciranno ad indebolire le barriere che impediscono la crescita degli spostamenti – sia rendendoli più economici, sia rimuovendo le motivazioni ambientali che li limitano. Sistemi di autostrade intelligenti promettono di ridurre fortemente il costo in termini di tempo perso eliminando le situazioni di congestione. La mobilità virtuale, pur capace di sostituirsi a molti spostamenti fisici, servirà più probabilmente come un fattore di incremento al viaggio: liberando i telelavoratori dal bisogno del pendolarismo giornaliero, li rende liberi di unirsi all’esodo verso le periferie residenziali, dove la maggior parte dei viaggi – per la spesa, per andare a scuola, dal medico, alla biblioteca, all’ufficio postale, da amici – sono più lunghi e per lo più non coperti dal servizio di trasporto pubblico.

Nel 1950 il britannico medio viaggiava per circa cinque miglia al giorno. Oggi ne percorre circa 28, e si prevede un raddoppio per il 2025. I trend di crescita della mobilità virtuale sono fortemente correlati ai trend della mobilità fisica, ma con tassi di crescita molto più alti. I trasporti e le comunicazioni forniscono i mezzi con i quali chiunque può raggiungere chiunque. Ma i cambiamenti nella velocità e nella profondità di questi mezzi stanno avendo profonde conseguenze sociali.
Un limite ai comportamenti che la tecnologia non può rimuovere è il numero di ore che ci sono in un giorno. Mentre ci “dilatiamo” sempre di più dobbiamo “assottigliarci”. Se l’interazione con persone distanti ci richiede più tempo, dobbiamo togliere del tempo che dedichiamo ai nostri vicini. Se abbiamo contatti con un numero maggiore di persone, dobbiamo dedicare minore attenzione a ciascuno. Nelle società pedonali su piccola scala – ipomobili – tutti si conoscono. Nelle società ipermobili, le comunità geografiche di vecchio stampo vengono rimpiazzate da comunità di interessi aspaziali – fisicamente passiamo più tempo in mezzo a sconosciuti. I vantaggi della mobilità sono pesantemente pubblicizzati; gli svantaggi dell’ipermobilità ricevono molta meno attenzione. Molti degli aspetti indesiderati della società ipermobile possono facilmente venire immaginati estrapolando i trend attuali.

La società sarà più dispersa.
Il processo di dilatazione suburbana subirà un’accelerazione. Le società i cui membri si spostano ad alte velocità su grandi distanze consumano più spazio. Sono gli spostamenti su lunghe distanze, su strada e per via aerea, che stanno registrando i tassi di crescita più alti. Gli spostamenti a piedi o in bicicletta – modalità di trasporto locali, ambientalmente benigne e democratiche – sono in rapido declino. Anche con motori a moto perpetuo ad emissioni zero ci saranno conseguenze ambientali indesiderate. Ci sarà bisogno di asfaltare gran parte del territorio per fornire adeguati parcheggi; le nuove strade che si renderà necessario costruire sfregeranno paesaggi incantevoli e suddivideranno ulteriormente gli habitat di specie in via di estinzione; bisognerà trovare spazio per costruire nuovi e più grandi aereoporti; le parti del nostro pianeta preziose per la loro remota tranquillità saranno ulteriormente ridimensionate.

La società sarà più polarizzata.
L’incremento di mobilità del britannico medio nasconde il crescente divario tra i “capitalisti e i proletari della mobilità”. Tutti quelli troppo giovani, o troppo vecchi, o in qualche altro modo impossibilitati a guidare saranno lasciati indietro, tra quelli troppo poveri per potersi permettere un’auto o un biglietto aereo. Diventeranno cittadini di seconda classe dipendenti, per la loro mobilità, dai rimasugli avvizziti di trasporto pubblico o dalla buona volontà dei proprietari di autovetture. E mentre il mondo si allontana da loro trasferendosi nelle periferie residenziali, la maggior parte degli spostamenti diventa troppo lunga da poter essere affrontata a piedi o in bicicletta. Nonostante la popolazione mondiale di automobili sia aumentata di dieci volte dal 1950 (fino a circa 500 milioni), il numero di persone che non possiedono un’auto è più che raddoppiato (fino a 5,5 miliardi, grazie alla crescita demografica). E nonostante il molto più rapido incremento del traffico aereo durante questo periodo, il numero di persone che non hanno mai volato in vita loro è anch’esso aumentato.

Il mondo sarà più pericoloso per quelli che non stanno in un’automobile
Ci sarà molto più acciaio (o fibra di carbonio) circolante. Il fatto che ci siano oggi tre volte meno bambini uccisi in incidenti stradali che nel 1922 – quando difficilmente si poteva trovare quello che noi chiamiamo “traffico” e vigeva il limite di velocità di 20 miglia orarie (30 km/h circa) – non significa che le strade siano oggi tre volte più sicure per i bambini che vogliano andarci a giocare; sono anzi diventate cosi’ pericolose che ai bambini non è più permesso uscire. La ritirata dei pedoni e dei ciclisti continuerà. Mentre il traffico aumenta, sempre meno persone provano ad attraversare le strade – uno dei motivi per il quale sempre meno gente conosce i propri vicini sull’altro lato della via.

La libertà dei bambini sarà ulteriormente limitata dalle paure dei genitori, e il catalizzatore sociale dei bambini che giocano nella strada sparirà completamente
In Gran Bretagna, fino al 1971, l’80% dei bambini di 7 ed 8 anni andavano a scuola da soli, senza bisogno di essere accompagnati da un adulto. Adesso quasi nessuno fa cosi’; il governo pubblica un manuale per genitori che sostiene che è irresponsabile permettere ai bambini minori di 12 anni di uscire di casa da soli. I bambini raramente sperimentano la compagnia dei propri coetanei e la possibilità di gestirsi senza la supervisione di un adulto – un’esperienza essenziale nel processo di socializzazione.

Le persone saranno più grasse e meno in salute
I bambini con i genitori autisti non acquisiranno mai l’abitudine di andare a piedi o in bicicletta a scuola, dagli amici, a fare qualsiasi altra cosa. Scomparendo lo spostamento a piedi o in bicicletta, si ha una minore attività fisica inserita nella routine quotidiana – benché questo trend sia parzialmente compensato da un numero crescente di persone che si recano (in auto) in palestra per pedalare sulle cyclette.

Il mondo sarà meno vario culturalmente.
La “McDonaldizzazione” del mondo avanzerà ulteriormente. Tom Wolfe descrive questo fenomeno nella sua novella, “A man in full” (“Un uomo completo”): “Il solo modo per capire che stavi uscendo da una comunità ed entrare in un’altra era verificare che si ripetessero le insegne dei negozi in franchising e quindi se incontravi un altro 7-eleven, un altro Wendy’s, un altro Costco, un altro Home Depot”. Il turismo è il settore industriale più in espansione al mondo. Gli scrittori di viaggi spingono i loro lettori a deflorare le ultime aree vergini del pianeta – prima che altri riescano a precederli. Il marciapiede mobile che conduce i turisti attraverso i gioielli della Corona all’interno della Torre di Londra è solo un esempio del trionfo dell’efficienza fordista che caratterizza il turismo di massa.

Il mondo sarà più anonimo e meno conviviale.
Sempre meno gente conoscerà i propri vicini. Gli osservatori sui quartieri e le comunità chiuse dai cancelli – tentativi di ricreare ciò che avveniva naturalmente – sono sintomi della nuova anomia. Anche quando vivono molto vicini uno all’altro, il benestante mobile e il povero immobile vivono in mondi differenti. I poveri, per la loro impossibilità

di muoversi, vivono confinati in prigioni dalle pareti invisibili. Sono continuamente tentati e sviliti – come non lo sono mai dei prigionieri chiusi in vere celle – dalla libertà e dagli elevati livelli di consumo delle classi privilegiate. Il benestante può essere visto e sentito mentre vola sopra la nostra testa, mentre guida attraverso i ghetti, mentre appare in TV, godendo di privilegi fuori dalla portata di molti. Il povero è spesso invisibile al ricco; questi tende a vedere il mondo ad una risoluzione più bassa a causa dell’altezza e della velocità a cui viaggia.

La società vedrà crescere il tasso di criminalità
Le relazioni tese tra i benestanti e gli esclusi faranno aumentare la paura della criminalità. Come nel caso del pericolo sulle strade, questo fattore non può essere misurato in maniera affidabile dalle statistiche. Le case verranno difese meglio da porte più robuste, serrature e sistemi di allarme. Le persone, soprattutto le donne, si ritireranno dalle strade e non utilizzeranno più il trasporto pubblico perché si sentiranno in pericolo; aumenteranno i viaggi in automobile con le portiere ben chiuse. Il controllo poliziesco degli ambienti pubblici diventerà più invadente, con sorveglianza di TV a circuito chiuso e l’utilizzo di database computerizzati. Il vecchio “ghisa” ormai fuori moda che conosce tutti gli abitanti del quartiere sta per essere rimpiazzato da telecamere intelligenti che possono leggere le targhe e riconoscere i volti. Il pattugliamento poliziesco hi-tech, temuto da tutti i libertari, è un costo inevitabile dell’ipermobilità. L’alternativa è un controllo poliziesco inefficace. Se i criminali si dotano di moderni mezzi di trasporto – fisici o virtuali – e la polizia non tiene il passo, questa diventa impotente.

La società sarà meno democratica
Gli individui avranno meno potere sulle decisioni che governeranno le loro vite. Mentre ci continuiamo a diluirci sempre più nelle nostre attività sociali ed economiche, l’area geografica di competenza dell’autorità politica deve espandersi per tenere il passo con le crescenti dimensioni dei problemi che devono venire gestiti. Il potere politico viene trasferito sempre di più in alto nella gerarchia, verso Westminster e Brussels e verso istituzioni impresentabili come la Banca Mondiale e il WTO. La fiducia in queste inaffidabili realtà diminuisce mano a mano che i loro “fatti” assomigliano sempre di più a dei giri a vuoto. (Nei romanzi di fantascienza che parlano di un futuro dove lo spazio è stato completamente conquistato, non c’è un solo esempio di democrazia.)

I – Continua

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L’autore

John Adams è professore di geografia all’University College di Londra. Questo articolo è un estratto di un documento di Adams scritto per l’OECD, intitolato “The social implications of Hypermobility”, disponibile qui. Potete leggere le sue riflessioni sul blog Risks in a Hypermobile World

Pubblicato da

Enrico

Enrico Bonfatti, dopo aver vissuto e lavorato nella industriosa Lombardia, si è ritirato oggi in una ridente frazione montana delle prealpi venete. Ha avuto il privilegio di poter sperimentare la vita senza il possesso dell'automobile per tredici lunghi anni. Ultimamente lo ha perso a causa del mutato contesto nel quale si trova a vivere e delle politiche di smantellamento del trasporto pubblico in atto ormai da diversi anni nel nostro paese e non solo. Ha dato vita a questo blog nell'ormai lontano 2009, spinto dalla necessità di preservare, per quanto possibile, il quartiere dove viveva dal quotidiano assalto delle lamiere.

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