Smart Parking Policies

Le nostre periferie e ancor più i nostri centri urbani non assomigliano moltissimo  ai paesaggi americani dominati da giganteschi centri commerciali circondati da sconfinate aree di parcheggio anche se, guardandoci intorno, pare che negli anni passati abbiamo fatto di tutto per trasformare i nostri territori, inadatti per morfologia e densità abitativa ad ospitare queste mostruosità, in qualcosa che quanto meno li richiama. E spesso, dove il colpo d’occhio non offre la desolazione che trasudano certe immagini aeree delle periferie USA, un’analisi più attenta coglie la presenza di imponenti strutture di parcheggio multipiano sotto o sopra terra. Quanto costano questo genere di scelte, non solo in termini di “qualità della vita” difficilmente quantificabili ma anche, più prosaicamente, di volgarissimo portafoglio?

Da San Francisco la prima parte di una miniserie  in quattro puntate sulla gestione dei parcheggi a cura di MTC. San Francisco presenta la particolarità di essere stata forse la prima città al mondo ad avere applicato le teorie di Donald Shoup sul “Demand Responsive Parking” che prevede tariffe di parcheggio variabili in base alla domanda allo scopo di garantire un equilibrio tra questa e l’offerta [1] [2] [3].

Un approccio radicalmente diverso che, in nome del libero mercato, trascura completamente aspettative spesso considerate più che legittime: applicare tariffe di mercato ai parcheggi viene visto come un ostacolo al diritto alla mobilità. Ma la mobilità non è solo automobile e forse, invece di spendere montagne di soldi duramente guadagnati dai contribuenti nella missione impossibile di garantire un parcheggio a tutti, si realizzassero delle entrate dai parcheggi esistenti per reinvestirle in diverse modalità di spostamento potremmo essere in grado di garantire una migliore mobilità a tutti.

Pubblicato da

Enrico

Enrico Bonfatti, dopo aver vissuto e lavorato nella industriosa Lombardia, si è ritirato oggi in una ridente frazione montana delle prealpi venete. Ha avuto il privilegio di poter sperimentare la vita senza il possesso dell’automobile per tredici lunghi anni. Ultimamente lo ha perso a causa del mutato contesto nel quale si trova a vivere e delle politiche di smantellamento del trasporto pubblico in atto ormai da diversi anni nel nostro paese e non solo. Ha dato vita a questo blog nell’ormai lontano 2009, spinto dalla necessità di preservare, per quanto possibile, il quartiere dove viveva dal quotidiano assalto delle lamiere.

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