Un progetto di Nuova Mobilità per il XXI secolo

new yorker cover page bikes - girl only
La città di New York dopo qualcosa come quattro anni passati ad osservare, invidiare, riflettere, visitare, copiare, adattare, sperare, progettare, protestare, esitare, rinviare, innovare, negoziare e infine a fare sta per  arrivare al giorno della grande inaugurazione del suo servizio di bike sharing, Citi Bike.
Il progetto, finanziato da privati, prenderà il via con 6000 biciclette situate in 330 punti di oprelievo a Lower Manhattan e in alcune parti di Brooklyn. E’ prevista un’espansione fino a 10mila biciclette e 600 punti di prelievo tra Manhattan, Brooklyn e Queens
new yorker cover page bikes - smaller
La copertina del New Yorker in edicola il 3 giugno 2013, giorno dell’inaugurazione di Citi Bike, a cura di Marcellus Hall

Ma. . .

Si tratta di un progetto trasportistico? Di un progetto urbanistico? Di un progetto sociale? Ambientale? Qualcosa che serve a qualcuno per fare soldi?

Chi lo pagherà? Quanto? Perchè una banca dovrebbe metterci il suo nome sopra? Come vedrà rientrare il capitale investito? E i “costi esterni” in quale modo entreranno a far parte dei calcoli costi/benefici?

Chi saranno i clienti, tutta quella gente che utilizzerà le biciclette pagando qualcosa (95$ all’anno, equivalenti all’incirca a 19 biglietti A/R sulla metro)? Saranno vecchi o giovani? Maschi o femmine? Ricchi o poveri? Residenti o turisti? Regolari od occasionali?

Perchè ci è voluto così tanto a New York per fare quello che in apparenza sembra una buona idea attuata già in più di cento grandi città di tutto il mondo, e quasi tutte abbastanza contente di quello che hanno al punto che è improbabile che tornino indietro?

Chi lo ama? Chi lo odia e gli augura il peggiore dei destini? Chi è dubbioso e/o disinteressato?

Quello che sappiamo è che si tratta di un progetto degno del XXI secolo. Si può certamente dire che un po’ del nostro futuro è dentro di esso.

Un ottimo argomento per una tesi di laurea.

######

Articolo originale: A 21st century New Mobility project

Pubblicato da

Enrico

Enrico Bonfatti, dopo aver vissuto e lavorato nella industriosa Lombardia, si è ritirato oggi in una ridente frazione montana delle prealpi venete. Ha avuto il privilegio di poter sperimentare la vita senza il possesso dell’automobile per tredici lunghi anni. Ultimamente lo ha perso a causa del mutato contesto nel quale si trova a vivere e delle politiche di smantellamento del trasporto pubblico in atto ormai da diversi anni nel nostro paese e non solo. Ha dato vita a questo blog nell’ormai lontano 2009, spinto dalla necessità di preservare, per quanto possibile, il quartiere dove viveva dal quotidiano assalto delle lamiere.

Rispondi