Auto elettriche: è ora di giocare ad armi pari

Le auto elettriche ispirano i sogni non solo di alcuni consumatori, osservatori ed entusiasti, ma anche vanguard citicar-2 delle autorità pubbliche che si trovano a dover affrontare il difficile compito di gestire quell’idra a due teste costituita da una parte dalla ricerca del difficile sentiero verso una mobilità urbana sostenibile e dall’altra dal dover avere a che fare con un industria automobilistica in piena, dolorosissima, transizione. Essendo una persona che ha guidato quotidianamente una piccola auto elettrica per quasi dieci anni nel traffico di Parigi (vedi immagine), posso dire che la trovo un bellissimo modo per spostarsi in città. Ma è qui il cuore del problema? Penso di no.

Il punto critico da considerare è il seguente: gli ZEV (zero emission vehicles) possono essere considerati parte di una necessaria strategia per trasformare in senso sostenibile i trasporti e le città? Molti sosterranno di sì, con considerabile convinzione e rifacendosi a molti pareri autorevoli. Ma è davvero così? Da una prospettiva politica il guaio è che il confronto non si attua ad armi pari, nè quando si parla delle potenzialità e delle performance di questi veicoli nè quando si parla dei benefici che possono apportare a livello collettivo.

Guardandolo più da vicino, il processo di transizione dal motore a scoppio a quello elettrico comincia ad assomigliare sempre più al passaggio da una marca di sigarette ad un’altra. Non ci aspetteremmo che un medico favorisca una cosa del genere.

Quindi è davvero una boccata di aria fresca sapere che qualcuno con il background e la competenza di Ozzie Zehner si prende l’onore e l’onere di analizzare gli argomenti e le scelte fondamentali che riguardano le auto elettriche.

Eric Britton

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Inquinanti a qualunque velocità

Le auto elettriche non risolvono i problemi ambientali della motorizzazione

By Ozzie Zehner, 30/06/13

Questo articolo è apparso per la prima volta il 30/06/13 su IEEE Spectrum. Gli unici cambiamenti apportati qui rispetto alla sua versione originale consistono in alcune frasi scritte in corsivo allo scopo di portare la vostra attenzione ad elementi che consideriamo molto importanti come consulenti politici del settore. Potete trovare l’originale integrale qui: http://goo.gl/KgyZX

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Photo-illustration: Smalldog Imageworks; Photos: car, Transtock/Corbis; coal: Nolimitpictures/iStockphoto

La scorsa estate la polizia stradale della California fermò la pop star Justin Bieber mentre correva a folle velocità attraverso Los Angeles nel tentativo di liberarsi dei paparazzi. Era al volante di un’auto ibrida – non una qualunque, attenzione, ma una Fisker Karma tutta cromata (e con più di 10 hp…ndt), una berlina sportiva da 100mila dollari che aveva ricevuto in regalo per il suo 18esimo compleanno dal suo manager, Scooter Braun, e dal suo sodale Usher. Durante una presentazione a sorpresa in Tv Braun aveva sottolineato che “vogliamo assicurarci, visto che ami le automobili, che quando le guidi tu possa farlo sempre in modo rispettoso dell’ambiente, così abbiamo deciso di regalarti un’automobile che ti farà eccellere”. Missione compiuta. Bieber si unisce a una schiera crescente di celebrità, ambientalisti, politici che stanno contribuendo a creare le credenziali “verdi” per le auto elettriche. Obama stesso ha osato prevedere 1 milione di auto elettriche in circolazione negli USA nel 2015. Il sindaco di Londra, Boris Johnson, ha annunciato alla stampa la sua ennesima conversione elettrica dopo aver guidato una Tesla Roadster, sottolineando le meraviglia di una coupè sportiva americana che produceva “la stessa quantità di emissioni nocive del tarassaco dei pascoli alpini”.

Nel frattempo, gli ambientalisti una volta contro la proliferazione senza se e senza ma delle automobili oggi sostengono gli incentivi alle compagnie che producono questi veicoli e le agevolazioni fiscali alle persone che li acquistano.

Due dozzine di governi in tutto il mondo sostengono l’acquisto di veicoli elettrici. In Canada, per esempio, i governi dell’Ontario e del Quebec rimborsano agli automobilisti elettrici fino a 8500 dollari canadesi (circa 6000 euro, ndt); nel Regno Unito questa cifra è di 5000 sterline. Il governo federale USA concede riduzioni fiscali fino a 7500 dollari, anche per chi è sufficientemente benestante da non aver bisogno di questo genere di aiuti. (Il proprietario tipico di una Chevy Volt, per esempio, dichiara un reddito di 170mila dollari annui). Alcuni stati offrono ulteriori benefici fiscali, che in California arrivano così a 10mila dollari e in Colorado a 13500 – più del costo base di una Ford Fiesta appena uscita dalla fabbrica. Il West Virginia presenta l’affare più conveniente. Gli interessi minerari di quello stato sbavano al pensiero della possibilità di spostare il mercato automobilistico dal petrolio al carbone. I residenti possono avere un credito fiscale fino a 15mila dollari per l’acquisto di un’auto e fino a 10mila per l’installazione di una stazione di ricarica casalinga.

Ci sono poi altre meraviglie. Dieci stati americani concedono l’utilizzo delle corsie per veicoli ad alta occupazione alle auto elettriche anche se su queste c’è il solo conducente. Numerosi esercizi commerciali offrono un posto auto VIP ai clienti con veicoli elettrici – e talvolta anche una ricarica grautita. Il sindaco Johnson si sta muovendo anche per sollevare i possessori di auto elettriche dalla famigerata congestion tax.

Purtroppo tutti questi zuccherini non possono controbilanciare la realtà dei fatti che ci dice che il costo di un’auto elettrica è ancora molto alto – un riflesso del costo dell’enorme quantità di combustibili fossili e di materie prime necessaria per la loro costruzione. E alcuni contribuenti si sentono comprensibilmente imbrogliati al vedere tutti questi benefici fiscali a vantaggio della fasce più ricche di popolazione.

Nella nebbia di tutte queste celebrazioni, è il momento di provare a guardare dietro le quinte. Le auto elettriche sono davvero così ecologiche?

L’idea di elettrificare le auto per aggirare le loro esternalità ambientali non è nuova. Vent’anni fa costruii io stesso un’auto ibrida con doppia alimentazione elettrica e a gas naturale. Non era molto veloce, e sono abbastanza convinto che non fosse nemmeno sicura. Ma ero convinto che auto come la mia avrebbero aiutato a ridurre sia l’inquinamento che la dipendenza dai combustibili fossili. Mi sbagliavo.

Sono arrivato a questa conclusione dopo molti anni di studio approfondito dei problemi ambientali e di attenzione ad alcune importanti domande che dovremmo farci sempre in qualità di cittadini preoccupati di queste cose. Il mio è un punto di vista impopolare, sicuramente. Il potere di suggestione delle auto elettriche è una forza persuasiva – al punto che porre la domanda apparentemente semplice “Le auto elettriche sono davvero ecologiche?” diventa qualcosa di molto complicato.

Come in quasi qualunque altro caso, la risposta dipende dalla persona a cui avete rivolto la domanda. Dozzine di think tank e organizzazioni scientifiche sono arrivate a conclusioni su questo argomento. Molte sono a favore, ma alcune sono critiche.

Per esempio, Richard Pike della Royal Society of Chemistry ha provocatoriamente calcolato che le auto elettriche, se adottate su larga scala, potranno ridurre le emissioni britanniche di gas serra di un ridicolo 2 per cento, date le attuali fonti di approvvigionamento del Regno Unito. L’anno scorso, uno studio a cura dell’Ufficio Finanziario del Congresso Americano ha rilevato che gli incentivi alle auto elettriche “non avranno effetti o avranno effetti limitati sulla riduzione dell’utilizzo di benzina e dell’emissione di gas serra da parte della flotta nazionale di autovetture per parecchi anni a venire”.

EV incentives map
Source: Wikipedia
Generous EV Incentives: Governments around the world offer drivers various inducements to buy electric cars. The monetary incentives in western Europe, for example, include direct subsidies on vehicle purchases as well as certain tax exemptions. Some of these countries also provide the drivers of electric cars with free parking and other perks.

Altre organizzazioni sono più favorevoli, tra queste la Union of Concerned Scientists. La loro ricerca [PDF] del 2012 sul tema, intitolata “State of Charge”, fa notare come la carica dei veicoli elettrici comporta meno rilascio di CO2 perfino del più efficiente dei veicoli a scoppio. Il relatore più anziano, l’ingegnere Don Anair, conclude: “Siamo a un buon punto di pulizia della rete elettrica per poter muovere i veicoli elettrici”.

Perchè le valutazioni sono così diverse? Fondamentalmente è perchè non entra in gioco solo la scienza. Entrano in gioco anche i valori che inevitabilmente danno forma alle domande che si pongono i ricercatori così come selezionano gli aspetti considerati importanti lasciando fuori gli altri. Questo è vero per qualunque tipo di ricerca, naturalmente, ma in questo specifico caso le distorsioni abbondano oltre il normale, anche se questo a un osservatore distratto può sfuggire.

Per capire come vengono introdotte queste distorsioni, bisogna sempre seguire i flussi di denaro. Molti programmi accademici che svolgono ricerca nel campo ricevono finanziamenti direttamente dall’industria dell’automobile. Per esempio, il Plug-in Hybrid and Electric Vehicle Research Center dell’Università di California, Davis che si presenta come “l’hub collaborativo e di ricerca sui veicoli elettrici e ibridi per lo Stato della California” riconosce sul suo sito partnerships con BMW, Chrysler-Fiat e Nissan, tutte case che stanno vendendo o sviluppando auto ibride ed elettriche. Il Global Climate Energy Project di Stanford, che pubblica ricerche sui veicoli elettrici, ha ricevuto più di 113 milioni di dollari dalle seguenti aziende: ExxonMobil, General Electric, Schlumberger e Toyota. La Georgetown University, il MIT, le Università del Colorado, del Delaware, del Michigan e numerose altre scuole accettano sponsorizzazioni da parte di aziende per la loro ricerca sui veicoli elettrici.

Non sto suggerendo che questo genere di sponsorizzazioni portano automaticamente a falsificare i dati. Ma possono indirizzare i risultati in modi più sottili.

Primo, possono determinare quali studi possono vedere la luce e quindi quali di questi – una volta terminati – ricevere l’attenzione dei media. Dopotutto le aziende indirizzano i loro finanziamenti a quelle ricerche che si pongono le domande che possono portare beneficio al loro prodotto. Un accademico che studia le comunità car-free ha meno probabilità di ricevere un finanziamento privato di un collega che sta mettendo a punto un nuovo tipo di colonnina di ricarica.

Molti dei ricercatori che confezionano studi sui veicoli elettrici sostengono incondizionatamente questa tecnologia.

Una ricerca dell’Indiana University’s School of Environmental Affairs, per esempio, è stata condotta dall’ex vicepresidente di Ford. Si presenta come un set di punti per discorsi di pubbliche relazioni e contiene raccomandazioni per la pubblicità delle auto elettriche (che dovrebbe pensare a gestire le aspettative dei clienti per evitare contraccolpi conseguenti a eventuali sopravvalutazioni). Anche la rinomata Union of Concerned Scientists riveste la sua ricerca di un romantico immaginario adatto al marketing di Ford, GM, Nissan, aziende i cui prodotti vengono analizzati nella ricerca stessa. In effetti è molto difficile individuare dei ricercatori che analizzano i meriti ambientali delle auto elettriche con occhio disinteressato.

Così, come valutiamo gli effetti ambientali di questi veicoli quando gli esperti che ne parlano sembrano tutti essere tutti degli entusiasti a priori?  è difficile.

Un altro ostacolo a una seria valutazione è che è difficile paragonare le diverse possibilità di carica. E’ relativamente facile calcolare l’ammontare di energia richiesta per caricare la batteria di un veicolo. Non è così semplice, però, paragonare una carica di elettricità prodotta da un impianto alimentato a gas naturale con una proveniente da un impianto nucleare. Il gas naturale richiede un processo di combustione che produce CO2, e spesso richiede sistemi abbastanza discutibili per essere estratto dal suolo. L’energia nucleare produce scorie di difficile gestione così come comporta rischi di proliferazione e fallouts. Non esiste una modalità chiara e precisa per paragonare questi impatti così diversi. Portando l’attenzione solo sui gas serra, per quanto importante, fa perdere di vista una gran parte della problematica.

I produttori e le agenzie di marketing sfruttano il fatto che qualunque fonte energetica presenta i suoi peculiari effetti collaterali per dare forma ai termini della discussione nel modo che meglio si adatta alle loro esigenze. I produttori di auto elettriche, per esempio, sono spesso felici di sottolineare che i loro veicoli possono venire ricaricati da fonti rinnovabili come l’energia solare. Anche se ciò fosse possibile su larga scala, la costruzione di un così grande numero di celle fotovoltaiche avrebbe effetti collaterali molto nocivi. Le celle solari contengono metalli pesanti e la loro produzione rilascia dei gas serra come l’esafluoruro di zolfo che presenta un potenziale di riscaldamento globale 23000 volte più alto della CO2, secondo l’Intergovernmental Panel on Climate Change.

Inoltre, i combustibili fossili vengono bruciati nell’estrazione delle materie prime necessarie alla costruzione di celle solari e turbine eoliche – e per la loro costruzione, assemblaggio e manutenzione. Lo stesso vale per la ridondanti reti di ricarica di cui questi veicoli hanno bisogno. E ancora più combustibili fossili vengono utilizzati per lo smaltimento di tutto questo equipaggiamento. I sostenitori delle auto elettriche abbracciano entusiasticamente le energie rinnovabili per alimentare le loro vetture, ma ignorano opportunamente le ripercussioni ambientali ad esse associate.

Infine, la maggior parte delle analisi si occupano solo della carica dell’auto. Si tratta senz’altro di un aspetto importante. Ma un’analisi rigoroso dovrebbe considerare gli impatti ambientali di tutto il ciclo di vita del mezzo, dalla sua costruzione per passare alla sua gestione fino alla sua consegna allo sfasciacarrozze.

Uno studio ha tentato di rappresentare un quadro più completo. Pubblicato dalla National Academies nel 2010 e supervisionato da due dozzine di scienziati di spicco statunitensi, è forse il più esaustivo rapporto sugli effetti delle auto elettriche fino ad oggi. I suoi risultati fanno riflettere.

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Illustration: Bryan Christie Design
Cosa c’è nella vostra auto elettrica? Non pensate solo al tubo di scappamento mancante. La costruzione di componentistica per le auto elettriche come la Nissan Leaf comporta costi ambientalmente significativi.

Vale la pena notare che questa ricerca venne commissionata dal Congresso Federale e quindi finanziata interamente con soldi pubblici, non privati. Come molti studi precedenti ha dimostrato che utilizzare un’auto elettrica è meno dannoso che fare il pieno a un’auto tradizionale. Comunque la questione non è così semplice, secondo Maureen Cropper, vicepresidente del comitato responsabile della ricerca e professore di economia all’Università del Maryland. “Sia che parliamo di una vettura tradizionale, di un veicolo elettrico o di un veicolo ibrido, la maggior parte dei danni non scaturiscono dal semplice utilizzo su strada ma da altri momenti del ciclo di vita della vettura”, sottolinea.

Parte delle conseguenze sono legate alla costruzione. Dato che le batterie sono molto pesanti (per esempio in una Tesla Roadster contano per più di un terzo del peso totale del veicolo), i costruttori lavorano per alleggerire il resto del veicolo. Come risultato le auto elettriche includono molti materiali ultraleggeri che richiedono molta energia per venire prodotti e trattati – compositi di carbonio e alluminio in particolare. Il motore elettrico e le batterie aggiungono ulteriore energia da impiegare nella costruzione di auto elettriche.

Inoltre i magneti dei motori di alcuni veicoli elettrici contengono metalli rari. Curiosamente questi metalli non sono così rari come il loro nome suggerisce. Sono, in ogni caso, spruzzati in modo molto diradato su tutta la superficie del pianeta, rendendo la loro estrazione in molti casi poco conveniente.

In uno studio pubblicato lo scorso anno un gruppo di ricercatori del MIT calcolava che a livello globale l’attività mineraria di estrazione di due di questi metalli rari dovrebbe aumentare rispettivamente del 700 per cento e del 2600 per cento nei prossimi 25 anni per tenere il passo con i vari programmi green-tech. A complicare la questione c’è il fatto che la Cina, massimo produttore mondiale di metalli rari, ha ultimamente posto delle restrizioni alle esportazioni. Esistono delle possibilità di sostituzione, ma adottarle comporterebbe dei contraccolpi dal punto di vista dell’efficienza dei costi.

I materiali utilizzati per le batterie non sono meno dannosi per l’ambiente, si legge nello studio del MIT. Composti come il litio, il rame e il nickel devono venire estratti dalla terra e lavorati in modi che richiedono energia e possono rilasciare rifiuti tossici. E in zone che mancano di legislazioni serie, l’estrazione mineraria può allargare i rischi al di là dei lavoratori direttamente coinvolti. Le popolazioni circostanti potrebbero venire esposte a sostanze tossiche attraverso l’aria o l’acqua.

Anche alla fine del loro ciclo di vita le batterie possono comportare un problema. Se riciclate in modo corretto i loro componenti possono essere non nocivi – anche se non qualcosa che vorreste spruzzare sulla torta di compleanno. Ma gestite impropriamente le batterie esauste possono rilasciare sostanze chimiche tossiche. Queste variabili sono difficili da misurare, il che spiega il motivo per il quale vengono ignorate dagli studi sugli impatti delle auto elettriche.

Lo studio di National Academies non ha ignorato queste realtà di difficile misurazione. Ha sintetizzato gli effetti della costruzione, dell’estrazione dei combustibili, della raffinazione, delle emissioni e altri fattori.  Con un colpo sotto la cintola ai sostenitori dell’auto elettrica, conclude che i danni alla salute e all’ambiente dell’intero ciclo di vita di un’auto elettrica (escludendo gli effetti climatici di lungo termine) sono effettivamente più grandi di quelli delle auto a benzina. In effetti lo studia rileva come un’auto elettrica è probabilmente peggiore di un’auto alimentata esclusivamente con benzina derivata dalle sabbie bituminose del Canada!

I ricercatori non hanno trascurato nemmeno le emissioni di gas serra e l’influenza che possono avere sul cambiamento climatico. Come molti altri che hanno indagato l’argomento hanno rilevato che i veicoli elettrici generalmente rilasciano meno emissioni delle loro controparti a benzina o gasolio – ma se si analizza l’intero ciclo di vita ciò avviene in misura trascurabile. La differenza di emissioni sull’intero ciclo di vita tra i veicoli alimentati a batterie e quelli alimentati da gasolio a basso contenuto di zolfo sono difficilmente misurabili.

Lo studio di National Academies si mette in luce per la sua completezza, ma non è il solo a fare queste cupe valutazioni.

Uno studio norvegese pubblicato lo scorso Ottobre nel Journal of Industrial Ecology paragonava gli impatti del ciclo di vita dei veicoli elettrici. I ricercatori hanno preso in considerazione piogge acide, particolato, inquinamento idrico, smog, tossicità per gli umani, così come lo sfruttamento dei combustibili fossili e delle risorse minerali. Secondo uno degli autori, Anders Stromman, “i veicoli elettrici presentano sempre prestazioni peggiori o alla pari dei moderni motori a combustione interna, nonostante l’annullamento virtuale delle emissioni durante la loro guida”.

All’inizio dello scorso anno, ricercatori dell’Università del Tennessee studiarono cinque tipologie di veicolo in 34 città cinesi giungendo a conclusioni simili.
I ricercatori diressero il loro lavoro sugli impatti sulla salute delle emissioni e di particelle come acidi atmosferici, composti chimici organici, metalli, pulviscolo. Per un veicolo convenzionale queste emissioni sono peggiori nelle aree urbane, mentre le emissioni causate dai veicoli elettrici si concentrano nelle zone meno popolate che circondano gli impianti elettrici a carbone della Cina. Anche tenendo in considerazione questa differenza di esposizione, il totale delle conseguenze negative sulla salute dei veicoli elettrici in Cina era maggiore di quello delle auto tradizionali.

Anche le emissioni delle centrali elettriche americane si concentrano fuori dalle aree urbano, e così le conseguenze dannose dell’estrazione di combustibili fossili e nucleari. E questo porta ad alcune domande cruciali. Le auto elettriche servono solo a spostare gli effetti dell’inquinamento dalle comunità a medio-alto reddito di Beverly Hills e Virginia Beach alle comunità meno benestanti delle zone più arretrate della Virginia e delle periferie industriali della nazione? Sono solo un gioco di prestigio che consente la pace mentale di quelli che già stanno bene a spese dell’aumento dell’asma, delle cardiopatie e dei rischi da radiazioni tra le popolazioni più povere e politicamente non rappresentate?

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Source: National Academies Press
Inquinano tutte:  National Academies conlcude che anche adottando la tecnologia che avremo a disposizione nel 2030 per auto e reti di rifornimento, i danni alla salute e all’ambiente – esclusi quelli conseguenti al riscaldamento globale – delle auto elettriche eccederebbero  ancora quelli causati da vetture con carburanti tradizionali.

La speranza, naturalmente è quella che le tecnologie delle auto elettriche e delle reti di rifornimento diventeranno nel tempo più pulite. L’attuale tecnologia elettrica è ancora piuttosto giovane, così dovrebbe migliorare parecchio. Ma non aspettatevi che batterie, celle solari e altre tecnologie pulite cavalchino una Curva di Moore di sviluppo esponenziale. Piuttosto si svilupperanno lungo un asintoto che tenderà ad appiattirsi verso un tetto massimo di efficienza.  Neanche quando i ricercatori di National Academies hanno preso in considerazione i progressi della tecnologia e i miglioramenti della rete elettrica statunitense plausibilmente realizzabili fino al 2030 sono riusciti a dimostrare che l’uso di vetture elettriche possa portare dei benefici.

Se queste stime sono corrette, la stregoneria che circonda le auto elettriche è lì per perggiorare la salute pubblica e l’ambiente piuttosto che il contrario. Ma anche se i ricercatori avessero torto, c’è un’illusione ottica ancora più fondamentale al servizio delle auto elettriche

Tutti gli studi citati in precedenza paragonano le automobili elettriche con quelle alimentate a petrolio. Nel far così i risultati distolgono l’attenzione dal vasto spettro di alternative di trasporto disponibili – come camminare, andare in bicicletta e il trasporto pubblico.

Non c’è dubbio che le automobili a benzina o gasolio siano inquinanti e molto care. Gli incidenti stradali fanno decina di migliaia di vittime ogni anno negli USA soltanto e feriscono un numero di persone infinitamente più alto. Utilizzando questo genere di veicoli come pietra di paragone per giudicare altre tecnologie pone l’asticella a un livello indecentemente basso. Anche se le auto elettriche un giorno riusciranno a scavalcarla, come potranno confrontarsi con le altre alternative?

Per esempio, se i politici volessero ridurre lo smog urbano, potrebbero notare che l’inquinamento automobilistico segue il principio paretiano della regole dell’80/20. L’80% delle emissioni nocive vengono emesse dal 20% degli scarichi – quelli di motori non in grado di bruciare completamente il combustibile. Utilizzando tecnologie di monitoraggio a distanza le autorità locali potrebbero identificare queste vetture e obbligarle a una revisione. Questo sarebbe molto meno caro e più efficace del finanziamento di una flotta di vetture elettriche.

Se i legislatori vogliono ridurre davvero la dipendenza da combustibili fossili devono dare priorità alla realizzazione di quartieri ciclabili e pedonabili. Non sarà facile ovunque – ancor meno dove si pone molto l’accento sulle auto elettriche. Gli studi di National Academies sottolineano la necessità di un miglior uso del territorio per ridurre la dispersione urbana e, cosa ancor più importante, della tassazione sui carburanti per ridurre la dipendenza dal petrolio.

Seguire queste prescrizioni risolverebbe molti problemi che una proliferazione delle auto elettriche non potrebbe nemmeno cominciare ad affrontare – tra cui gli incidenti automobilistici e le conseguenti vittime e la grande frustrazione di trovarsi imbottigliati nel traffico.

Guardandolo più da vicino, il processo di transizione dal motore a scoppio a quello elettrico comincia ad assomigliare sempre più al passaggio da una marca di sigarette ad un’altra. Non ci aspetteremmo che un medico favorisca una cosa del genere.

Chi ha una mentalità ambientalista dovrebbe davvero riporre speranza nelle auto elettriche? Forse dovremmo guardare oltre gli abbaglianti gadget che ci vengono offerti e riscoprire alcune alternative meno seduttive ma potenti – riduzione dello smog, corsie ciclabili, tasse sull’energia, modifiche nell’uso del territorio, per cominciare. Non facciamoci sedurre dalle illusioni High-tech.

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L’autore:

Ozzie ZehnerAutore del saggio Green Illusions, Ozzie Zehner lavorava per GM quando questa “uccise” la sua EV1. Al tempo sostenitore della tecnologia elettrica, si è reso conto successivamente che questa sostituisce semplicemente un tipo di problematica ambientale con un’altra. Attualmente è visiting scholar presso la Univestiy of California, Berkeley. Si occupa delle condizioni sociali, culturali, politiche ed economiche che influenzano le priorità delle politiche energetiche e i loro risultati. Il suo lavoro comprende anche lo studio del ruolo simbolico giocato dalle tecnologie energetiche all’interno dei movimenti politici e ambientalisti.

Pubblicato da

Enrico

Enrico Bonfatti, dopo aver vissuto e lavorato nella industriosa Lombardia, si è ritirato oggi in una ridente frazione montana delle prealpi venete. Ha avuto il privilegio di poter sperimentare la vita senza il possesso dell'automobile per tredici lunghi anni. Ultimamente lo ha perso a causa del mutato contesto nel quale si trova a vivere e delle politiche di smantellamento del trasporto pubblico in atto ormai da diversi anni nel nostro paese e non solo. Ha dato vita a questo blog nell'ormai lontano 2009, spinto dalla necessità di preservare, per quanto possibile, il quartiere dove viveva dal quotidiano assalto delle lamiere.

0 pensieri su “Auto elettriche: è ora di giocare ad armi pari”

  1. articolo molto interessante!
    e mi trovo d’accordo su tutta la linea…
    aggiungerei che troppo spesso si cerca la soluzione facile ad un problema difficile, e l’auto (insieme a moto e scooter) elettrica viene spacciata come panacea dei mali odierni…
    e comunque anche sostituendo tutto il parco veicolare odierno con veicoli elettrici con una bacchetta magica, i problemi di traffico come congestione, incidentalità , ecc non sarebbero risolti.
    l’aspetto più critico è sempre capire quanto e come distribuire gli incentivi disponibili tra auto ecologiche, trasporto pubblico, piste ciclabili, ma anche educazione e informazione alla mobilità. e su questo dovremmo avere la possibilità di discuterne, dato che gli incentivi derivano da risorse pubbliche (e quindi tasse sui cittadini). quanto ci è costato la tornata degli incentivi che hanno permesso a alle case automobilistiche di venderci veicoli euro 5 (che sull’ecologico avrei qualche dubbio)?
    e la terza corsia autostradale sulla A14? chissà se qualcuno ha valutato se era meglio potenziare il traffico merci su rotaia piuttosto che aggiungere una corsia autostradale….

    Alla fine ci ritroveremo tutti a piedi….. (ma anche in bici e sul bus!)

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