Un mese senz’auto.

ImageLa Corea del Sud è un paese di recente industrializzazione, dove l’idea del possesso dell’automobile viene probabilmente ancora associata all’immagine di sè e all’autostima. Ma sembra proprio che quando i coreani si rendano conto di un problema lo affrontino di petto, come avevamo già avuto modo di raccontare in questo post, che raccontava di come a Seul si fosse demolito un tratto di sei km di trafficatissima superstrada per restituire alla luce il fiume che sotto vi scorreva. Questa volta, vi parliamo dell’esperienza di Suwon, una città di un milione di abitanti, dove per tutto il mesi di settembre i residenti di un intero quartiere hanno accettato di vivere senz’auto.

I residenti della città sudcoreana di Suwon hanno appena concluso il loro mese senz’auto. Sia gli organizzatori che i partecipanti hanno detto che il progetto potrebbe rappresentare un modella per la città del futuro.

Haenggung-dong residents try out various ecomobile vehicles in South Korea.

Lee Seung-ryong, abitante di Suwon, sta guidando un Segway in Piazza Haenggun. È uno dei volontari dell’Ecomobility World Festival, che si è tenuto nel suo quartiere nel mese di settembre.

“Mi piace il Segway perchè non utilizza carbone o petrolio”, ci dice il ventinovenne, “ma spostarsi a piedi è probabilmente ancora il miglior modo di girare una città”.

L’EcoMobility World Festival, un’iniziativa organizzata da ICLEI (Council for Local Environmental Initiatives), con base in Germania, in collaborazione con la città di Suwon, ha costretto i residenti a spostarsi senza automobile per un mese. Lo scopo è quello di dimostrare al mondo che non si ha bisogno di una macchina per sopravvivere in una città.

Per tutto il mese, i residenti dovevano lasciare le loro automobili al di fuori del perimetro del festival. Ma i 4300 abitanti del quartiere non sono stati lasciati a se stessi. ICLEI li ha forniti di svariati tipi di bicicletta e altri mezzi di trasporto a propulsione umana.

Una società automobile

“Abbiamo avuto un lungo periodo di colloqui con i residenti prima dell’inizio del festival. Molti di loro dicevano di non sapere nemmeno più andare in bicicletta” dice Katrina Borromeo di ICLEI. “Dicevano di non riuscire nemmeno a immaginarsi una vita senza automobile. Abbiamo pensato che se volevamo far loro abbandonare l’auto dovevamo offrirgli delle alternative”.

L’idea di un mese senz’auto venne al direttore di ICLEI Otto-Zimmermann. Sostiene che pochi leader politici riescono a immaginarsi i bisogni di una città tra 50 anni, tra i quali anche la necessità di ridurre la propria impronta ecologica.

Otto-Zimmermann dice che ha provato a suggerire quest’idea a svariati sindaci in tutto il mondo negli ultimi due anni. L’unica città ad avere raccolto la sfida è stata Suwon.

“La cosa mi sorprese perchè la Corea del Sud è una società fortemente orientata all’automobile dove le persone tengono ancora al suo possesso per mostrare il proprio status”, ci ha detto Otto-Zimmermann. “In estremo oriente è importante avere questo modello di quartiere”.

“In Europa alcune città stanno adottando politiche dei trasporti molto avanzate, così forse per questo non pensano di avere bisogno di un esercizio di questo tipo per migliorare” ha aggiunto Otto-Zimmermann.

Convincere i residenti.

Il quartiere di Suwon teatro dell’evento, Haenggun-dong, ha sicuramente visto giorni migliori. Prima di essere scelto come sede del festival, era trascurato, le strade non erano asfaltate e cosparse di buche, le auto erano parcheggiate ovunque.

L’intero quartiere è stato quindi sottoposto a un pesante lifting. Le strade oggi presentano una superficie regolare di lastre di porfido.

“I residenti del quartiere dipendono dalle loro automobili e i commercianti dipendono dalla loro clientela che li raggiunge in macchina. Abbiamo dovuto contrattare molto con tutti” spiega il sindaco di Suwon Yeom Tae-young. Ci dice che la promessa di valorizzazione del quartiere ha alla fine avuto la meglio sull’iniziale forte opposizione dei residenti.

Molti residenti del quartiere hanno inscenato protesto fuori dal municipio, alcuni si sono anche stesi per terra nei cantieri per bloccare la riqualificazione degli spazi pubblici.

Ma i commercianti dell’area fanno capire che il festival non li ha danneggiati.

“All’inizio ero preoccupato per i miei affari, ma dopo la riqualificazione ho avuto più clientela e il quartiere si è risvegliato”, dice Hwan Hyun-ho, proprietario di un ristorante.

“Senza automobili la vita è molto più piacevole, c’è meno polvere, meno rumore e meno  parcheggio abusivo” dice Go Chang-ryong, che aggiunge che preferisce comunque che la gente raggiunga il suo caffè a piedi.

Difficile da replicare.

Il Sindaco Yeom Tae-young dice che non è sicuro che altre città possano o debbano ripetere questo esperimento. Ma, aggiunge, per altri paesi poveri di risorse naturali come la Corea del Sud, ridurre l’importazione di combustibili fossili è una necessità economica e ambientale – e ridurre la dipendenza dalle automobili è un modo per soddisfarla.

“Stiamo vivendo in una società con le risorse energetiche limitate” dice Yeom “Dobbiamo riuscire a fare a meno dei combustibili fossili e prepararci per il futuro, e il festival può rappresentare un modello per farlo”.

Il Sindaco dice che ancora non ha capito se l’avvenimento possa essere definito un successo. Questo dipenderà da quanto i residenti torneranno alle loro vecchie abitudini automobilistiche una volta che sarà tutto finito. Ma non si dispiace per lo sforzo compiuto.

“Qualcuno semplicemente doveva provarci.”

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Articolo originale: Locals applaud car-free month in Korean city

 

Pubblicato da

Enrico

Enrico Bonfatti, dopo aver vissuto e lavorato nella industriosa Lombardia, si è ritirato oggi in una ridente frazione montana delle prealpi venete. Ha avuto il privilegio di poter sperimentare la vita senza il possesso dell'automobile per tredici lunghi anni. Ultimamente lo ha perso a causa del mutato contesto nel quale si trova a vivere e delle politiche di smantellamento del trasporto pubblico in atto ormai da diversi anni nel nostro paese e non solo. Ha dato vita a questo blog nell'ormai lontano 2009, spinto dalla necessità di preservare, per quanto possibile, il quartiere dove viveva dal quotidiano assalto delle lamiere.

Un pensiero su “Un mese senz’auto.”

  1. Se posso portare un esempio personale, nel 2011 sono stato volontariamente un anno senz’auto. Abitando a Milano (siamo una famiglia con un figlio), lavorando a Milano in una zona ben servita dai mezzi pubblici e da negozi, cinema, teatri e servizi vari non ho avuto nessun problema. Ho pianificato i miei spostamenti anche a medio raggio già sapendo di dover usare il treno e ho pianificatole mie vacanze in modo da partire in treno o in aereo. Passato quest’anno mi si è aperto un mondo migliore, si capisce quanto siamo schiavi dell’automobile e del fatto che noi la usiamo perché ce l’abbiamo e non viceversa. Adesso ho una piccola ibrida (una Honda CR-Z) comprata non perché “mi serve” (che non è vero ed è una scusa ci inventiamo), ma perché “mi piace” con cui faccio fatica a fare 5.000km all’anno.

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