Trasporto pubblico gratuito e riduzione dei km/vettura.

2014-03-29-172912_215x205_scrotIn Italia proporre il trasporto pubblico gratuito suona come qualche cosa di demagogico e utile solo a fini elettorali. E probabilmente è in quest’ottica non confessata che ancora oggi, in molte parti del mondo, si avanza e talvolta si mette in pratica questo esperimento. Ma al di là di un utilizzo poco limpido che può venirne fatto, un trasporto pubblico gratuito inserito in un contesto di revisione complessiva della mobilità urbana potrebbe avere una sua ragione d’essere. Ma c’è di più: dato che i trasporti urbani di TUTTE le città del mondo sono ampiamente sovvenzionati dalle Amministrazioni Pubbliche, i ragionamenti che seguono possono tranquillamente valere anche per il trasporto pubblico a prezzo politico, ovviamente tenendo sempre bene in mente che “non esistono pasti gratis” e che quello che non si sborsa con il biglietto o con l’abbonamento bisogna farlo saltar fuori comunque.  E qui emerge un altro problema che si fa ogni giorno più pressante rappresentato dalla ormai cronica carenza di fondi per il trasporto pubblico.
E’ un semplice dato di fatto  che il trasporto pubblico gratuito non può in alcun modo essere giustificato se le autorità pubbliche non dimostrano una chiara volontà di voler incidere sul mix modale abbassando la quota di spostamenti in auto e i tassi di motorizzazione della loro città nel più breve tempo possibile. canada-vancouver-road closed - smaller Gli strumenti per ottenere questi aggiustamenti dello split modale sono ben conosciuti, collaudati ed ampiamente utilizzati da molte città in molte parti del mondo. Non ci sono giustificazioni all’ignoranza di questi strumenti da parte delle autorità pubbliche. Di seguito un sommario elenco:
  1. Politiche strategiche di controllo/riduzione dei parcheggi
  2. Riduzioni della velocità massima cotnsentita in tutta la città e sulle strade in entrata (15/30/50 km/h)
  3. Sistematica riallocazione degli spazi stradali concessi alle automobili, attraverso la loro conversione ad utilizzi più efficienti
  4. Precedenza al trasporto pubblico
  5. Pedaggi per le auto che entrano in aree edificate
  6. Aumento delle tasse e di qualunque accisa riguardante l’uso e il possesso di auto in città
  7. Incentivi per l’edilizia car free e il piccolo commercio al dettaglio
  8. Modifiche legislative sulla linea del Code de la Route belga che fa ricadere sugli automobilisti molta più responsabilità in caso di incidente
  9. Aumento della vigilanza da parte della polizia locale
  10. Applicazione più stretta delle leggi vigenti sulle infrazioni al codice
  11. Esami impegnativi e più frequenti agli automobilisti per assicurarsi che sianoveramente in grado di condurre il proprio mezzo nell’ambiente urbano caratteristico del XXI secolo
  12. Non costruire nuove infrastrutture o ampliarne di esistenti al fine di permettere il passaggio di maggiori flussi di traffico o velocità più alte per le automobili

Non si tratta di qualcosa di complicato. Se una data città desidera rendere gratuito il trasporto pubblico, non c’è problema – ma prima bisogna fare bene i compiti. Per comportarsi in maniera responsabile bisogna prima studiarsi bene tutti i precedenti punti e adottarne/adattarne almeno 5 al contesto nello stesso momento nel quale si inaugura il trasporto pubblico gratis. Ma prima di questo, quello di cui c’è bisogno fin dall’inizio è una chiara dichiarazione pubblica degli obiettivi specifici che si intendono raggiungere con questa misura, seguita da un confronto pubblico sull’efficienza di diverse modalità di realizzare un trasporto pubblico gratuito – così come su altre possibili misure ed obiettivi che potrebbero essere più utili del trasporto pubblico gratuito. Ma naturalmente non basta. Qualunque progetto di questo tipo va accompagnato da un programma ben pensato di incentivi e miglioramenti delle modalità di trasporto non motorizzato. Incentivi positivi come il Park and Ride, carsharing, carpooling e tutta la gamma di servizi di nuova mobilità.

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Pubblicato da

Enrico

Enrico Bonfatti, dopo aver vissuto e lavorato nella industriosa Lombardia, si è ritirato oggi in una ridente frazione montana delle prealpi venete. Ha avuto il privilegio di poter sperimentare la vita senza il possesso dell'automobile per tredici lunghi anni. Ultimamente lo ha perso a causa del mutato contesto nel quale si trova a vivere e delle politiche di smantellamento del trasporto pubblico in atto ormai da diversi anni nel nostro paese e non solo. Ha dato vita a questo blog nell'ormai lontano 2009, spinto dalla necessità di preservare, per quanto possibile, il quartiere dove viveva dal quotidiano assalto delle lamiere.

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