I parklets: per cantare tutti la stessa canzone?

2014-05-22-184057_319x194_scrotNuova Mobilità si era già occupata dei Park(ing) Days [1] [2], iniziative nate da un collettivo di architetti californiani e diffusesi poi in molte parti del mondo che cercano di attirare l’attenzione sugli utilizzi alternativi degli spazi pubblici urbani. Qualche settimana fa la Municipalità di San Paolo, Brasile, ha recepito lo spirito dell’iniziativa con un decreto che istituzionalizza la creazione e la manutenzione dei parklets, neologismo (cercasi creativi per trovare una traduzione italiana: parchiuole? …mmmmhhhhh….) che indica uno spazio “ricreazionale” ricavato da una o più aree di sosta per autovetture. La sensazione che iniziative di questo tipo possano unire cittadini che si sono quasi sempre trovati in contrapposizione tra loro per quanto riguarda le scelte da adottare in tema di mobilità è piuttosto forte. Riportiamo un post di This Big City sull’argomento.

– di Igor Rodrigues

L’argomento dei parklets è già stato affrontato in passato da This Big City ed è uno degli interventi urbanistici più apprezzati su questo sito. Un esperimento temporaneo di parklet ha avuto luogo l’anno scorso a San Paolo durante la Settimana dell’Ambiente, suscitando l’attenzione dei media e l’approvazione di molti cittadini. Con la recente introduzione del nuovo Piano Regolatore della città si è verificata una forte volontà per la messa a punto di una legge che incoraggi la creazione di questo tipo di spazi che fortunatamente è stata accolta dal Consiglio Comunale. Adesso, grazie al  Decreto No. 55,405, San Paolo ha a disposizione delle regole che permettono la creazione e la manutenzione dei parklets. Si tratta della prima misura politico-amministrativa sul tema in tutta l’America Latina.

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Cosa sono i parklets?

Per coloro che non hanno famigliarità con l’argomento, i parklets sono dei piccoli spazi ricreativi corredati di panchine e tavoli (e talvolta anche stalli per biciclette) ricavati da piazzole di sosta per automobili che aumentano le possibilità di trovare uno spazio dove potersi fermare per strada, senza toglierlo ai marciapiedi. Si tratta di una ristrutturazione dello spazio che rimanda un messaggio molto potente: prima le persone, dopo le automobili.

Come funzioneranno i parklets di San Paolo?

Chiunque, privato cittadino, azienda o esercizio commerciale, può richiedere di installare un parklet in una via cittadina, a patto che questa soddisfi determinati requisiti (per es. deve essere una via dove il limite di velocità sia 50 km/h). Coloro che hanno interesse a farlo devono inviare la richiesta all’amministrazione comunale, fornendo informazioni sulle dimensioni e sul tipo di dotazioni del parklet. In cinque giorni avranno una risposta positiva o negativa.

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È interessante notare che i parklet devono osservare determinati standard costruttivi, come misure minime in larghezza e lunghezza, la non interferenza con la raccolta di acque reflue, il non utilizzo di segnalazioni luminose e altri. Cosa ancor più importante i parklets saranno spazi sempre pubblici e liberamente accessibili; non potranno essere acquisiti ed utilizzati a scopi solamente privati dal costruttore. Quindi, per esempio, se il proprietario di una caffetteria volesse costruire un parklet all’esterno del proprio esercizio, molto probabilmente otterrebbe facilmente il permesso, ma il parklet potrebbe venire usato da chiunque, cliente o meno del negozio. Il proprietario è anche obbligato ad apporre una segnaletica che indichi chiaramente la caratteristica di spazio pubblico del parklet.

Articolo originale: Sao Paulo transforms parklets into public policies

Link alla documentazione sui parklets della prefettura di San Paolo (portoghese): http://gestaourbana.prefeitura.sp.gov.br/parklets/

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Igor Rodrigues è editor di This Big City in Portuguese

Images via FABIO ARANTES/SECOM

Pubblicato da

Enrico

Enrico Bonfatti, dopo aver vissuto e lavorato nella industriosa Lombardia, si è ritirato oggi in una ridente frazione montana delle prealpi venete. Ha avuto il privilegio di poter sperimentare la vita senza il possesso dell'automobile per tredici lunghi anni. Ultimamente lo ha perso a causa del mutato contesto nel quale si trova a vivere e delle politiche di smantellamento del trasporto pubblico in atto ormai da diversi anni nel nostro paese e non solo. Ha dato vita a questo blog nell'ormai lontano 2009, spinto dalla necessità di preservare, per quanto possibile, il quartiere dove viveva dal quotidiano assalto delle lamiere.

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