Auto a guida automatica: la mobilità non è marketing hi-tech


Elon Musk. (Photo by Steve Jurvetson)

Si fa un gran parlare ultimamente di veicoli a guida automatica la cui tecnologia sta compiendo passi da gigante. Gli sviluppi che porterà possono senz’altro essere entusiasmanti ma, come ci ricorda Jarret Walker in questo post, bisogna sempre tenere presente che il problema della mobilità urbana è prima di tutto spaziale, non ingegneristico. Di fronte al marketing hi-tech abbiamo sempre la tendenza ad abbandonare le nostre facoltà più razionali e critiche e il rischio è quello di cadere nelle stesse dinamiche sociali che hanno portato per parecchio tempo a vedere nelle auto elettriche LA soluzione a un problema che non si affronta con iniziative roboanti e da prima pagina ma con un paziente lavoro di mosaico e di coinvolgimento di tutti i soggetti coinvolti e interessati a migliorare la sostenibilità delle nostre città e delle nostre vite.

di Jarret Walker

Elon Musk sarà anche un brillante profeta sotto ogni punto di vista, ma il suo “Master Plan, Part Deux” prevede l’abolizione delle linee di trasporto pubblico a percorso fisso senza darsi pensiero per il problema dello spazio urbano:

Con l’avvento dell’autonomia, avrà probabilmente un senso ridurre le dimensioni dei bus e convertire il ruolo degli autisti in quello di gestori di flotta. La congestione migliorerebbe grazie all’aumento dei posti a sedere sui bus che si otterrebbe aggiungendo sedili dove oggi si trovano le entrate e il corridoio centrale e sincronizzando frenate e accelerazioni con quelle degli altri veicoli, eliminando così l’impedenza inerziale che si oppone alla fluidificazione del traffico degli autobus peanti. Questo permetterebbe anche di portare la gente direttamente a destinazione. Appositi pulsanti di chiamata localizzati alle fermate servirebbero quegli utenti che non hanno a disposizione uno smartphone… (Grassetto dell’autore).

Musk parte dal presupposto che il trasporto pubblico sia un problema ingegneristico che riguarda la progettazione e la tecnologia dei veicoli. Tuttavia, riuscire a garantire un trasporto pubblico efficiente richiede la soluzione di un porblema geometrico , e lui nemmeno se ne accorge. In questo non è che l’ennesima copia di una delusione molto comune, che sento in continuazione negli ambienti che si interessano di urbanistica e tecnologia.

La visione di Musk

La visione di Musk si adatta bene alle periferie e alle zone rurali. Ma quando si tratta di città popolose, dove il trasporto pubblico serve un grosso volume di utenza, questa visione è un disastro. Questo perchè porta la gente fuori da veicoli ad alta capacità di trasporto per spostarla su veicoli piccoli, aumentando così il numero totale di veicoli in circolazione. Tecnicamente questo fenomeno è descritto dalle variazioni dei Vehicle Miles (o km) Travelled (VMT)

Oggi un aumento dei VKT significherebbe un aumento dell’inquinamento e delle morti sulle strade, ma diciamo che la tecnologia può risolvere questi problemi con i veicoli elettrici e l’automazione. Si tratta di problemi ingegneristici. I ricercatori possono risolverli.

Ma ci sarà sempre il problema dello spazio. Aumentare i VKT significa che serve più spazio per muovere lo stesso numero di persone. Questo può funzionare nelle aree a bassa densità abitativa, dove c’è molto spazio a disposizione. Ma una città è, per definizione, un luogo con poco spazio disponibile, quindi il suo uso efficiente è il nocciolo del problema del trasporto urbano.

Quando parliamo di spazio stiamo parlando di geometria, non di ingegneria, e la tecnologia non può modificare la geometria. Prima di risolvere realmente un problema bisogna affrontarlo dal punto di vista spaziale.

“Portare la gente direttamente a destinazione”

La fantasia sovrana delle argomentazioni di Musk è quella di “portare la gente direttamente a destinazione”. Per fare questo dobbiamo abolire addirittura il bisogno di cambiare mezzo di trasporto – da un bus a un treno, da un’auto a un treno, da un bus a una bici – e naturalmente evitare di camminare. Questo implica una visione nella quale gli autobus sono ridotti fino alle dimensioni di qualcosa che assomiglia a un taxi, perchè un mezzo che va esattamente dalla tua partenza alla tua destinazione con il tuo orario non sarà utile a molti altri all’infuori di te.

Così un autobus che oggi trasporta 40 persone verrà spezzettato in piccoli furgoni con un’occupazione media di 2 passeggeri, moltiplicando per venti il numero di veicoli circolanti? Non importa se saranno elettrici o a guida automatica. Dove troveranno lo spazio che serve loro nelle strade della città? E quando lo avranno trovato, quanto ne resterà a disposizione per marciapiedi, piste ciclabili, parchi pubblici, o qualunque altra cosa che non sia un fiume di lamiera in continuo movimento?

Le preferenze delle Elite

C’è un pubblico per il quale la visione di Musk può avere un senso, composto da coloro per i quali un utile trasporto pubblico di massa non rappresenta un’opzione o una necessità. Si tratta principalmente di due categorie di persone:

  • Gli abitanti delle periferie e delle zone rurali, dove lo spazio è abbondante e un trasporto pubblico di massa non è proponibile.
  • Il 20% più benestante degli abitanti delle città, che può permettersi di utilizzare servizi di trasporto relativamente cari che mai potranno essere utilizzati dalla restante parte della popolazione.

Se appartente ad una di queste categorie il vostro compito più urgente è quello di ricordarvi che la maggior parte delle persone non sono come voi, e che le città sarebbero impossibili da vivere se tutti vivessero secondo i vostri gusti personali. I gusti personali raramente possono fornire solide fondamenta alle politiche pubbliche.

È proprio questo aspetto che rappresenta la differenza tra il marketing tecnologico e un genuino approccio alla risoluzione dei problemi delle città. La commercializzazione delle tecnologia è incentrata sulla seduzione dei gusti personali delle elite. Si basa sul presupposto che qualunque cosa si riesca a vendere oggi ai ricchi potrà essere venduta alle masse domani. Ma qualcosa smette di funzionare quando tutti la possiedono. Le automobili nelle aree urbane, per esempio, non sono problema quando vengono utilizzate dal 20% più ricco della popolazione; è la motorizzazione privata di massa che le rende deleterie per le città e la libertà dei cittadini.

Un problema Geometrico

Ecco il danno che tutto questo chiacchierare delle elite sull’abolizione degli autobus sta facendo: una fatale confusione nella discussione sullo sviluppo urbano.

Le città dense che vogliono vivere nel tempo e nello spazio reali, e che non vogliono diventare delle distopie funzionali solo ai ricchi, hanno bisogno di utilizzare in modo efficiente lo spazio. C’è una matematica semplice e ben collaudata per farlo, che è anche la matematica di come si possa aumentare il volume di utenza del trasporto pubblico.

Queste città devono organizzarsi intorno a corridoi di trasporto pubblico ad alta frequenza dove autobus e treni possano prosperare, permettendo alla città di aumentare i propri abitanti senza aumentare gli spostamenti in auto.

L’unico modo per favorire questo sviluppo in modo da coprire gran parte della città con corse frequenti che possano avere successo in termini di utenza è quello di gestire con serietà le linee di trasporto pubblico a percorso fisso. Se non si fa questo nella pianificazione del territorio, si finisce per avere una città dove un trasporto pubblico a percorso fisso diventa geometricamente impossibile da realizzare, e bisogna rassegnarsi ad adottare la visione di Musk. Questo significa garantire il trasporto solo al 20% più benestante della popolazione o una congestione automatica ed elettrica per tutti.

Le smart cities non sono solo quelle che corrono dietro all’ultima moda tecnologica, sono quelle che prestano molta attenzione al problema spaziale e geometrico rappresentato dai popolosi ambienti urbani. Perchè se non funziona da un punto di vista geometrico, non funziona per niente.

(Top photo by Maurizio Pesce)

Articolo originale: Does Elon Musk Understand Urban Geometry?

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Pubblicato da

Enrico

Enrico Bonfatti, dopo aver vissuto e lavorato nella industriosa Lombardia, si è ritirato oggi in una ridente frazione montana delle prealpi venete. Ha avuto il privilegio di poter sperimentare la vita senza il possesso dell'automobile per tredici lunghi anni. Ultimamente lo ha perso a causa del mutato contesto nel quale si trova a vivere e delle politiche di smantellamento del trasporto pubblico in atto ormai da diversi anni nel nostro paese e non solo. Ha dato vita a questo blog nell'ormai lontano 2009, spinto dalla necessità di preservare, per quanto possibile, il quartiere dove viveva dal quotidiano assalto delle lamiere.

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