La famiglia Mouse ai nastri di partenza

Negli ultimi anni molti centri urbani della nostra penisola hanno iniziato a capire che per migliorare la qualità della vita urbana è necessario rivedere il paradigma che ha ispirato lo sviluppo urbano nel secolo scorso, che si illudeva di poter far posto alle automobili sempre e dovunque. Anche se i risultati di questo sforzo cominciano a rendersi visibili nelle aree centrali delle (o, meglio, di alcune delle) città, quando cominciamo ad allontanarci da queste riemerge quell’antica e strana sensazione di déjà-vu, quel vecchio schema degenerativo che ancora una volta si svela ai nostri occhi: più automobili, più strade, trasporti pubblici fatiscenti, spazi per pedoni e ciclisti sempre più scarsi, velocità troppo alte, più perdite di tempo, più frustrazione, quartieri periferici sempre più costretti al ricorso all’automobile, servizi pubblici e commerciali di prossimità sempre più rari, più centri commerciali e più accentramento di servizi in grandi strutture dedicate in nome dell’efficienza economico-finanziaria (furbescamente definita “sostenibilità”), più diseguaglianza. Natura, spazi verdi, alberi, silenzio, qualità dell’aria, relazioni umane: tutte cose sempre più logorate dalla bulimia incontrollata di una politica che cerca solo, letteralmente, di “costruire la strada per uscire da questa situazione”.

Ma costruire strade per risolvere la congestione è come pensare che allargare la cintura dei pantaloni possa risolvere il problema dell’obesità, come diceva Lewis Mumford già 60 anni fa.

Nonostante questo siamo già ben dentro il XXI secolo e abbiamo tutti imparato – per lo meno tutti quelli in grado di imparare – questa lezione fin dalla metà degli anni settanta. Sono cose che perfino i bambini di madre lingua inglese e tedesca hanno capito, avendole viste e lette in un best-seller dei primi anni novanta: Family Mouse behind the wheel, di cui potete apprezzare la copertina qui di fianco.

La storia narra di una famiglia di topi di campagna alle prese con alcune sfide tipiche delle società moderne di cui hanno – come tutti – una approssimativa consapevolezza. Ebbe a suo tempo un notevole successo, venendo riproposta in una seconda edizione e distribuita in oltre trenta paesi. La traduzione in tedesco venne distribuita in 7mila copie nelle scuole di Germania e Austria. I bambini che a suo tempo vennero a sapere delle vicissitudini dei Mouse oggi sono adulti con una consapevolezza diversa di questi problemi. Ma perchè vi raccontiamo tutto questo?

La famiglia Mouse al volante

Perchè Family Mouse behind the wheel sta per diventare La famiglia Mouse al volante, fiaba che nei prossimi giorni verrà esposta a puntate su queste pagine da uno dei suoi protagonisti, Alvin Mouse (a destra), dato che l’autore non vuole saperne di presentare questo racconto. Anzi, a dire il vero, l’autore non esiste.

Autore? Quale autore?

Il racconto non ne ha uno. Ha tratto la sua energia da una troika:

Eric Britton è un paladino della sostenibilità, mediatore, insegnante, direttore responsabile di Ecoplan International , Parigi e curatore di World Streets . Oltre a essere l’ispiratore di quello che poi divenne il libro della Famiglia Mouse, fu colui che ne sviluppò il concetto centrale, finanziò e condusse il progetto e fece quello che potè per portare questa troika ostinata e creativa oltre l’ostacolo finale della pubblicazione. Se non avete niente di meglio da fare potete trovare ulteriori informazioni su di lui e sul suo background qui: http://wp.me/PsKUY-2p7

Wolfgang Zuckermann at workWolfgang Zuckermann, ai tempi collaboratore di Ecoplan International, venne inizialmente coinvolto nel progetto come il “talking partner” del concetto finale che Britton stava sviluppando e promuovendo, poi si impose con il ruolo di paroliere. Fu anche responsabile dei rapporti con l’editore. Ulteriori informazioni su di lui qui e qui.

Roger TweedtRoger Tweedt, illustratore, arrivò a centrare il cuore di questa semplice e piccola fiaba che già da tempo immemore pulsava in qualche angolo recondito delle anime dei suoi ispiratori. Americano trapiantato a Parigi nel 1976, capì che le immagini avrebbero dovuto essere grandi, colorate e quiete, per attirare l’occhio e la curiosità dei bambini, sia quelli in grado di leggere che quelli più piccoli che possono assaporarne le caratteristiche mentre un adulto legge loro la fiaba. Potete contattarlo a roger.tweedt@laposte.net.

La copertina, il retro, i protagonisti

Se siete incuriositi dalle vicende dei nostri topini e dei loro amici restate sintonizzati su queste pagine per conoscere il seguito presentato da Alvin Mouse, che per l’occasione ha accettato di collaborare con Nuova Mobilità.

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