Ddl mobilità sostenibile in Trentino, vince il gattopardismo.

Avevamo più di due anni orsono segnalato questa interessante iniziativa che andava svolgendosi in trentino in materia  di mobilità sostenibile: un DDL di iniziativa popolare che si proponeva di definire un quadro organico nel quale integrare le diverse forme di mobilità in funzione del superamento del modello di mobilità autocentrico ereditato dal secolo scorso.

La settimana scorsa l’approvazione (o la bocciatura) del ddl  era all’OdG del Consiglio Provinciale preceduta però dalla discussione di un ddl alternativo presentato dall’Assessore alle infrastrutture e all’ambiente, Mauro Gilmozzi. Tale ddl recepiva in buona parte le intenzioni dei promotori del ddl di iniziativa popolare, ma non indicava i mezzi (finanziamenti) con i quali realizzarle. Inutile dire che è stato questo secondo ddl ad essere approvato, cosa che ha probabilmente evitato al Consiglio l’imbarazzo di doversi schierare sugli impegni molto precisi richiesti alle istituzioni dal ddl di iniziativa popolare che a questo punto non è arrivato in aula.

Da parte sua il Comitato promotore del Ddl “ha rimarcato che la mancanza di investimenti rende la legge approvata “una scatola vuota”. Non è credibile un testo di legge sulla mobilità sostenibile che prevede uno stanziamento di 30.000 euro a fronte di obiettivi ambiziosi di revisione del sistema del trasporto pubblico locale”
(dal comunicato stampa del Comitato promotore). Ancora una volta gli amministratori locali non trovano il coraggio di prendere il toro per le corna e scelgono la strada delle generiche dichiarazioni di intenti che, se non sostenute da adeguati investimenti, rischiano di restare lettera morta. Anche se va ricordato che comunque, da oggi, la Provincia Autonoma di Trento si è dotata di uno strumento che (forse) potrà essere utile per esercitare pressioni sull’Amministrazione.

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