Veicoli a guida autonoma: prima gli autobus.

Spesso le novità tecnologiche vengono viste come la panacea per ogni tipo di male a cui vengono in qualche modo associate da un immaginario più o meno costruito. Non c’è dubbio che le vetture a guida autonoma elimineranno gran parte o la totalità dello stress relativo alla guida. Per quanto riguarda altri vantaggi che tali veicoli potranno portare, questi dipenderanno più dal contesto giurdico-normativo e sociale nel quale verranno inseriti che dalla tecnologia in sè.

La tecnologia e il contesto

Se si parte dal presupposto che il fulcro alla base del problema della mobilità urbana è l’uso efficiente dello spazio, gli AV (autonomous vehicles) o VGA (veicoli a guida autonoma, mi piacciono le traduzioni…) non garantiscono assolutamente un miglioramento in questo senso: è vero che potranno favorire uno shift verso una mobilità di tipo condiviso, ma bisogna sempre tenere presente che gli spostamenti urbani non sono distribuiti uniformemente nell’arco della giornata e che i picchi delle ore di punta registrano cifre, in termini di vetturekm, già ben oltre i livelli di sopportazione di qualunque specie animale, vegetale, terrestre, aliena o quant’altro. Diventa quindi importante capire come questa nuova tecnologia andrà ad inserirsi in un determinato contesto e come quest’ultimo si preparerà ad accoglierla.

Contesto “XX secolo”

Immaginiamo quindi un contesto che non mette in discussione lo schema prevalente di spostamenti delle ore di punta che prevede un utilizzo massiccio dell’automobile: la famigliola di 4 persone con papà che parte presto per il lavoro e mamma tassista che prima di recarsi in ufficio deposita i pargoli alla scuola per l’infanzia e alla scuola elementare genera due spostamenti in auto ogni mattina. Ma se mamma ha la possibilità di evitare il servizio taxi chiamando dal suo smartcoso un bel robot a quattro ruote – rigorosamente condiviso – per ognuno dei due bimbi, perchè dovrebbe fare la tassista? Ecco che gli spostamenti famigliari raddoppiano. Nello stesso contesto gli studenti delle superiori che oggi si stipano schiamazzanti su autobus al limite del ribaltamento che sono delle vere scuole di introduzione alla socialità tra generi, classi sociali, razze, generazioni troveranno molto più confortante spalleggiarsi a vicenda totalmente indisturbati su una googlecar che diventa così una specie di prolungamento dell’utero che li preserva dalla prova di realtà, con il bonus aggiuntivo di venire prelevati esattamente davanti a casa e fatti scendere esattamente davanti a scuola; per ogni autobus oggi in circolazione è facile immaginare almeno una ventina di VGA che lo sostituiranno o lo affiancheranno, favorendo gli argomenti di chi ama gettarsi contro gli sprechi di denaro pubblico che serve a far girare mezzi vuoti o semivuoti. E le VGA che hanno portato gli adolescenti al liceo e i due bimbi alle scuole, invece di fermarsi in qualche garage o posto auto, si rimetteranno in circolazione per andare a prendere il prossimo cliente, generando una categoria di utenza della strada finora sconosciuta: lo ZOV, Zero Occupancy Vehicle, Veicolo ad occupazione zero (VOZ). Il risultato di questi comportamenti sarà il caos totale.

Contesto “nuova mobilità”

Se si vuole che questa novità tecnologica porti davvero dei vantaggi in termini sociali, ambientali e di dipendenza da combustibili fossili, forse bisognerebbe pensare a una sua applicazione leggermente diversa da quella che 100 anni di condizionamento automobile ci portano istintivamente ad immaginare. Tale applicazione dovrà richiedere uno sforzo politico per preparare il terreno a una introduzione della guida autonoma che favorisca la diminuzione dei kmvettura, l’unico parametro da tenere presente per misurare l’efficacia della politiche della mobilità in termini di sicurezza, riduzione dell’inquinamento e delle emissioni di CO2, riduzione della dipendenza da combustibili fossili, qualità della vita e degli spazi urbani. I primi veicoli a guida autonoma sono già in servizio effettivo in alcune realtà “semplificate” come zone a traffico limitato o impianti industriali ma non sono vetture private o condivise, bensì servizi di trasporto pubblico o quanto meno collettivo (qui un esempio); questo consente all’operatore di risparmiare sui costi dell’autista e quindi di ammortizzare quelli, ancora alti, del software e dell’hardware necessari a far funzionare i VGA. Si può benissimo immaginare un futuro, non so quanto prossimo, nel quale questi sistemi – superate tutte le riserve in termini di sicurezza – potranno venire implementati sugli autobus urbani (il primo “tram senza binari” a guida autonoma sarà operativo in Cina a partire dall’anno prossimo).

È facile intuire che tale momento arriverà prima di quello nel quale i VGA saranno convenienti per la famigliola e gli adolescenti citati in precedenza che non devono sostenere nessun costo vivo per il pagamento dello stipendio dell’autista. Sarà l’occasione per convertire le flotte di autobus a guida umana in flotte di autobus a guida automatica, riuscendo a migliorare molto il servizio in termini di copertura oraria e geografica e di frequenza delle corse e quindi a permettere anche ai due genitori di ricorrere meno all’automobile se non addirittura di ridurre il parco auto famigliare, soprattutto se tale novità tecnologica verrà introdotta contestualmente a modifiche dell’organizzazione degli spazi urbani che ne favoriscano un uso meno automobilistico. Chiaramente si tratta di uno sforzo che richiede un grosso investimento iniziale e qui si dovrebbe aprire un altro capitolo sulla possibilità che hanno le compagnie di trasporto urbano di effettuarlo, soprattutto le nostre ex-municipalizzate che da anni si vedono tagliare fondi pubblici con il pretesto dell’efficienza finanziaria, ma questa è un’altra storia.

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