È tempo di liberarsi dallo strangolamento automobile.

Dal Guardian, sempre attento ai problemi che ci stanno a cuore, George Monbiot getta uno sguardo desolato sul suo paese che descrive in modo molto simile a come noi descriveremmo il nostro. Per ricordarci che i passi avanti che vengono fatti qua e là sono frutto di un lungo processo nel quale la conflittualità tra diversi interessi – in particolare tra l’interesse pubblico e una molteplicità di interessi privati – è all’ordine del giorno.

Ci diciamo continuamente di tenere molto all’efficienza. Eppure abbiamo creato un sistema di trasporti ispirato alla dissolutezza. Mezzi metallici (le cui dimensioni aumentano ogni anno) con una o due persone a bordo, viaggiano in parallelo verso gli stessi posti. Camion che spostano merci identiche in direzioni opposte si incrociano lungo viaggi di 2000 miglia. Corrieri in concorrenza tra loro infestano gli stessi percorsi con furgoni in gran parte vuoti. Potremmo, forse, ridurre il chilometraggio dei nostri mezzi di trasporto del 90% senza perdere niente e guadagnandoci in qualità della vita.

Ma per riuscire a contestare questa particolare forma di insanità bisogna, lo so a mie spese, che venga collettivamente riconosciuta come tale. Se guardate al sistema pubblicitario, in larga parte dedicato all’auto, cominciate a intuire dove si trova il motore che permette la persistenza di questo sistema anti-ergonomico. Guardate al potere di pressione esercitato dall’industria automobilistica e il sostegno che trova nei media, e capite perchè diversi programmi finalizzati a ridurre l’inquinamento sembrano destinati al fallimento.

Provate a suggerire un sistema più sano e vi tapperanno la bocca dicendo di non voler vivere in un’economia pianificata. Ma in proposito noi già viviamo in un’economia pianificata. Oggi i pianificatori dei trasporti fanno pochissime concessioni ai ciclisti, ai pedoni, agli autobus e il loro scopo prevalente è ancora quello di massimizzare i flussi di veicoli privati. Piuttosto che incoraggiare un uso più efficiente delle infrastrutture esistenti, continuano ad aumentare lo spazio nel quale possa dilagare l’inefficienza.

Il nuovo piano governativo sull’inquinamento sottolinea che la sua azione sarà limitata dato che “dobbiamo mantenere la disciplina sulla spesa pubblica“. Eppure sostiene che quello che declama il Ministero dei Trasporti è “il più importante ampliamento della rete stradale nell’arco di una generazione”. Lanciato nel 2014, al culmine del programma di austerità voluto da David Cameron, il programma prevedeva di “triplicare i livelli di spesa entro la fine del decennio” per investire 15 miliardi di sterline in 100 nuove infrastrutture stradali.

Nuova strade non risolvono la congestione. La esasperano. Aumentando i flussi in alcuni punti della rete stradale, generano dei colli di bottiglia in altri. I governi allora cercano di aggirarli creandone di peggiori in altri punti del sistema. Non importa quanto spesso e con quale forza venga dimostrata l’induzione del traffico generata da nuove strade (i primi studi risalgono al 1937); il programma è sempre quello.

Nè può venire presa in considerazione nessuna soluzione olistica alla molteplicità dei problemi causati da questo caos pianificato, dato che l’efficienza sarebbe di danno ad interessi particolari. Il successo viene misurato in chilometri percorsi piuttosto che in bisogni soddisfatti. È come misurare la salute della popolazione attraverso il peso dei farmaci consumati.

Commuters cycling in London
‘Perchè non far diventare la bicicletta il principale mezzo di trasporto urbano attraverso la riallocazione dello spazio stradale per creare piste ciclabili?’ Photograph: Edd Griffin/REX

Nessun sacrificio, di vite, territori, denaro è sufficiente a placare l’appetito del dio metallico. Una nuova crisi dei mutui subprime, questa volta che coinvolge le auto e non le abitazioni, minaccia di essere la miccia di una nuova depressione, dato che i prestiti concessi per l’acquisto di nuove auto caricano molte famiglie di debiti impossibili da restituire.

Ma ancora una volta il governo evita come la peste le domande fondamentali su come e perchè utilizziamo il trasporto, e se potremmo renderlo migliore. Ha dato la risposta più miope possibile alla sentenza dell’Alta Corte che lo obbliga a fare qualche cosa per ridurre le emissioni di diossido di azoto (NO2).

Il governo sostiene che “gli sforamenti dei livelli di NO2 sono altamente localizzati – limitati, per la maggior parte, ad alcune vie particolarmente problematiche piuttosto che estesi su tutte le aree urbane o centri cittadini”. Ma dato che  ci sono decine di migliaia di strade nel Regno Unito e solo 300 centraline di rilevamento, non tutte predisposte per il monitoraggio dell’NO2, come diavolo fa a saperlo?

Le amministrazioni locali potranno istituire zone a emissioni zero – di gran lunga la misura più efficace e finanziariamente sostenibile – solo quando altre (per lo più inutili) opzioni si saranno dimostrate inefficaci. L’efficienza in ogni caso va scoraggiata e queste zone rimosse non appena si rientra nei limiti legali.

Il rispetto dei limiti legali non coincide con la salute pubblica, specialmente se si basa su misurazioni limitate. Il diossido di azoto è solo un componente dell’inquinamento. Un altro è il particolato per il quale, secondo uno studio governativo, “non c’è una soglia di esposizione riconosciuta come sicura”. Non dovrebbe il governo fare qualunque cosa per proteggere le nostre persone, piuttosto che puntare a fare il minimo per non incorrere in un’altra sconfitta presso l’Alta Corte?

Ma non abbiate paura: entro il 2040, nessun’auto diesel o a benzina verrà venduta nel Regno Unito. Questa apparentemente è la scadenza appropriata per rispondere a quello che una commissione parlamentare ha definito “un’emergenza di salute pubblica”. Un neonato di oggi avrà in quel momento compiuto 23 anni – e i danni ai suoi polmoni e al suo cervello saranno già avvenuti. E questo passaggio si sarebbe compiuto anche senza l’intervento governativo. Volvo ha infatti annunciato che a partire dal 2019 venderà solo vetture elettriche. La banca olandese ING prevede che tutte le nuove auto in Europa saranno elettriche entro il 2035. Evitiamo di accusare il nostro governo di ambizione eccessiva.

Electric car charging in London
‘Le auto elettriche risolvono solo una parte del problema. Le risorse necessarie alla loro costruzione – la quantità di miniere, porti e impianti produttivi che devasteranno rari habitat naturali in tutto il mondo potrebbe perfino aumentare .’ Photograph: Miles Willis/Getty Images for Go Ultra Low

Ma anche se questa politica venisse attuata più celermente, è solo un mezzo per assicurarsi che nulla nel nostro stravagante sistema cambi. Le auto elettriche risolvono solo una parte del problema. Inquinano meno l’aria, ma occupano lo stesso spazio. Le risorse necessarie alla loro costruzione – la quantità di miniere, porti e impianti produttivi che devasteranno rari habitat naturali in tutto il mondo potrebbe perfino aumentare. Mentre le emissioni di CO2 e l’inquinamento provocato dalle vetture elettriche potranno essere minori di quelli provenienti dalle auto a combustibili fossili, l’uso di energia elettrica aumenterà. Se siete tra i sostenitori dell’auto elettrica ma vi opponete alle centrali nucleari, potreste trovarvi a riconsiderare una delle vostre opinioni.

Esploriamo allora solo alcune delle possibili soluzioni in grado di modificare il nostro ridicolo sistema, piuttosto che estenderlo indefinitamente.  Perchè non far diventare la bicicletta il principale mezzo di trasporto urbano attraverso la riallocazione dello spazio stradale per creare piste ciclabili? Perchè non lanciare un programma di rottamazione che concede buoni per l’uso del trasporto pubblico in cambio della vecchia automobile? Perchè non implementare il progetto proposto dall’economista Alan Storkey, per un sistema interurbano di autobus veloce e conveniente come l’auto privata ma che usa una frazione dello spazio stradale?

In altri settori, il progresso si misura dalle riduzioni di volume di un sistema mentre si migliora la sua utilità. Perchè al trasporto non si applica lo stesso principio?

Articolo originale: The car has a chokehold on Britain. It’s time to free ourselves

 

 

L’autore:   @georgemonbiot

George MonbiotGeorge Monbiot è autore dei bestseller Feral: rewilding the land, sea and human life, The Age of Consent: A Manifesto for a New World Order e Captive State: The Corporate Takeover of Britain, così come dei libri di viaggi investigativi Poisoned Arrows, Amazon Watershed e No Man’s Land. Il suo ultimo lavoro è How Did We Get into This Mess? Politics, Equality, Nature. È coautore di Breaking the Spell of Loneliness, un concept album scritto con il musicista Ewan McLennan.

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