Fine della strada? Una sfida al senso comune.

È ormai quasi un secolo che in tutto il mondo si avverte il bisogno di fare spazio alle automobili. Così quando il traffico raggiunge livelli intollerabili la risposta più immediata, non importa quanto costosa, è quella di aggiungere capacità stradale, allargando strade preesistenti o costruendone di nuove. A niente finora è servita la constatazione unanimemente condivisa che l’ampliamento di capacità genera traffico aggiuntivo e quindi nuova congestione. In Inghilterra il governo ha varato nel 2014 un ambizioso programma di ampliamento della rete stradale; Campaign to Protect Rural England (CPRE) ha risposto commissionando una ricerca all’agenzia di consulenza Transport for Quality of Life che ha preso in esame decine e decine di casi di ampliamento della capacità stradale completati negli ultimi due decenni, che dimostra ancora una volta quello che tutti sanno già. Quella che segue è l’introduzione alla sintesi dei risultati della ricerca divulgata da CPRE che pur riguardando specificamente il Regno Unito può tornare molto utile un po’ in tutto il mondo e quindi anche da noi, sempre che la si voglia tenere in considerazione.

di Shaun Spiers, direttore di CPRE 

Nel 2006, il professor Phil Goodwin nel suo fondamentale articolo «Induced traffic again. And again. And again», sottolineava il fatto che per 80 anni tutti gli studi empirici e le relazioni ufficiali avevano concordato sulla scomoda verità che l’aggiunta di capacità stradale comporta un aumento del traffico. L’articolo venne prontamente ripreso dalla relazione ufficiale del CPRE , Beyond Transport Infrastructure, che era arrivata alle conclusioni che le strade di nuova costruzione si saturano di automobili molto velocemente. Era la dimostrazione che non si può costruire una strada che ci porti fuori dalla congestione. 

Ma questi non sono argomenti che un automobilista bloccato in un ingorgo vuole sentire (parlo per esperienza personale). Nel 2014, il Governo fece carta straccia di questi dati e annunciò il più grande programma di costruzione di strade mai messo in pratica dagli anni settanta. Fu il giorno della rivincita dei politici da bar Sport. Questo impegno gode di ampio consenso da parte dei parlamentari di tutte le forze politiche, dato che molti di loro vivono sulla propria pelle gli effetti della congestione. Ma funzionerà? 

Per rispondere a questa domanda, il CPRE ha commissionato uno studio indipendente ancora più estensivo per valutare l’impatto che la costruzione di nuove strade ha sui livelli di traffico, sul paesaggio e, questa volta, anche sull’economia.

I dati dei 13 casi analizzati in dettaglio hanno, senza sorpresa, concluso che nuove strade generano nuovo traffico. In media, il traffico è cresciuto del 47% rispetto ai livelli precedenti, con un caso nel quale il traffico è raddoppiato in meno di 20 anni. Nessuno dei 4 casi analizzati sul lungo periodo ha mostrato di mantenere la promessa di riduzione della congestione stradale. In tutti i casi è aumentata la pressione sulle strade adiacenti.

Per quanto riguarda le conseguenze economiche, di 25 casi analizzati sulla base di promesse di benefici di questo tipo solo in cinque si è registrato qualche dato a favore di questa tesi. Ma anche in questi non c’era nessuna prova che fosse la nuova strada la responsabile dei miglioramenti, o che piuttosto questa non avesse semplicemente fatto spostare delle attività economiche preesistenti. Per quanto riguarda il tanto agognato sollievo dalla congestione, i tempi medi di viaggio sono migliorati in modo quasi impercettibile, con risparmi di tempo di 90 secondi nelle ore di punta. E questo dato riguarda solo il segmento di strada direttamente toccato dall’aumento della capacità stradale – non è mai stato adottato uno sguardo più ampio che considerasse gli spostamenti reali compiuti dalla gente. 

Cosa è stato sacrificato a questi benefici men che marginali? In 69 casi su 86 si sono registrati effetti negativi sul paesaggio – non solo panorami nascosti alla vista, ma distruzione di preziosi ambienti naturali. Più della metà hanno danneggiato delle aree candidate a venire protette per il paesaggio, il patrimonio naturale o la biodiversità. 

Nel complesso i risultati di questo studio dimostrano che abbiamo bisogno di una radicale revisione delle politiche nazionali dei trasporti. Il principio di «Prevedi e provvedi» – costruire nuove strade per rincorrere la domanda e generare con questo nuova domanda – sarà sempre un fallimento. Abbiamo bisogno di politiche dei trasporti veramente sostenibili, fondate sul principio di spostamenti più intelligenti; sulla riduzione del bisogno di trasporto; sull’aumento delle opzioni di trasporto disponibili; sulla massimizzazione dell’efficienza sfruttando le nuove tecnologie. 

Stiamo invitando il governo a considerare la costruzione di nuove strade come l’ultima risorsa. Si può ridurre il bisogno di spostamento attraverso progetti edilizi che sfruttino zone industriali dismesse e adatte allo scopo, che possono garantire almeno un milione di abitazioni in prossimità di luoghi di lavoro e servizi; la riaperture di antiche linee ferroviarie e stazioni abbandonate incoraggerebbe uno spostamento dal trasporto privato al treno; gli investimenti nel trasporto pubblico e in piste ciclabili più sicure ridurrebbero gli spostamenti in automobile. 

In un paese piccolo, affollato e benestante come il nostro, non abbiamo la possibilità di costruire strade libere dalla congestione. Abbiamo bisogno di soluzioni più sagge – soluzioni che migliorino la qualità della vita di tutti, siano di stimolo all’economia e salvaguardino l’ambiente rurale. Spero che il governo, a livello sia locale che nazionale, presti la dovuta attenzione ai dati che emergono da questa relazione e si dimostri sufficientemente coraggioso per imprimere un cambio di direzione alle politiche dei trasporti. 

Scarica la sintesi del rapporto

Scarica la ricerca completa di TfQL

#####################################

Campaign to Protect Rural England promuove la bellezza e la vita degli ambienti rurali in Inghilterra. Lavora per proteggere, promuovere e migliorare città e campagne per renderle dei luoghi più piacevoli dove vivere, lavorare e divertirsi e per assicurarsi che i paesaggi rurali vengano protetti ora e per le generazioni a venire.

Sullo stesso argomento segnaliamo:

Demolizione di autostrade

L’Italia non è la Corea, però tutto il mondo è paese…

 

 

 

Rispondi