A Bergamo tutti in auto in Città Alta (per almeno 30 anni)

Una storia che parte da lontano e che sa davvero da anni sessanta, quando si faceva di tutto per permettere alle auto, mezzo di trasporto di un futuro molto passato, di accedere ai centri urbani. Di solito qui a Nuova Mobilità tendiamo a “volare alto” tenendoci fuori dalle mischie che spesso si accendono su questo genere di problematiche ma questa volta, mosso anche da un legame personale con la città orobica, non riesco a resistere alla tentazione di segnalare questo pessimo esempio di gestione della mobilità urbana che ci arriva da Bergamo.

Città Alta, uno dei borghi medioevali più belli del nostro paese e forse del pianeta, soffre ormai da decenni dell’assalto automobilistico di visitatori e turisti, senza essere peraltro in grado di garantire un parcheggio sicuro alla sovradimensionata (come  e più che in ogni altra parte del mondo occidentale) flotta automobilistica dei residenti. Per limitare l’afflusso di visitatori automuniti è in vigore da parecchi anni il divieto festivo di accesso ai non residenti all’interno delle spettacolari mura veneziane (recentemente dichiarate patrimonio mondiale UNESCO), cosa che non impedisce assolutamente ai commercianti di Bergamo Alta di vivere e prosperare sul turismo.

Come ben sanno i lettori di questo blog gli amministratori di una città, posti di fronte al problema della congestione del traffico urbano, possono percorrere due strade alternative: la prima è quella caratteristica del XX secolo che si illudeva di riuscire a fare sempre e comunque posto a una domanda di mobilità automobilistica vissuta alla pari di un fenomeno naturale sul quale non si può incidere e che si preoccupava unicamente di adeguare l’offerta alla domanda; la secondo nasce dalla presa di consapevolezza della limitatezza di un elemento fondamentale delle città, lo spazio, che va per quanto possibile preservato dall’invadenza del traffico veicolare privato pena lo scadimento della qualità della vita e lo spreco di risorse che potrebbero essere indirizzate verso utilizzi molto più sostenibili.

La rocca di Sant’Agostino con l’ononima chiesa e il convento ora sede universitaria

Nell’ormai lontano 2002 l’amministrazione della città orobica decide di sposare la filosofia coeva al secolo appena terminato e decide, per garantire facilità di parcheggio a visitatori e residenti, di costruire un imponente parcheggio multipiano su 9 livelli sotto la nei pressi della Rocca di Sant’Agostino – ben dentro il perimetro delle mura – per complessivi 473 posti auto.

Il progetto non sembrò turbare molto le coscienze dei bergamaschi, forse ancora fiduciosi nelle supposte potenzialità risolutive di questo genere di costosi interventi. Nessuno pose il problema dell’inevitabile aumento del traffico diretto dentro le mura causato dalla presenza della struttura (il cui gestore, Bergamo Parcheggi Spa, si preoccupò fin dall’inizio di chiedere, ottenendola, l’abolizione del divieto di accesso domenicale alle auto per il tratto di strada che conduce al parcheggio). Il costo preventivato di costruzione venne calcolato in poco più di 8 milioni di euro.

Al termine del normale iter burocratico che progetti del genere devono seguire, nell’estate del 2008 viene aperto il cantiere per la costruzione del silos interrato. I lavori però si devono quasi subito interrompere per una frana, causata dal cantiere medesimo, che mette a rischio la stabilità di tutta l’area soprastante la Rocca. Occorre intervenire per rimettere in sicurezza la zona riportando del materiale che, si scoprirà poi, contiene anche rifiuti tossici.

A seguito di questo imprevisto il progetto rimane accantonato per 7 lunghissimi anni fino a quando l’attuale giunta comunale lo rispolvera come se niente fosse, con una procedura che chiamare opaca è farle un complimento e rispondendo alle numerose critiche mosse da una cittadinanza più consapevole di quindici anni fa con la motivazione che a) il non procedere alla prosecuzione dei lavori potrebbe portare a una richiesta di risarcimento danni – che nessuno si azzarda a quantificare nemmeno approssimativamente – da parte dell’impresa appaltatrice (la stessa responsabile del crollo e della discarica abusiva) e che b) il nuovo silos consentirà di eliminare molti posti auto su strada in zone di elevato valore urbanistico ed architettonico. Peccato che i posti auto eliminati siano meno della metà – facendo una stima piuttosto generosa – di quelli di nuova introduzione, con un saldo positivo di oltre 250 stalli aggiuntivi all’interno del centro storico a disposizione dei visitatori, pur localizzati in un punto appena oltre la cerchia delle mura; una caratteristica strana per un intervento che secondo l’attuale assessore alla mobilità “mira alla riduzione del traffico in Città Alta”.

È forte, al contrario, l’impressione che il progetto miri a ridurre le lamiere che deturpano la vista a turisti e visitatori, infischiandosene dell’aumento degli spostamenti automobilistici verso il centro storico che inevitabilmente metteranno sotto ulteriore pressione – oltre al tratto iniziale della strada delle mura veneziane – tutta la rete stradale della città orobica, che già presenta livelli inaccettabili di congestione ed inquinamento atmosferico ed acustico. Ad onor del vero il trucchetto di far passare un incremento della disponibilità di posti auto in zone delicate come una misura a favore della mobilità sostenibile è qualcosa di già sperimentato con successo anche in altre città: di solito basta sventolare davanti agli occhi dell’opinione pubblica la (supposta) maggiore facilità di parcheggio, spesso associata a uno spostamento degli stalli in una zona adiacente e meno impattante dal punto di vista visivo. Se questa volta non ha funzionato gran parte delle ragioni sono da attribuire alle peculiarità grottesche della vicenda.

Per quanto riguarda i costi preventivati di realizzazione, visto il complicarsi della situazione,  questi sono passati da 8 a  18 milioni di euro; ad eseguire i lavori la medesima ditta responsabile di crollo ed inquinamento ambientale nella quale è presente adesso anche la locale azienda di trasporto pubblico, alla quale verrà affidata la gestione della struttura per i prossimi trent’anni.

Nel frattempo la cittadinanza – questa volta – non è stata a guardare, anche se presa in contropiede dalla velocità sospetta con cui l’attuale giunta ha ripreso in mano un progetto che in campagna elettorale dichiarava di volere assolutamente ridimensionare e rivedere in funzione di una soluzione al problema della sosta dei residenti (i permessi di sosta per residenti erano il doppio degli stalli disponibili ma l’abolizione – appena introdotta – della loro gratuità  ne ha già ridotto il numero di oltre il 40%, segno che le politiche di disincentivi all’uso dell’auto danno ottimi risultati). Il Comitato NoParkingFara ha già raccolto oltre 6mila firme (3500 cartacee e le restanti online) per dire no all’opera e ha organizzato una manifestazione per sabato 23 settembre davanti a Palazzo Frizzoni, sede della Giunta Comunale. Nonostante il nuovo cantiere sia già stato riaperto, la sopraggiunta tutela dell’UNESCO sulle mura veneziane offre un ottimo assist a chi vuole evitare questo ulteriore passo verso l’insostenibilità dei nostri sistemi di trasporto.

Clicca qui per aggiungere la tua firma online a quelle di chi vuole fermare questo progetto.

2 pensieri su “A Bergamo tutti in auto in Città Alta (per almeno 30 anni)”

  1. spiegazione molto approssimativa a partire dalla posizione indicata che nulla ha a che fare con il complesso di sant’Agostino. molte le inesattezze!!!!!!!!

    1. ops, è vero. In effetti la posizione del nuovo parcheggio non è “sotto” la rocca ma “nei pressi della” Rocca. Non mi pare una svista grave. Comunque grazie della segnalazione.

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