Agire sul clima nel settore trasporti

È in corso in questi giorni a Bonn la 23esima conferenza sul clima  delle Nazioni Unite (COP23), mirata a contenere e ridurre le conseguenze sul clima dell’attività umana attraverso il raggiungimento di accordi quadro internazionali che prevedono specifici impegni per gli stati che li sottoscrivono. Per quanto riguarda il settore trasporti, uno dei maggiori produttori di gas serra, la sensazione è che questi incontri  siano stati finora la classica montagna che partorisce il topolino quando non proprio una plateale presa in giro.

Pubblichiamo oggi un’ottimistica analisi di Linus Platzer ed Angela Enriquez sulla conferenza attualmente in corso, che sottolinea il cambio di ottica che secondo gli autori è avvenuta negli ambienti della conferenza: da un focus concentrato esclusivamente sulle tecnologie sembra che si sia passati ad una visione più ampia che contempla, oltre ai miglioramenti dell’efficienza dei motori, anche misure volte a contenere le distanze percorse e a favorire uno shift modale verso i trasporti pubblici.

La COP23 di Bonn rappresenta una grossa opportunità per i governi nazionali di trovare un accordo sui trasporti
Un poderoso rullo di tamburi ha preparato il palcoscenico – mettendola sotto la luce dei riflettori – l’importanza della mobilità urbana alla prossima conferenza sul clima, COP23. La Conferenza su trasporti e cambiamento climatico tenutasi a Berlino come parte della Settimana Europea della Mobilità ha dimostrato l’esistenza di un crescente e diffuso interesse nel potenziale del settore dei trasporti in termini di significative riduzioni di emissioni.

Mentre si punta sempre di più sul ruolo di protagonisti subnazionali che si facciano carico della leadership nel cambiamento climatico, i più grandi appuntamenti internazionali per la definizione dei relativi obiettivi, come il COP23 e il World Urban Forum di febbraio, prevedono ampie ricadute per quanto riguarda i trasporti urbani. I trasporti contribuiscono per il 23 per cento alle emissioni globali di gas serra e le città contribuiscono per più del 60 per cento al totale dei chilometri percorsi.

Il problema attualmente più urgente per il settore oggi è quello di come far crescere le ambizioni dei governi nazionali per decarbonizzare i trasporti ed assicurare l’implementazione a livello locale delle misure richieste per il raggiungimento degli obiettivi.

Verso un mondo a 1.5°C

Le discussioni sul cambiamento climatico si concentrano sull’integrazione delle politiche nazionali e locali per mantenere il riscaldamento globale sotto la soglia di 1.5° Celsius oltre le medie dell’era preindustriale. In quest’ottica le politiche dei trasporti devono venire regolate su diversi livelli.

Il 75% degli obiettivi determinati a livello nazionale (Nationally Determined Contributions, NDCs), gli impegni su base volontaria parte dell’accordo di Parigi, includono la mobilità come campo nel quale intervenire (vedi tabella 1). Ma il 79% di essi non prevede nessun obiettivo specifico relativo ai trasporti. Gli attori subnazionali possono e devono giocare un importante ruolo nel definire obiettivi appropriati.

Alle prossime consultazioni per la definizione dei NDCs che inizieranno nel 2018 e porteranno a definire nuovi obiettivi volontari “migliorati” per il 2020, si cercherà di individuare stati e città che indicheranno azioni specifiche nel settore trasporti con lo scopo di dare la priorità a quelle con gli impatti più alti in termini di sviluppo e mitigazione dell’effetto serra. È stato infatti rilevato da precedenti analisi che i NDCs relativi ai trasporti definiti a livello globale hanno perso grosse opportunità per efficaci interventi locali.

I NDCs che attualmente prevedono degli interventi per il settore dei trasporti si concentrano in modo sproporzionato su misure tecnologiche come i veicoli elettrici. Ridurre l’uso di energia e modificare i modi e i tempi degli spostamenti delle persone può essere un obiettivo più efficace, dato che l’elettrificazione delle automobili può avere un effetto molto limitato sul clima fino a che il settore energetico rimane profondamente legato ai combustibili fossili.

Una strategia più complessiva specificamente rivolta al settore trasporti può essere riassunta dai tre termini “Evitare – Cambiare – Migliorare”, che puntano a migliorare l’efficienza del sistema, degli spostamenti e dei veicoli. “Evitare” si riferisce alla riduzione al minimo degli spostamenti motorizzati attraverso cambiamenti nelle politiche urbanistiche e/o l’introduzione di misure di congestion pricing. Il termine “cambiare” riassume la necessità di modificare le quote degli spostamenti a favore del trasporto pubblico e della mobilità dolce. La voce “migliorare” punta verso l’avanzamento tecnologico che può ridurre le emissioni, come il miglioramento dei processi di combustione dei motori a scoppio e l’introduzione dei veicoli elettrici.

Tabella 1 Finora sono pochi gli stati che hanno definito specifici obiettivi per la mobilità. Tolto il miglioramento nell’efficienza dei motori, gran parte del potenziale del settore trasporti in termini di mitigazione degli effetti sul clima rimane inespresso. Source: GIZ 2017, Sectoral implementation of nationally determined contributions (NDCs), page 5

Le priorità al COP23

L’ambito della mobilità urbana è un campo nel quale città e stati possono agire come costruttori di politiche che dimostrino il loro alto potenziale di riduzione delle emissioni di CO2 e miglioramento di qualità della vita. In effetti al COP23 l’attenzione sugli attori locali sarà più alta che mai.

Durante il COP23 di Bonn si terranno una serie di eventi collaterali  (come sempre i trasporti non vengono affrontati nella conferenza vera e propria, ndt) focalizzati sui trasporti, tra i quali un giorno interamente dedicato al tema il 10 di novembre e l’SDG 11 il giorno 13. Il Paris Process on Mobility and Climate e la Partnership on Sustainable, Low Carbon Transport prevedono un dibattito quotidiano su trasporto e cambiamento climatico dal 7 al 16 di novembre alle 18.

Le città possono ottenere migliori risultati attraverso l’adozione di infrastrutture per i veicoli elettrici, per sistemi di Bus Rapid Transit e innovativi sistemi di bike sharing, solo per citare alcune soluzioni potenzialmente molto impattanti sulle emissioni di gas serra. Tali cambiamenti dovrebbero poter essere rapidamente diffusi portando altri benefici come strade più sicure, maggiore produttività e minore inquinamento.

Ma il cambiamento non si realizza da solo; le amministrazioni locali e nazionali devono decidersi ad affrontare questa sfida. Queste azioni sono più incisive se esiste un coordinameto con i livelli nazionali e locali. In alcuni casi le città hanno bisogno di assistenza operativa  e finanziaria. I leaders nazionali devono riconoscere e supportare il lavoro di sindaci ed altri attori locali che affrontano la questione del clima coinvolgendoli nella strada verso il 2020. Valorizzare il potenziale dei soggetti coinvolti a tutti i livelli è cruciale per individuare gli obiettivi climatici alzando anche l’asticella delle aspettative.

##################################

Articolo originale: Mobilizing Leadership for Climate Action in the Transport Sector

Angela Enriquez e Linus Platzer sono ricercatori che si occupano di energia e clima al WRI  Ross Center for Sustainable Cities.

 

Print Friendly

Rispondi