Perchè agli americani (e non solo a loro) non piace il trasporto pubblico

A Elon Musk il trasporto pubblico non piace proprio; in proposito ha detto: “È un gran dolore al culo. È per questo che non piace a nessuno. Ci puoi trovare masse di estranei di ogni tipo, tra i quali potrebbe esserci un serial killer”. In questo non esprime una opinione isolata; ogni volta che parliamo di trasporto pubblico si possono raccogliere commenti che dicono più o meno la stessa cosa:

La gente può turarsi il naso, ingoiare la pillola e usare il trasporto pubblico perchè non può permettersi un’automobile, perchè la congestione è insopportabile o perchè lo spostamento in auto le sottrarebbe tempo prezioso da dedicare alla lettura o alla navigazione sul web… ma in sostanza il trasporto pubblico non piace a NESSUNO.

E quello che avete appena letto è uno dei commenti più morbidi e meno razzisti o classisti. Autobus e metropolitane sono sempre affollate di persone strambe, di senzatetto, di accattoni, di persone puzzolenti, punk con la musica a tutto volume. La maggior parte degli americani sembrano concordare con Elon Musk.

Una persone che citiamo spesso su TreeHugger (e anche qui su NM, ndt) è Jarret Walker, autore di Human Transit, che si occupa spesso dei motivi per i quali gli americani siano così innamorati delle tecnologie come i veicoli a guida autonoma e di quelli che anni fa Ken Avidor definiva i “tecnosogni del cyberspazio” o quello che oggi rappresenta la compagnia – fondata da Musk – per la realizzazione di tunnel sotteranei allo scopo di migliorare la congestione in superficie. La radice del problema sta in quello che Walker definisce la proiezione delle elite.

La proiezione delle elite è la credenza, diffusa tra le persone più fortunate ed influenti, che quello che esse trovano conveniente ed attrattivo sia buono anche per la società nel suo insieme.

Come potete verificare dallo scambio di battute qui sopra, Elon Musk non sembra granchè impressionato dalla tesi di Jarret Walker anche se questa potrebbe avere un senso. Tunnel e auto a guida autonoma sono idee sostenute dalle elites che non apprezzano il trasporto pubblico. Walker scrive:

L’errore consiste nel dimenticarsi che le elite sono sempre una minoranza e che progettare una città od una rete di trasporto sulle preferenze di una minoranza darà dei risultati che inevitabilmente non funzioneranno per la maggioranza. Perfino le elite alla fine non apprezzeranno questi risultati.

podcars© Ken Avidor sui sistemi di PRT o Personal Rapid Transit, un tecnosogno di antica data, non molto diverso da quelli di oggi.

Così la soluzione per il problema della congestione, secondo i tecnocrati delle elite, non è quella di migliorare i trasporti pubblici ma quella di volare in alto o sprofondare sottoterra grazie a qualche meravigliosa nuova tecnologia dove potrete ancora rimanere ben chiusi nella vostra bolla personale.

La congestione, per rimanere nell’ambito delle ovvietà, è il risultato delle scelte di tutti in risposta alla situazione di tutti. Anche le elite per lo più si trovano bloccate nel traffico. Non è mai stata trovata una soluzione soddisfacente che preservi le elite da questo problema, e non si tratta di mancanza di volontà. L’unica vera soluzione alla congestione è quello di risolverla per tutti, e per farlo bisogna osservare il fenomeno dalla prospettiva di tutti, non da quella dei più fortunati.


Jarrett Walker non è un sanctimonious idiot, un idiota moralista. Mi trovo spesso in disaccordo con lui e mi piacciono i nostri tram e i treni utilizzati per i collegamenti con gli aeroporti. Ma in questo caso ha ragione. Invece di andare in estasi davanti a fantasticherie di Uber volanti o di tunnel futuristici, dovremmo sistemare quello che abbiamo sulla superficie delle nostre città in modo che funzioni per tutti.

Nessuna di queste idee è sensata da un punto di vista geometrico se la si considera un modo di garantire a tutti l’accessibilità al trasporto in aree urbane densamente popolate, ma esse seducono i gusti delle elite, accecano la pubblica opinione e in ultima analisi contribuiscono a rinviare investimenti nel trasporto pubblico che gli abitanti delle città troverebbero molto utili. Questa trascuratezza porta a un deterioramento del trasporto pubblico e ad un peggioramento delle sue prestazioni che a sua volta giustifica ulteriore trascuratezza.

È una questione di investimenti e di priorità. In America il trasporto pubblico fa pena perchè le elites scelgono di non finanziarlo adeguatamente. Oppure investono in modo sbagliato per tenere a bada la base elettorale suburbana. Si generano tonnellate di emissioni e miliardi di sprechi per costruire tunnel sotterranei dove si possono individuare soluzioni di immediata applicazione se non ci fosse l’ossessione di garantire lo spazio alle auto private.

Articolo originale: Why do Americans and Elon Musk hate public transit so much

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L’autore:

Lloyd Alter

Lloyd Alter lavora per TreeHugger. È stato architetto, inventore e produttore di prefabbricati. Contribuisce a MNN.com, The Guardian, Azure and Corporate Knights magazines, è docente di progettazione sostenibile alla Ryerson University School of Interior Design. È stato presidente della Architectural Conservancy of Ontario.

 

 

 

 

 

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